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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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08/11/19 17:07

Sostenibilità e trasporti: autorità pubbliche nel mirino

Operatori critici sulle spese da sostenere mentre per Saipem il ritorno d’immagine consente di attrarre investitori

San Donato Milanese (Milano) – Gli investimenti in sostenibilità vengono fatti dalle aziende non con troppo piacere, sono costi che non si recuperano e spesso, anche quando gli sforzi per essere green vengono fatti, sono poi vanificati da uno scenario, quello attuale in Italia, dove le autorità pubbliche non sanno talvolta nemmeno come gestire certe situazioni. 

Il tema della sostenibilità ambientale è stato al centro del dibattito durante la tavola rotonda andata in scena in occasione dell’ultimo convegno organizzato a Milano dalla sezione logistica di ANIMP (Associazione nazionale di impiantistica industriale). Emblematiche le parole di Ignazio Messina, amministratore delegato della Ignazio Messina & C., che ha raccontato come a Porto Petroli di Genova alcuni giorni fa sia stato scoraggiato l’utilizzo del gas naturale liquefatto per alimentare i generatori di bordo su una nave cisterna ormeggiata. “Alla nave che chiedeva di poter usare il GNL è stata posta come condizione la massima sorveglianza, dunque doveva essere calato e reso disponibile un cavo di rimorchio in caso fosse successo qualcosa e si rendeva necessaria la prontezza d’intervento di due rimorchiatori. Alla fine l’armatore ha rinunciato  utilizzare il gas naturale che come noto è meno inquinante di altri carburanti” ha raccontato Messina. Le autorità competenti, in questa situazione specifica, hanno palesato la completa mancanza di procedure prestabilite e addestramento a gestire l’approdo di una nave che in molti scali esteri opera senza problemi. “Lo stesso potrei dire delle nostre unità che da 10 anni sono predisposte per il cold ironing e, fatta eccezione per averle provate una volta in cantiere, non abbiamo mai utilizzato la fornitura di energia elettrica da terra. Abbiamo provato a chiedere come compagnia di navigazione quale sarebbe la tariffa applicata e non ci hanno saputo rispondere”. L’armatore genovese solleva dunque il tema secondo cui “andare sui giornali a parlare di sostenibilità è bello ma poi, in concreto, se anche uno provasse a fare qualcosa gli viene resa la vita impossibile”.

Tutti i panelist della tavola rotonda hanno concordato sul concetto che essere compliant che le normative in materia di eco-sosteniblità rappresenti esclusivamente un costo difficile, se non  impossibile, da ribaltare poi sul cliente. Lo ha detto Franco Porcellacchia (gruppo Carnival e Costa Crociere) a proposito degli scrubber: “Sono un investimento non destinato a ripagarsi” ha detto. Così come a proposito del GNL ha aggiunto: “Noi abbiamo deciso di partire alcuni anni fa con il primo progetto della nave Costa Smeralda sperando appunto che il mercato poi ci venisse dietro”.

Fabio Belli (Fagioli) ha invece portato il caso del trasporto fluviale: “La sostenibilità è un fattore distintivo ma oggi rappresenta un costo non recuperabile. Può servire per il bilancio di sostenibilità dell’azienda. Noi ad esempio il trasporto fluviale lo facciamo in alternativa a quello su strada ma è stato da sempre un business in perdita”.   

In controtendenza invece Lino Papetti (Saipem), che ha affermato: “L’azienda per cui lavoro ha ottenuto diversi riconoscimenti per l’etica e per la sostenibilità ambientale con cui operiamo. Fra questi ad esempio cito il fatto che Saipem è fra le aziende del Dow Jones Sustainability Index. Operare in maniera sostenibile per noi rappresenta un ritorno d’immagine e quindi attiriamo investitori. Al tempo stesso siamo consapevoli che non tutti lavorano allo stesso modo; i nostri competitor indiani, cinesi e vietnamiti sono tutt’altro che sostenibili ma per noi sarebbe impensabile pensare di spiaggiare ad esempio un mezzo navalo per demolirlo come fanno altri”. Per il futuro il responsabile della logistica onshore di Saipem si è ripromesso di “provare a sfruttare maggiormente la modalità ferroviaria” anche se, ha ammesso, “quando effettuiamo spedizioni, ad esempio di pezzi di ricambio, abbiamo moltissima fretta e quindi optiamo per la via aerea”. Quella più inquinante.

Uno dei leader italiano del cargo aereo, Biagio Bruni, patron di Jas, poco prima aveva provocatoriamente chiesto alla platea: “Tutti parliamo di sostenibilità ma chi sarebbe disponibile a pagare 1 euro in più al kg per spedire la propria merce via aerea? Probabilmente nessuno. Forse però qualcuno sarebbe disposto a un transit time di un giorno maggiore se servisse a migliore l’ecosostenibilità dei trasporti. Partiamo da questo, consapevoli che non inquinare ha un costo e che questa spesa andrà ripartita fra tutti gli attori della filiera”.

Nicola Capuzzo

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