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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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13/05/22 10:59

Il cluster marittimo chiede a Roma una governance efficace per il settore

Durante il convegno ‘Progetto Mare’ di Confindustria il Presidente di Confitarma Mattioli ha ribadito la necessità di un Ministero del Mare mentre Becce (Assiterminal) ha auspicato una gestione strategia dei porti che la riforma Del Rio non è riuscita a garantire

Per ridare slancio al comparto marittimo nazionale, che durante la pandemia ha dimostrato ancora una volta il suo ruolo essenziale a supporto del sistema-Paese, ma ha anche subito colpi piuttosto duri (specie per alcuni comparti, come quello del trasporto passeggeri), serve una governance in grado di favorirne lo sviluppo. E ciò significa un polo istituzionali unico – si chiami esso Ministero o con qualsiasi altra denominazione – e una regia strategia nazionale per la portualità.

Sono queste le richieste (sempre le stesse, perché come si suol dire non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire) reiterate dal cluster marittimo italiano in occasione del convegno Progetto Mare, organizzato da Confindustria il 12 maggio 2022.

Durante la tavola rotonda ‘Governance e riforme, infrastrutture e intermodalità’ Mario Mattioli, Presidente di Confitarma e della Federazione del Mare, ha ricordato come da tempo tutta la community dello shipping chieda l’istituzione di un Ministero del Mare, e ha aggiunto che il modello potrebbe costituito dal Segretariato del Mare istituito in Francia, “dove è stato creato un organismo che mette a sistema le diverse competenze marittime, riconoscendo il ruolo fondamentale della blue economy, sulla base di tre fattori: supporto e idea innovativa della politica, forte amministrazione e un ampio coinvolgimento degli stakeholder che devono essere promotori e stimolatori affinchè questo sistema possa funzionare”.

Il Governo di Parigi ha quindi posto sotto un’unica direzione tutto ciò che riguarda il mare, “creando un ambiente unico con una forte direzione generale che dipende da tutti i ministeri competenti per le varie materie legate al mare: una single window in cui trasporti marittimi, cantieri, porti, pesca, ecc, avranno un’unica interfaccia ma sulla quale sarà fondamentale l'input degli stakeholder”.

Con la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi energetica in atto, è emerso ancora una volta – secondo Mattioli – il ruolo fondamentale svolto dal trasporto marittimo, ma si è manifestata anche con tutta evidenza “l’esigenza di una semplificazione normativa e di riforme concrete da poter attuare in tempi rapidi, sulla base di una pianificazione che coinvolga l’industria nelle scelte. In sintesi, semplificazione come strumento di sviluppo industriale, riforme veloci sulla base di una pianificazione e confronto ampio e trasparente con l'industria”.

E proprio in quest’ottica si inserisce anche la necessità espressa dal Presidente di Confitarma, “di allineare i costi della nostra bandiera a quelli delle altre bandiere comunitarie che hanno costi inferiori”, in vista della prossima estensione deli benefici del Registro Internazionale alle altre bandiere europee (Come imposto dalla Commissione Europea), “per evitare la perdita di competitività del nostro sistema, spesso legata alle procedure imposte dalla nostra amministrazione”.

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Concetti analoghi, anche se traslati dalla nave alla banchina, quelli espressi durante il convegno di Confindustria dal Presidente di Assiterminal Luca Becce, secondo cui alla luce delle dinamiche di concentrazione e integrazione verticale della catena logistica intensificatesi negli ultimi anni, diventa “sempre più importante un approccio strategico ai temi dello sviluppo infrastrutturale, materiale e immateriale (digitalizzazione)” dei porti.

Per Becce, infatti, “il fallimento della riforma Del Rio è il fallimento in Italia dell’impostazione del Piano Strategico Nazionale delle Infrastrutture e della Logistica del 2015, che portava al livello nazionale la necessità di allocare le scelte strategiche infrastrutturali per connetterle con la dimensione economica e politica europea”.

Proposito giusto, che tuttavia non è stato possibile raggiungere anche a causa delle “scellerata riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, in materia di concorrenza tra Stato e Regioni” i cui effetti hanno – secondo il Presidente di Assiterminal – “vanificato nei fatti la logica sottesa agli accorpamenti delle 25 AP nelle nuove AdSP, che avrebbero dovuto significare non una fusione burocratica delle vecchie authority ma il subentro di una logica di sistema coordinato dal tavolo nazionale dei presidenti, guidato dal Ministro e competente sulle scelte di sviluppo infrastrutturale portuale, che mettevano al centro, non nell’estensione delle opere portuali ma la connessione dei porti con i mercati”.

Alla luca di questo scenario – ha concluso Becce – “la discussione, peraltro surreale in questo quadro, sulla natura giuridica delle AdSP rappresenta non un tentativo di sviluppare e ripristinare quella logica strategica, ma al contrario di restaurare una logica ancora più localistica”.

 

F.B.

TAG : associazioni
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