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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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01/11/19 08:50

Registro Internazionale salvo ma arriva l’area SECA in Italia

Il ministro dell’ambiente Costa ha invitato gli armatori a collaborare per evitare che una norma sulle emissioni venga imposta da altri paesi

Il ministro dell'ambiente Sergio Costa

Roma - Il Registro Internazionale delle navi con i suoi sgravi contributivi e fiscali è al sicuro anche per il 2020 ma per gli armatori italiani la prossima criticità da affrontare sarà l’istituzione di un’area SECA nel Mediterraneo e lungo le coste nazionali. Sono queste le principali novità emerse all’assemblea di Confitarma tenutasi a Roma alla presenza del premier Giuseppe Conte e dei ministri dei trasporti e dell’ambiente, rispettivamente Roberta De Micheli e Sergio Costa. La notizia forse più importante è arrivata proprio da quest’ultimo che, dopo aver messo in pericolo l’esistenza del Registro Internazionale classificando il trasporto marittimo fra i sussidi ambientalmente dannosi (dunque in teoria non meritevole di benefici fiscali), all’assemblea degli armatori ha detto: “Costruiamo insieme una road map per arrivare al limite dello 0,1% di zolfo dalle navi sennò qualcuno presto ce la imporrà questa road map e avverrà prima di quanto ci aspettiamo”.

Costa già lo scorso maggio a una riunione del G7 Ambiente aveva per la prima volta espresso questo orientamento (ipotizzando il 2023 come scadenza per la sua entrata in vigore) che a questo punto prende le sembianze di un indirizzo politico sempre più concreto da parte dell’Italia. Dal prossimo gennaio una norma internazionale (l’IMO Sulphur Cap) imporrà agli armatori di ridurre già dal 3,5 allo 0,5% l’emissioni di zolfo provocate dallo shipping ma con una Suphur Emission Control Area questo limite verrebbe ulteriormente abbassato allo 0,1%. Il ministro Costa poi, a proposito di questa novità normativa, ha aggiunto: “Costruiamola prima, negoziamola prima e stabiliamola prima altrimenti rischiamo qualcosa a livello di mercato”. L’Italia in questa scelta si accoderebbe a quanto richiesto recentemente da Francia e Spagna che hanno pubblicamente già espresso la volontà di creare nel Mediterraneo una Sulphur Emission Control Area come quelle esistenti nel Baltico, in Nord Europa e lungo le coste del Nord America. Per un armatore di navi cargo oceaniche un limite così stringente alle emissioni comporterebbe aggravi di costi stimati da alcuni addetti ai lavori fra 30 e 50mila dollari all’anno per ogni unità in flotta.

Quello di un ulteriore taglio alle emissioni sembra essere il compromesso implicitamente chiesto dal Ministero dell’ambiente a Confitarma per lasciare inalterato l’assetto del Registro Internazionale il cui taglio degli sgravi fiscali non compare nell’ultima bozza della Legge di bilancio. “L’Italia è un paese green shipping friendly” è infatti la risposta che Costa ha dato al presidente degli armatori italiani, Mario Mattioli, che nella sua relazione aveva chiesto se davvero l’esecutivo intendesse supportare la  flotta mercantile nazionale.

Nel suo intervento il ministro dell’Ambiente ha anche chiesto la collaborazione degli armatori per individuare in quali porti servano le stazioni di rifornimento di gas naturale liquefatto. “Si deve lavorare insieme. Gli armatori devono dire a noi del ministero dove mettere gli hub di GNL” ha affermato Costa, concludendo il suo intervento con l’annuncio che nel suo dicastero dal prossimo gennaio sarà “costituita  un’apposita direzione generale del mare”.

Nicola Capuzzo

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