APRI
Già registrato? Download PDF ACCEDI o REGISTRATI
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
05/09/17 18:15

L’industria crocieristica è all’avanguardia nel contrasto all’inquinamento

CLIA replica alle accuse degli ambientalisti: “Asserzioni basate su omissioni e rilevazioni strumentali, le nuove navi sono sempre più ‘verdi’ delle precedenti”

Operazioni di installazione degli scrubber sulla Grand Princess, lo scorso dicembre

La classifica sulle navi da crociera più inquinanti e le relative accuse mosse dall’associazione ambientalista tedesca NABU (rilanciate in Italia da Cittadini per l’Aria), hanno avuto grande eco, tanto che CLIA - Cruise Lines International Association, l’associazione internazionale delle compagnie crocieristiche, ha risposto immediatamente e duramente.

Premessa la condivisione (con gli ambientalisti) dell’obiettivo della riduzione delle emissioni e della protezione dell’ambiente e rintuzzata l’accusa di scarsa trasparenza con l’indicazione di un link per consultare “tutte le attività dei membri Clia” in materia, l’associazione industriale ha articolato in quattro punti le proprie controdeduzioni.

Innanzitutto CLIA ha evidenziato come la classifica di NABU non tenga conto delle “tecnologie approvate e riconosciute dalle leggi internazionali, a cominciare da quelle per il trattamento dei gas di scarico, oltre all’uso di carburanti a basso impatto inquinante o alternativi, come l’LNG. Tutti i membri CLIA rispettano le norme internazionali, in alcuni eccedendo anche le prescrizioni di legge”.

Prova di questa omissione sarebbe, secondo l’associazione, il cambiamento di posizione di alcune navi fra il ranking 2016 e quello 2017, “sebbene non ci sia stato alcun cambiamento degli strumenti a bordo. A dimostrazione che la metodologia utilizzata dagli ambientalisti, oltre a esser priva di legenda, rende la lettura dei risultati poco trasparente. Secondo uno studio APICE su diversi porti del Mediterraneo, le emissioni dovute al traffico navale (di molto superiore a quello crocieristico) rappresentano il 5% delle polveri sottili presenti nell’aria”.

La seconda critica riguarda le modalità delle rilevazioni dell’associazione ambientalistica tedesca, ritenute non scientificamente attendibili: “Una misura selettiva effettuata usando dispositivi portatili che, ideati per essere usati solo in ambienti chiusi e puliti (e che invece in questo caso sono stati utilizzati a bordo di una nave o negli esterni), non può essere equiparata ad una misurazione effettuata tramite una stazione fissa di rilevamento che registra la media delle misurazioni nelle 24 ore, o più a lungo. I risultati ottenuti con misurazioni casuali non sono né scientificamente provati né soggetti a legislazione”.

Inoltre CLIA evidenzia il ‘peso’ relativo del settore (per quel che riguarda il ‘caso Civitavecchia’ evocato da NABU ricordando la presenza in quell’area della centrale elettrica a carbone) e l’unicità degli sforzi da esso compiuti: “Le navi da crociera rappresentano meno dell’1% del traffico navale mondiale, ma sono da decenni il settore più innovativo e tecnologicamente all’avanguardia, soprattutto sotto un profilo ambientale. Entro il 2026, in particolare, 87 nuove navi da crociera saranno alimentate con carburanti a basso impatto, di cui almeno 13 a GNL. Sebbene non esistano filtri dei gas di scarico applicabili a motori così grandi per le particelle ultrasottili (come chiede impropriamente NABU), l’industria crocieristica ha adottato diverse soluzioni sostitutive” dallo sviluppo dei filtri antiparticolato, all’utilizzo di carburanti alternativi, alla riduzione di carburante perseguita sia nella progettazione che nell’impiego delle navi.

Infine CLIA ha stigmatizzato “il paragone tra una nave da crociera e le autovetture private”, ritenuto improprio e fuorviante per la differenza di scala: “Il livello di complessità tecnologica è diversa e i servizi offerti a bordo (intrattenimento, catering e accomodation) non riguardano certo poche persone, come avviene per le autovetture private”.     

Stampa