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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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06/11/18 04:00

Una nuova società armatoriale italiana per ArcelorMittal

I sindacati annunciano il trasferimento dei marittimi alla neonata shipping company che sarà proprietaria delle chiatte e degli spintori

Una delle navi della flotta Ilva Servizi Marittimi

Il gruppo ArcelorMittal, il nuovo proprietario dell’ILVA, all’indomani dell’acquisizione degli stabilimenti italiani per la produzione e la lavorazione di acciaio, ha creato una nuova propria società armatoriale cui saranno trasferiti asset e risorse umana da Ilva Servizi Marittimi. 

Si chiama ArcelorMittal Italia Maritime Services e a rivelare la sua esistenza sono state le sigle sindacali dei lavoratori Uiltrasporti, Filt Cgil e Fit Cisl annunciando la firma dell’accordo col quale “si sono stabilite modalità e regole per il passaggio di tutti i lavoratori marittimi del Gruppo ILVA nel nuovo assetto societario”.

Dal verbale sindacale si apprende che da un punto di vista formale e procedurale il passaggio degli asset e delle attività di Ilva Servizi Marittimi nella nuova ArcelorMittal Italia Maritime Services avverrà in virtù di una “operazione di affitto, con obbligo d’acquisto” da parte di ArcelorMittal. Per i marittimi e per il personale di terra le condizioni salariali, anzianità e accordi di secondo livello sono destinati a rimanere immutati. 

La flotta di Ilva Servizi Marittimi fino a due anni fa era composta da quattro spintori, otto chiatte per il trasporto di prodotti siderurgici e semilavorati, cui si sommava l’ammiraglia Gemma, una Very Large Ore Carrier da 313.000 tonnellate di portata lorda. Nel 2016, nell’ambito della più ampia procedura per individuare nuovi compratori per l’ILVA, l’advisor Rotschild aveva ricevuto anche due manifestazioni d’interesse per il ramo armatoriale del gruppo da parte della tarantina Ionian Shipping Consortium (consorzio di aziende fondato fra gli altri dal dimissionario sindaco di Taranto Rinaldo Melucci) con il supporto della genovese MultiMarineServices, e della veneziana PanAtlantic Shipping Company (riconducibile all’imprenditore elvetico Pietro Alfonso Milani).

Almeno per il momento, però, i nuovi proprietari dell’ILVA non sembrano intenzionati a esternalizzare le logistica marittima collegata agli stabilimenti italiani del gruppo, né a cercare partner operativi. Più probabile che ArcelorMittal inserisca anche l’Italia all’interno del network di trasporti via mare di materie prime e di prodotti finiti o semilavorati gestiti dal centro noleggi del gruppo che opera per l’import da Londra e per l’export da Anversa. 

Negli ultimi anni ILVA ha utilizzato per la logistica fra i porti di Taranto e Genova soprattutto navi da carico secco da 5-10.000 tonnellate di portata lorda e l’attività di agenzia marittima e brokeraggio navale prima del commissariamento del gruppo era gestita praticamente in esclusiva dal Gruppo Campostano attraverso la Anchor. In futuro ArcelorMittal porterà quindi anche nel nostro paese la strategia di mettere sul libero mercato dei noleggi i carichi da trasportare, affidandosi di volta in volta a navi e società armatoriali differenti senza accordi di lunga durata. Nel medio-lungo termine, secondo le prime stime, lo stabilimento ILVA di Taranto movimenterà annualmente 6 milioni di tonnellate di prodotto in esportazione e almeno 12 milioni di materie prime in importazione a grandi linee. Il prossimo 15 novembre tutti i fornitori del gruppo sono stati convocati dalla nuova proprietà a Taranto e in quella occasione verranno probabilmente rivelati dettagli maggiori anche sull’indotto previsto per il mondo dei trasporti sia via mare che via terra.

Nicola Capuzzo

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