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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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31/03/08 21:43

Va in porto l’alleanza tra la mafia cinese e quella napoletana

Anche al cinema il bestseller Gomorra di Roberto Saviano che svela la catena logistica della merce contraffatta in Asia ed esportata in Europa tramite il gateway partenopeo

Uscira' a maggio, con presentazione probabile anche al festival di Cannes, l’ultimo film ricavato da “Gomorra”, primo libro del prima d’ora sconosciuto Roberto Saviano (che da quel momento vive opportunamente sotto scorta armata) edito da Mondatori, diventato subito un best-seller.
Il romanzo – scritto in seguito ad una breve esperienza di vita del giovane autore – tratta il tema delicatissimo dei rapporti tra mafia cinese e societa' occidentale, in particolare la questione dell’import dei beni manufatti e contraffatti in Cina ed esportati illegalmente nel nostro paese.
Porta d’accesso di questo traffico in larga parte illecito e' lo scalo di Napoli, dove ogni anno transitano circa 150.000 container contenenti merci cinesi. Molto di questo carico scompare velocemente dalle banchine senza lasciare traccia alcuna, quasi magicamente.
Il libro si apre e si chiude col ciclo di vita delle merci griffate che arrivano nel porto per essere stoccate e poi occultate in palazzi appositamente svuotati di tutto e di quello delle merci ‘morte’ che provengono da tutta l’Europa (rifiuti, scorie industriali e persino cadaveri…).
Secondo fonti doganali, il 60% delle merci importate in Italia riescono a by-passare ogni forma di controllo e le ispezione ufficiali. Inoltre, il 20% delle bollette doganali sfugge alle verifiche, mentre almeno una mezza dozzina di contenitori recano, incredibilmente, lo stesso numero di codice a barre (mentre notoriamente ogni box dovrebbe avere una propria carta d’identita' univoca)
Il fatiscente retroporto di Napoli (maggiore e' la vicinanza alla banchine, minore e' il rischio di essere intercettati!), i decrepiti palazzi del lungomare, sventrati ed adattati a magazzini mascherati dove mafia cinese e camorra partenopea hanno congiuntamente allungato la loro lunga mano sono il polmone logistico di questo lucrativo trade. Questa zona franca, al riparo dal piano anti-terrorismo della CSI security presentato dagli ispettori americani in accordo con l’Autorita' Portuale di Napoli, e' la spugna porosa che assorbe e inghiotte la merce in cartoni dove sono stipati i beni clandestinamente importati dall’Asia e poi immessi - logicamente senza pagare alcun dazio all’import ne' tasse sul commercio - nel mercato occidentale per distribuzione, non solo a Napoli ed in Italia, ma in tutta Europa.
E se in passato le sigarette erano l’oggetto del traffico di contrabbando su cui era costruita tutta un’economia sommersa fatta di scafisti e piccoli malviventi, oggi, mantenendo la medesima architettura imprenditoriale ed organizzativa, l’oggetto del trasporto clandestino sono i prodotti di largo consumo quotidiano, veicolati dai container che approdano al porto e istradati sui furgoni che ne fuoriescono con furtiva rapidita'.
Un’organizzazione, definita ‘Sistema’, ampiamente collaudata e funzionante come un ingranaggio regolarmente oliato, strutturata e governata con criteri manageriali da azienda moderna; con tanto di ‘distripark’ logistici dove la merce introdotta illegalmente (comprese le droghe) viene processata, manipolata, riconfezionata e infine spedita alle destinazioni finali; addirittura assicurando alle imprese che la rivenderanno legalmente la fornitura di manpower, la manodopera a basso costo.
Il Sistema e' riuscito a trasformare la classica estorsione e le logiche dell’usura, comprendendo che, con le banche sempre piu' rigide nel rilasciare i fidi, i commercianti hanno bisogno di liquidita', dunque inserendosi negli interstizi tra fornitori e commercianti che devono acquistare gli articoli da mettere sugli scaffali.
Un libro assai ben documentato, che racconta con dovizia di dettagli il mondo della camorra e dintorni; una testimonianza al contempo emotiva e razionale di uno spaccato della societa'.
Gomorra e' di fatto il motore del capitalismo in Italia, in Europa e nel Mondo. Il Sistema descritto e' il medesimo insegnato dalle dottrine degli economisti nei concetti di libera impresa e concorrenza.
Un’inchiesta affilata e dettagliata, scritta con stile artigianale ma efficace, che svela una realta' sulla cui esistenza, trapelata nelle situazioni della cronaca dai TG quotidiani, dunque solo orecchiata e ‘temuta’ dal pubblico comune, viene ora sollevato il velo, aprendo il coperchio su un mondo nauseabondo dai contorni e meccanismi operativi terrificanti, dove evidentemente non ha distinzione il confine tra lecito e illecito cosi come non hanno luogo i principi giuridici su cui dovrebbe reggersi uno stato di diritto.

Angelo Scorza


Capitolo Primo. Il Porto
“Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo spreader, il meccani­smo che aggancia il container alla gru, non riusciva a doma­re il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichi­ni. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. An­che qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cine­si che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i docu­menti l’uno con l’altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie piu' spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sot­terrati negli orti d’intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano li. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro citta' in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un contai­ner e un buco in qualche pezzo di terra cinese”.
Dal racconto inorridito di un gruista del porto prende avvio il libro-inchiesta di Roberto Saviano, dal significativo sottotitolo ‘Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra’.
“A Napoli ormai si scarica quasi esclusivamente merce cinese, di una buona parte della quale neanche rimane traccia. Il porto e' una larga ferita, il buco nel mappamondo da cui esce quello che viene prodotto in Cina, la cruna dell’ago attraversata da migliaia di navi cargo. Il solo scalo partenopeo movimenta il 20% del valore ed il 70% della quantita' dell’import tessile dalla Cina. La dogana attiva il controllo in un tempo tecnico che le merci cinesi, spietatamente veloci, frantumano, passando incolumi. Nel porto di Napoli opera il piu' grande armatore di Stato cinese, COSCO, terza flotta al mondo, che ha preso in gestione il maggiore terminal container consorziandosi con gli svizzeri di MSC, seconda flotta al mondo. Svizzeri e cinesi si sono associati a Napoli, dove hanno deciso di investire la parte maggiore dei loro affari”.
Ed anche se le osservazioni fatte da un non addetto ai lavori del settore marittimo recano piccole inesattezze riguardo al posizionamento delle compagnie armatoriali ed ai loro business, rimangono forti e crude certe espressioni, da meditare…

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