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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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15/02/17 18:09

Shipping europeo in rivolta contro Strasburgo

Il Parlamento UE vota per includere le emissioni delle navi nello schema delle quote, ma per gli armatori questo pregiudicherebbe il lavoro dell’IMO sul medesimo tema

Il Parlamento Europeo ha approvato a maggioranza la proposta avanzata dalla Commissione di rivedere i confini dell’European Emission Trading Scheme (ETS) e di includere tra i settori coinvolti anche l’industria marittima internazionale.

Una decisione che dà il via ad un iter ancora lungo, il cui esito non è scontato, ma che tuttavia ha già suscitato le immediate reazioni, nettamente contrarie, delle principali associazioni internazionali dello shipping.

L’ETS è un sistema di quote messo a punto per ridurre le emissioni di CO2: in sostanza, viene stabilito un tetto massimo globale di emissioni annue consentite, e poi singole porzioni dell’ammontare vengono messe all’asta. Le aziende di ogni settore comprano queste quote dagli organi europei, e poi possono a loro volta farne oggetto di commercio tra operatori, sempre a seconda delle esigenze di ognuno.

Un sistema che fino ad oggi si applicava solo a determinati comparti, ma che ora Bruxelles e Strasburgo vorrebbero estendere anche all’industria marittima a partire dal 2023.

“Questa decisione ci vede nettamente contrari, ma non ci stupisce” commenta Simon Bennett Direttore Policy & External Relations dell’International Chamber of Shipping (ICS), associazione che rappresenta oltre l’80% della flotta mercantile mondiale.

“Qualora dovesse venire approvata in via definitiva, si tratterebbe di una misura unilaterale, di carattere regionale, che impatterebbe negativamente sull’intero settore marittimo mondiale e soprattutto rischierebbe di compromettere seriamente le trattative già avviate in sede IMO (International Maritime Organizzation) per raggiungere un risultato condiviso riguardo le emissioni di CO2 prodotte dalle navi” ha aggiunto Bennet.

In occasione del meeting IMO MEPC dello scorso ottobre, l’organizzazione ha stilato una roadmap per raggiungere i target ambientali prefissati dalla Conferenza COP21 di Parigi del 2015, che prevedono una serie di misure di breve termine a partire dal 2018 e una più articolata strategia da avviare a partire dal 2023, dopo che saranno stati raccolti una serie esaustiva di dati completi riguardo l reale impatto dello shipping sull’emissione di gas serra.

“Tentare di obbligare centinaia di piccole compagnie di navigazione anche non comunitarie a rispettare uno schema di norme pensato inizialmente per le grandi centrali elettriche e acciaierie europee, rischia – secondo Bennet – di essere davvero controproducente”, motivo per cui l’ICS lavorerà per convincere gli Stati Membri dell’UE, cui spetta un ruolo determinante nell’iter approvativo della norma avviato col voto di Strasburgo, a bocciare l’inserimento dello shipping nell’ETS, e di dare invece il loro supporto al raggiungimento di un accordo compiuto sul tema in sede IMO.

Di analogo tenore anche la reazione dell’European Community Shipowners’ Association (ECSA), il cui Segretario generale Patrick Verhoeven ha dichiarato: “Mettere pressione all’IMO con una norma regionale, che colpirebbe duramente tutto il settore marittimo a livello globale, non ci sembra un buon modo di procedere”.

Per l’associazione degli armatori europei è necessario che lo shipping venga escluso dello schema sulle quote di CO2, in modo da consentire all’IMO di lavorare senza pressioni ad un sistema di norme concordate a livello globale, in base alla roadmap stilata lo scorso ottobre: “Ringraziamo – ha aggiunto Verhoeven – i parlamentari che hanno votato contro la proposta dalla Commissione e ci auguriamo che questa impostazione possa diventare prevalente nella fase di negoziazione del testo con gli Stati Membri”.

Molto più conciliante è stata invece la risposta dell’ESPO (l’European Sea Ports Organizzation), che ha ribadito la necessità di affrontare un tema globale come le emissioni di CO2 delle navi nella sede più appropriata, ovvero l’IMO, ma che ha dato un giudizio sostanzialmente positivo del voto di Strasburgo: “La decisione dei deputati comunitari deve essere intesa come un incentivo per l’IMO a fare presto e a non perdere tempo per raggiugere gli obbiettivi prefissati entro il 2023. In tal caso le misure europee verranno superate, ma in caso contrario è inevitabile che Bruxelles intervenga sulla materia” ha infatti spiegato Isabelle Ryckbost, Segretario generale dell’ESPO.

TAG : politica UE
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