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Numero 8 del 20/2/2012
Porti
Pescara interra il suo traffico
Provvedimento di chiusura del Porto Canale dopo la beffa dello stop ai dragaggi imposto dalla Procura
“Intere categorie di lavoratori e un’importante fetta dell’economia regionale sono messe in ginocchio da questa situazione”, annuncia preoccupato Bruno Santori, agente marittimo della Sanmar di Pescara e, di fatto, rappresentante della categoria degli operatori marittimi nel porto abruzzese. “La notizia della chiusura parziale del Porto Canale di Pescara, interdetto ai pescherecci, è riferita ad eventi occorsi nel mese di giugno. Da allora le cose sono ulteriormente peggiorate e si va verso un provvedimento di chiusura definitiva del porto da parte dell’Autorità Marittima. Purtroppo non ci sono stati passi in avanti dalla nomina del Commissario, nella persona del Presidente della Provincia Guerino Testa, lo scorso giugno; anche quando sembrava che i lavori di dragaggio fossero effettivamente partiti, è intervenuta addirittura la procura antimafia dell’Aquila a bloccare tutto a causa - lo stiamo scoprendo a posteriori - di analisi errate sui sedimenti da conferire in  mare. Solo con una decisa azione politica, ci sembra, sarà ancora possibile risolvere qualcosa”.
La cronaca delle ultime settimane di vita (tanto che ora sarebbe più opportuno parlare di ‘morte economica’) dello scalo del capoluogo regionale, così riassunta da Santori, parla da sola.
Gli armatori dei pescherecci, dopo la clamorosa ‘marcia’ (in mare) di protesta di una cinquantina di mezzi inscenata il mese scorso sotto la guida del loro capo Francesco Scordella, sono scoraggiati e sembrano pronti a seguire i colleghi delle navi mercantili, i quali hanno trasferito alcune attività commerciali al vicino e più attrezzato scalo di Ortona, in cui i pescaggi non creano soverchi problemi, ma dove peraltro gli ormeggi disponibili sono in numero insufficiente.
Il Com. Luciano Pozzolano, capo della Direzione marittima, ha preparato l’ordinanza di chiusura dello scalo, come anticipato dopo l’ennesimo rinvio dell’ISPRA sulle analisi dei fanghi – in prima battuta Indam, il laboratorio di Brescia che ha eseguito gli esami per conto della procura dell’Aquila, aveva riscontrato la presenza di pesticidi e Ddt - mettendo così ulteriormente in naftalina la ripresa delle operazioni di dragaggio, che si era provato a riprendere un paio di settimane prima dello scorso Natale.
Ma l’esordio della draga Gino Cucco – mezzo  autocaricante della ditta Gregolin Lavori Marittimi srl di Cavallino Treporti (Venezia) che aveva vinto l’appalto indetto dal Commissario Testa per occuparsi del dragaggio, programmato in 50 giorni, di 72.621 metri cubi di materiale accumulato nella darsena e nell’avamporto di Pescara; un lavoro da 780mila euro con fondi messi a disposizione dalla Regione Abruzzo – il 12 dicembre era durato solo poche ore, sino all’inatteso stop intimato dagli uomini dei Carabinieri del N.O.E. e della Procura per il sospetto di fanghi inquinati, ponendo anche la draga sotto sequestro.

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Anno XI, n. 15
Genova, 14/4/2014
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