APRI
Già registrato? Download PDF ACCEDI o REGISTRATI
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
24/07/18 17:35

San Giorgio del Porto nel registro europeo dei demolitori

Il cantiere genovese, la cui richiesta di iscrizione (fatta lo scorso gennaio) potrebbe essere convalidata entro settembre, sarebbe il primo stabilimento mediterraneo della lista

Ha dovuto attendere parecchio San Giorgio del Porto, per poter chiedere di essere inserito nella lista degli shipbreaker autorizzati da Bruxelles. Almeno fino a quando, lo scorso ottobre, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha recepito nell’ordinamento italiano il Regolamento Europeo n.1257/2013 sul riciclaggio e la demolizione navale.

Il Governo ci ha messo infatti parecchi anni per adottare la normativa comunitaria che definisce i parametri per demolire le navi giunte a fine vita in modo sicuro e sostenibile: il Regolamento europeo è del 2013, ma i cantieri nazionali non hanno potuto chiedere di essere inseriti nella white list delle strutture abilitate fino a quando Roma non ha deciso di rendere effettiva anche nel nostro ordinamento la norma della Commissione Europea, cosa che è avvenuta solo a ottobre 2017, con l’emanazione da parte del MIT di un regolamento ministeriale recante la “Disciplina delle procedure autorizzative per il riciclaggio delle navi”.

San Giorgio del Porto, però, si è mosso molto più rapidamente: a gennaio 2018 – come spiega a Ship2Shore un portavoce dell’azienda – il cantiere genovese, parte del network di GIN (Genova Industrie Navali, holding controllata dalla famiglie Garrè, Bisango e Negri), ha infatti sottoposto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che, in base alla normativa europea, è l’ente incaricato di istituire l'albo nazionale dei demolitori ed è responsabile per il rilascio delle autorizzazioni in Italia, la propria domanda di iscrizione al registro europeo.

Secondo la società genovese il nome di San Giorgio del Porto dovrebbe essere inserito nella white list comunitaria dei demolitori navali autorizzati già in occasione del prossimo aggiornamento del registro, previsto indicativamente a settembre. Un riconoscimento fondamentale per poter operare sul mercato del riciclo delle navi, che farà di SGdP l’unico cantiere del Mediterraneo presente nella lista.

Un obbiettivo, quello di debuttare nel mercato delle demolizioni navali – dopo il caso, straordinario sotto tutti gli aspetti, della Costa Concordia – verso cui si sta muovendo, con una strategia che risulta complementare a quella di SGdP, anche Ente Bacini, la società controllata dall’AdSP del Mar Ligure Occidentale (e oggetto di un lungo e travagliato processo di privatizzazione) che gestisce i bacini di carenaggio del porto di Genova.

Lo scorso giugno Ente Bacini, attualmente guidata da Gian Luigi Miazza, ex Presidente dell’Autorità Portuale di Savona, aveva infatti avanzato alla Città Metropolitana di Genova un’istanza di “Autorizzazione Integrata Ambientale per un impianto di trattamento acque nell’ambito di eventuali attività di demolizione navale svolte presso i bacini di carenaggio del porto di Genova”. Attualmente la procedura è in corso (i soggetti interessati potranno far pervenire le loro osservazioni alla Città Metropolitana entro il 25 agosto prossimo); ndr, ma sembra evidente che questa mossa di Ente Bacini sia parte di una più ampia strategia alla cui concretizzazione contribuirebbe in misura determinante l’inserimento di San Giorgio del Porto nella lista europea dei cantieri autorizzati a demolire navi.

Vicenda che peraltro costituisce un tassello di uno scenario ben più complesso, nato dalla necessità di dare in concessione a privati il servizio di gestione dei bacini di carenaggio genovesi: la procedura indetta dall’authority a febbraio 2018, si era conclusa con l’aggiudicazione all’unica offerente, l’ATI (Associazione Temporanea d’Impresa) costituita da GIN (San Giorgio del Porto e T. Mariotti), Fincantieri e Amico & Co. Esito tuttavia cancellato (con le motivazioni rese pubbliche poi nelle settimane seguenti), soltanto pochi giorni dopo l’aggiudicazione, dal TAR della Liguria, a cui si era rivolto Polipodio, altro storico operatore genovese del comparto delle riparazioni navali.

Al momento quindi la situazione è in fase di stallo, anche se a breve ci potrebbero essere nuovi sviluppi. Nei giorni scorsi, in occasione della cerimonia del taglio della lamiera della seconda nave da crociera di Virgin Voyages, in costruzione da Fincantieri a Sestri Ponente, il Presidente dell’authority Paolo Emilio Signorini aveva assicurato che “a breve faremo ricorso in Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR che annulla l’esito della gara”.

Questo – ha proseguito il vertice di Palazzo San Giorgio – “per una questione procedurale, e non tanto di merito, indipendentemente dal fatto che, a quanto risulta all’authority, i soggetti privati (quindi la ATI da un lato e Polipodio dall’altro; ndr) si stiano confrontando per trovare un accordo. Se un’eventuale composizione degli interessi dovesse essere effettivamente raggiunta, poi potrà manifestarsi concretamente proprio durante la valutazione del caso in sede di Consiglio di Stato”.

 

Francesco Bottino

TAG : demolizioni
Stampa