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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/05/22 19:42

Mezzo secolo fa si avverava il prestigioso sogno sportivo del visionario Lolli Ghetti

Il Golf Club Margara inventato dallo storico armatore di Carbonavi, NAI e Scorpio - e oggi guidato dalla figlia Maria Amelia - festeggia 50 anni. Il nipote ed erede imprenditoriale Emanuele Lauro (Scorpio Tankers ed Eneti): “Questo era mio nonno, geniale precursore dei tempi”

di Angelo Scorza

 

È stata una bella festa quella che il 30 aprile scorso ha visto gremire di golfisti e di amici la Club House del Golf Club Margara per iniziare le celebrazioni – previste lungo il corso dell’intero anno - del 50esimo anniversario dalla fondazione del prestigioso ‘green’ a Fubine, nella provincia di Alessandria.

Era infatti il 30 aprile 1972 quando l’armatore ‘genovese’ (di adozione) Glauco Lolli Ghetti, di origine laziale (era nato a Ferentino, provincia di Frosinone, nel 1921), coronava il suo sogno sportivo (certamente non l’unico non core-business) inaugurando la struttura.

Un percorso imprenditoriale che il pubblico convenuto in gran numero ha potuto apprezzare nella presentazione della mostra fotografica storica e nel ‘dibattito’ (light) – sotto l’attenta direzione del Presidente, Maria Amelia Lolli Ghetti - teso a omaggiare la figura del grande  fondatore, con un excursus temporale in quello che è stato il cammino che ha portato l’industriale di servizi marittimi dalla natia Ciociaria alle verdi terre del Monferrato piemontese attraverso il suo fulcro lavorativo sotto la Lanterna genovese.

La storia del Golf Club Margara nasce negli anni ’60 quando Lolli Ghetti, da sempre innamorato della placida campagna della sua adolescenza laziale, alla ricerca di un buen retiro al riparo dalle chiassose city d’affari, portò la famiglia in questa magnifica area del Piemonte, dapprima per poterne godere della bellezza e della tranquillità, poi per creare ciò che divenne uno dei più promettenti campi da golf d’Italia.

Infatti inizialmente Villa Margara, in origine una grande cascina, era la sede dell’azienda agricola di  famiglia; qui nacquero le prime buche per diletto dell’armatore, che diventarono un vero progetto imprenditoriale, poco alla volta moltiplicandosi in 9, poi 18 e quindi addirittura 36. Fu proprio nello stesso anno della sua morte a 86 anni che l’ambizioso sogno del Cavaliere di creare uno dei primi circoli di golf a 36 buche d’Italia fu completato; ci riuscì nel 2006, completando il Percorso La Guazzetta (a lui ora intitolato), nello stesso anno in cui purtroppo lasciò questa Terra.

Da allora Margara (circa 400 Soci) è diventato uno dei gioielli del golf tricolore ospitando 22 tappe del Challenge Tour Europeo, 1 Ladies Italian Open (il secondo sarà proprio nel 2022) e diversi campionati nazionali e giovanili ogni anno.

Ogni anno accoglie turisti e giocatori di golf professionisti provenienti da tutto il mondo che si cimentano sulle 36 buche da campionato sviluppate su 120 acri, osservati da un elegante edificio storico che ospita la Club House del XIX secolo, gustando deliziosi piatti regionali preparato al ristorante, soggiornando nelle camere di lusso della foresteria e degli appartamenti, crogiolandosi anche nella piscina, nel campo da tennis, in palestra e nella sauna. Insomma, da oltre mezzo secolo Margara è considerato un luogo d’eccellenza e fiore all’occhiello del Monferrato.

In questa splendida cornice fece anche il ritiro precampionato più volte la squadra di Serie A della Sampdoria, allorquando Lolli Ghetti ne era presidente (in due riprese: 1961-65 e 1974-78)

Per il lungimirante armatore inventore delle petroliere a doppio scafo, le più sicure sebbene ovviamente più onerose, era quella la fase del massimo fulgore, tanto che fu ribattezzato l’Onassis italiano; la flotta NAI Navigazione Alta Italia constava di oltre 50 navi in esercizio, comprese le prime VLCCs sotto bandiera italiana. Per questo impegno ricevette il riconoscimento di Maritime Man of the Year 1970, nel 1972 salì ai vertici dell’associazione di categoria nazionale (per 5 anni) favorendo la riunificazione di Confitarma, e nel 1973 venne nominato Cavaliere del Lavoro.

E quella del Basso Piemonte non fu l’unica iniziativa del genere, perché a inizio anni ’70 fu il principale costruttore immobiliare del nuovo comprensorio sciistico Mondolè Ski di Prato Nevoso (dove esiste pure un Golf Club), presso Frabosa Sottana, in provincia di Cuneo, a fare concorrenza alla più antica e blasonata stazione sciistica di Limone Piemonte, care anche a Gianni Agnelli, l’Avvocato ‘Signor FIAT’, proprietario della Juventus nella sua epoca sportiva più fulgida.

 

Il nipote ed erede imprenditoriale Emanuele Lauro (Scorpio Tankers ed Eneti): “Questo era mio nonno, geniale precursore dei tempi”

 

Abbiamo avuto personalmente la fortuna nel 1998 di conoscere Lolli Ghetti e la figlia ‘prediletta’ – nell’ambito di un’intervista concessaci per conto della rivista internazionale Fairplay presso la loro sede aziendale di Monaco – e da allora abbiamo mantenuto coi familiari un costante rapporto, il che ci permette di seguire l’evoluzione del business con una memoria storica di partenza.

C’è sempre stato un fil rouge tra nonno e nipote, già fin da quando quest’ultimo ancora portava le braghe corte (e dunque non aveva certo ancora sviluppato propositi di businessman) designato dal ‘grande saggio’ delle petroliere tricolori a prenderne l’eredità, assumendo il comando del timone societario.

Glauco Lolli Ghetti non aveva figli maschi interessati a mandare avanti l’azienda (Alberto aveva altri obiettivi), e le due figlie sulle tre che erano coinvolte in azienda a diverso titolo (la terza era Giovanna) non avevano la sua stessa disponibilità temporale di fare l’armatore a tempo pieno, anche se Annalisa era azionista e Maria Amelia managing director di Scorpio (che prima aveva avuto sede a New York e poi era stata trasferita a Montecarlo).

Dunque l’armatore fece, in anticipo sui tempi, una scommessa abbastanza impegnativa: di fatto saltare una generazione, bypassando (col loro evidente consenso) le due figlie Annalisa Maria Amelia - quest’ultima nata in circostanze tristi (la mamma morì di parto) – per passare lo scettro del comando al più interessato dei due figli maschi della primogenita, ovvero Emanuele (l’altro è Filippo, e dopo una prima fase di carriera imprenditoriale in ambito golfistico, è entrato in azienda a fianco al fratello), figlio di Roberto Lauro.

Lauro Moretti Griffi Vaciago

Lauro Moretti Griffi Vaciago

Una vicenda – a parti invertite - per certi versi analoga a quella vissuta dallo stesso armatore di origine ciociara quando ancora non era Lolli Ghetti, perché come a tutti noto il ‘mitico’ Sen. Giovanni Battista Bibolini – quello da cui nacque l’impero armatoriale poi ripartito in varie società autonome -  non ebbe alcuna discendenza. E così giunto al lumicino della propria vita e carriera (coincidenti) l’armatore di origine spezzina volle assegnare i corposi asset ai nipoti, rispondenti ai nomi di Bibolini, Telesio, Cao di S. Marco e Lolli Ghetti,  ciascuno dei quali da lì prese le mosse per sviluppare una propria flotta, delle quali oggi, a distanza di parecchie decine di anni, possiamo dire che l’ultima citata fu senza ombra di dubbio quella di maggiore successo.

E fu proprio per ricordare e onorare la memoria di colui dal quale tutto iniziò che l’armatore laziale, allora già abbastanza provato dagli anni (85) fece la sua ultima apparizione pubblica pochi giorni prima del Natale 2005 a Lerici, in quella stupenda Villa Marigola, affacciata e dominante sul Golfo dei Poeti, che fu una delle residenze estive della famiglia Bibolini, e che oggi appartiene alla Cassa di Risparmio di La Spezia.

Lolli Ghetti Lauro Moretti Griffi Vaciago

Lolli Ghetti Lauro Moretti Griffi Vaciago

Dalla sua eredità nacquero quattro flotte (allora) potenti: alla scomparsa il patrimonio venne infatti diviso tra nipoti e generi (il Senatore non aveva avuto figli), dando vita alla Carboflotta dei Telesio, alla Carbonavi di Lolli Ghetti, alla Carbosider di Valentina Cao di S.Marco ed alla Bibolini Pietro.

Pochi mesi dopo, nell’aprile 2006, scompariva lo stesso Lolli Ghetti, ma con la successione al business già ampiamente preparata e le ‘chiavi del regno’ armatoriale - invero da ricostruire perché la flotta constava di 5 navi panamax – già affidate saldamente alle mani ed alle spalle robuste di Emanuele Lauro, allora appena 26enne, coinvolto in azienda già da 3 anni.

E subito l’anno dopo, appena diventato autonomo, pronto a rilanciare il business con il primo ordine di 6 nuove navi, innescando un processo di crescita ininterrotta, fino a superare ampiamente una consistenza della flotta di un centinaio di unità tra liquid  e bulk carrier con una formula di business innovativa e magari poco ortodossa che, sebbene abbia fatto storcere il naso a qualche analista finanziario di mercato più purista, sicuramente è stata di successo finora, sino a prova contraria, letteralmente sbaragliando (in alcuni casi anche spiazzando) il mercato dello shipping tradizionale.

Quelle lunghe giornata passate col nonno da post teen ager ma con ancora un ruolo futuro indefinito, a chiacchierare con lui di armamento e finanza e ad apprendere i ferri del mestiere, sono certamente riaffiorati alla mente di Emanuele Lauro, coinvolta dalla zia Maria Amelia - quale presidente del Golf Club Margara – nelle celebrazioni, uno dei quattro Soci panelist di fronte alla platea attenta, insieme a Franco Moretti, agente immobiliare che ha lavorato con l’armatore per vent’anni nelle operazioni Prato Nevoso, Lerici e Margara: Giulio Marco Griffi, Direttore Sportivo del centro golfistico dal 1982 e da diversi anni Amministratore Delegato della SpA; e Cesare Vaciago, consulente e amico di Lolli Ghetti.

“Il nonno aveva molta visione. È partito come primo armatore privato con la costruzione di navi a doppio scafo in quello che oggi è lo stabilimento di Fincantieri di Venezia, al tempo si chiamava Breda, e credo che questa fosse soltanto una delle visioni importanti che aveva” ha raccontato al pubblico Emanuele Lauro.

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“Mirava in alto, nonostante non avesse un’arroganza innata in sé, aveva sempre la voglia di mirare in alto, la voglia di innovare, la voglia di fare qualcosa di importante. Questo l’ha portato ad essere senza dubbio l’armatore più importante d’Italia per un periodo di tempo, con la NAI società quotata, per cui non soltanto l’armamento, ma anche le quotazioni, per cui la Borsa, la finanza e quello che ne consegue.

Negli anni ’90, storia più recente per me, ha investito in quelle che sono chiamate product carrier, cisterne che portano prodotti raffinati, di nuovo avendo la visione del futuro che il crudo, il petrolio non raffinato non fosse il futuro, perché il mondo si stava sviluppando, i mercati asiatici si stavano aprendo in maniera importante, ci sarebbero stati più voli, per cui più aerei, più movimenti, più auto, anche nei paesi che al tempo erano considerati in via di sviluppo e che poi, come abbiamo visto, si sono sviluppati molto”.

Dal baule dei ricordi Lauro estraeva un episodio specifico.

“Una frase che mi disse mio nonno e che mi ripeteva spesso, la tramandava dal Senatore, persona della quale lui aveva un grandissimo rispetto, ma anche un folle amore, e oggi il busto del Senatore Bibolini è nel mio ufficio a segno di una legacy importante che sicuramente rispettiamo. Il Senatore gli disse nel 1950: ‘Non ti preoccupare dei russi, ma stai attento ai cinesi’. Vedendo quello che è successo negli ultimi 20 anni, sicuramente il Senatore aveva una visione molto lungimirante.

Per quanto riguarda il futuro o il post nonno, credo che sarebbe fiero oggi di vedere l’azienda dov’è, ad oggi abbiamo la flotta di petroliere più grande al mondo, di proprietà gestiamo oltre 200 navi e tutto questo lo dobbiamo a lui, alla sua incoscienza e parzialmente anche all’incoscienza del nostro presidente (Maria Amelia Lolli Ghetti, ndr), perché non è soltanto il nonno colpevole di avermi lasciato l’azienda in mano, ma anche il nostro presidente che ha avuto l’incoscienza di fidarsi di me, di passarmi il testimone molto presto, dopo qualche settimana che ero arrivato in ufficio, per cui è avendo una grossa responsabilità da subito che ci ha permesso di raggiungere i risultati che abbiamo raggiunto oggi”.

Essendo il nipote di Lolli Ghetti, il terreno è stato preparato abbastanza facile, ammette Lauro, oggi 42enne. “Ho viaggiato in tutto il mondo e all’inizio della mia carriera mi sono trovato con persone che finivano la loro carriera, che avevano avuto rapporti di lavoro con il nonno, e questo ha aperto molte porte. Non si pensava magari fosse così, perché il nonno negli ultimi 20 anni non viaggiava molto, i suoi viaggi erano dedicati alla Margara, per cui passava molto tempo qui come molti sanno, perché molti hanno condiviso con lui pranzi, cene, golf, carte, scacchi e mi fermo qua, però devo dire che la sua eredità l’ho vissuta ed è stato molto bello arrivare nell’ufficio di New York nel 2003, dopo 3 mesi che ero arrivato in azienda, e sentirsi dire dalla persona che ero andata a vedere che il tavolo dove stavamo facendo la riunione era il tavolo della sala riunioni della Scorpio di NY che lui aveva comprato quando la Scorpio si trasferì a Montecarlo nel 1984. E questo è solo uno degli aneddoti…” concludeva il suo personale Amarcord Lauro.

 

Margara è anche il nome di una petroliera, ancora operativa, ma con altra bandiera aziendale

 

Nel lussuoso salone della Club House di Margara, dentro ad una grande teca trasparente, figura il modello in scala di una nave petroliera, che non poteva essere altro che la Margara.

Costruita nel 1999 al cantiere croato 3Maj di Rijeka, questa unità da 70.700 dwt e classificata dal registro navale ABS degli Stati Uniti, questa nave panamax (32,2 metri di larghezza) è lunga 228 metri, e fu inizialmente appannaggio della società di navigazione Margara Shipping Ltd., per poi passare sotto le insegne della Doria Shipping Co..

Insieme a lei nello stesso stabilimento navalmeccanico furono costruite alcune unità product tanker gemelle (o quasi), tutte di proprietà assegnate a one-ship-company (come era largamente in uso all’epoca), con curiosa attribuzione della ragione sociale a squadre di calcio, ovvero: la Venice da 81.408 dwt della Roma Shipping Co. (2001); la Chaleur Bay da 71.345 dwt della Inter Shipping Co. (2000); la Los Roques da 71562 dwt  della Milan Shipping Co. (2000).

La nave ebbe anche uno sfortunato episodio nell’aprile 2006 – lo stesso mese esatto della morte di Lolli Ghetti, pochi giorni dopo, quasi un segno del destino… - incagliandosi su una barriera corallina al largo di Portorico ma senza subire alcuno sversamento di carico e dunque nessun danno ambientale, a dimostrazione della bontà della soluzione, in termini di sicurezza, del doppio scafo prescelta (ed anzi adottata per primo storicamente) dall’imprenditore marittimo (anche se aveva una laurea in chimica farmaceutica) originario del Lazio e poi trasferitosi in Liguria in seguito al matrimonio con una Bibolini.  Oggi la Margara naviga (dal 2014) sotto il nome di Andre Jacob per conto della Onlink Consultants Ltd., mentre il suo precedente nome è stato Royal Oak (dal 2009).

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