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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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02/05/11 13:07

Qui si è fatta la storia della logistica

In un bel volume illustrato i primi 50 anni, quasi epici, dell’Interporto di Rivalta Scrivia

È passato quasi indenne attraverso un veemente incendio che lo ha semidistrutto venti anni fa e – cosa ancora più dolorosa – dalle ‘forche caudine’ di un solo apparentemente inspiegabile ostracismo di una parte rilevante della classe imprenditoriale genovese (sobillata dalla forze politiche locali), proprio di quella ‘intellighenzia portuale’ per la quale, con lungimiranza e spirito d’iniziativa pioneristico, l’accorto imprenditore Giacomo Costa lo aveva concepito e poi, faticosamente, attuato, a dispetto dei santi e dei fanti locali.Parliamo dell’Interporto di Rivalta Scrivia, la cui brillante epopea, lungo ormai 45 anni dall’inizio dell’operatività ufficiale – la prima bolletta è datata 11 novembre 1966 - è stata ora cristallizzata in un bel volume illustrato, edito da San Giorgio Editrice, dal titolo ‘Rivalta & Dintorni’, che racconta, attraverso immagini e testimonianze, i fatti occorsi in mezzo secolo di vita di quello che, anche secondo l’iconografia ufficiale, è storicamente il primo freight village tricolore o, per usare uno slogan caro alla società di gestione, la Città della Logistica, erede di altri due motti utilizzati nel passato: dapprima Magazzini Generali – Container Base, quindi Centro Logistico Multimodale.
Tra coloro che hanno contribuito alla redazione del libro – che merita l’attenzione e la lettura da parte di tutti quelli che si interessano alle merci, sia che abbiano vissuto queste storie, come utile ‘rinfrescarsi’ di ricordi passati, ovvero che siano entrati nel settore solo di recente, al fine di meglio capire i fenomeni moderni metabolizzando le storie di quelli precedenti – vi sono Alessandro Fagioli (l’attuale proprietà), Roberto Arghenini (il manager di oggi), Vittorio Poggio (la memoria storica), Fabrizio Palenzona e Bruno Binasco (soci ed ‘amici’ di sempre), Alessandro Ricci e Rodolfo De Dominicis (le istituzioni di categoria di oggi).
“Rivalta è stata, agli inizi, una brillante intuizione, una risposta moderna alle dinamiche del porto genovese – si spiega nell’introduzione – oggi è sviluppo ed avanguardia nel rispetto del territorio”.
E dall’intuizione, quasi cocciuta, dei Costa, che avevano intravvisto la maniera di dare una risposta moderna ai problemi di saturazione e mancanza di spazi già manifesti nel porto del dopoguerra, alle visioni strategiche del terzo millennio attuate dai Fagioli, il ponte di congiunzione è costituito dai fratelli Marcellino e Pietro Gavio (entrambi scomparsi nel 2009), tortonesi che rappresentano l’identità territoriale.
Sono queste – Costa, Gavio e Fagioli – le tre famiglie che giustamente autori ed editore del libro identificano come quelle che hanno caratterizzato lo sviluppo dell’Interporto alessandrino.
Leggendo le 120 pagine del bel volume si apprendono anche piccole storie ed aneddoti inediti, che permeano la nascita di questa iniziativa di business di un fascino quasi epico, con un antefatto semi-leggendario che richiama addirittura il divino.
Pare infatti che tutti a Rivalta co­noscano una storia (o  forse una favola) di sessanta anni fa.
È il 1951 quando a Fittavolini (pic­cola frazione di Bosco Marengo) Giovanni Rolando, giovane agri­coltore, racconta in tutta serietà agli amici di aver avuto una pre­monizione in sogno: la Madonna della Guardia che gli annuncia la futura realizzazione, in quella stessa verdeggiante campagna, di grandi magazzini, con automezzi in movi­mento, alberghi e giardini, tutto fa­cente parte di una stessa grande struttura che avrebbe dato lavoro a moltissimi nella zona. Scherno, sfottò e dicerie: Rolando ‘incassa’, acquista una statuetta della Madonna e la dona alla vecchia cappella di Fittavolini. Dodici anni dopo, la sua visione si concretizza: aprono i cantieri per la costruzione.
Come detto il primo atto ufficiale data 1° agosto 1963 quando Giacomo Costa, Salvatore Juvara e Alfonso Menada costituiscono la Rivalta Scrivia Ente Sviluppo Traffici Internazionali Porti Nord Italia SpA con sede legale a Genova e oggetto sociale: impianto, acquisto ed esercizio di magazzini, depositi, magazzini ge­nerali, docks, silos, frigoriferi per merci estere e nazionali”.
Tre anni dopo la prima struttura può dirsi terminata e il 5 dicembre del 1966 viene emessa la prima storica fattura n. l.
L’intelli­gente intuizione che porta il suo fondatore a vo­lerne tenacemente la nascita sgorga spontanea da una fotografia del porto di Genova in quegli anni: navi costantemente in rada in attesa di sbarco, i containers sono ancora una rara e sporadica presenza e i pallets un’assoluta no­vità.
Il succo è che le operazioni di carico e scarico avvengono per lo più manualmente, con conseguenti tempi lunghi e tariffe ele­vate. Comincia qui quella ‘fuga’ verso i porti esteri degli spedizionieri del Nord Italia e del Centro Europa, allarmati dalla disfunzioni operative ed organizzative sulle banchine genovesi, che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, sconta la (troppo) Superba.
Lo sottolineava con efficacia Giacomino Costa in un suo scritto dell’epoca poi tramandato dal fratello. “Di fronte ad una situazione simile la risposta non può che essere una: occorre sgomberare il porto dalle operazioni di smistamento della merci”.
Deduzione che implica di scaricare le merci dalle stive delle navi direttamente nei vagoni e farle arrivare con treni blocco al vasto entroterra, così da ridurre drasticamente costi e rese temporali.
I primi venti anni di attività – sostanzialmente privi di concorrenza – sono più che incoraggianti.
Ma non tutti vedono di buon occhio l’iniziativa, ed a metà degli anni ‘80, pur nella piena operatività dei servizi offerti alle più grandi compagnie di navi­gazione e a case di spedizioni tra le più qualificate, la Rivalta Scrivia SpA è costantemente avversata dalla classe imprenditoriale ligure che muove contro lo sviluppo del­l’azienda temendone la concorrenza.
Autorità Portuale, portuali e spedizionieri, nel timore di per­dere l’egemonia e ragionando in un’ottica a breve raggio, plasmata su interessi personali o corporativi, si pongono in netto contrasto con lo spirito di chiara collabora­zione che Costa aveva in mente come motore del suo progetto.
Per fortuna la tecnica e l’economia vincono sulla politica: l’alto livello di efficienza rag­giunto dall’Interporto, dove gli spazi disponibili continuano ad ampliarsi e i magazzini vengono raccordati da una linea ferroviaria in­terna, determina - malgrado gli ostacoli frapposti e il clima politico avverso - il primo grande traguardo istituzio­nalmente riconosciuto.  Il D.P.R. del 10 aprile 1986 parla ufficialmente di Rivalta Scrivia SpA come paradigma di ‘Inter­porto di primo livello’, dando il la alla costituzione di Assointerporti, associazione di cate­goria che riunisce tutti gli interporti di primo livello, preludio alla legge di finanziamento essenziale, la n. 240 del 1990.
Passato l’incendio che nel 1989 distrugge diverse sezioni di uno dei vasti magazzini, si per­cepisce chiaramente l’avanzare di un mercato che richiede sempre più l’esistenza di servizi integrati e soluzioni continuamente diffe­renti, che rispondano alle esigenze di operatori e carichi: il software entra in azienda, nei magazzini, a gestirne il controllo. Siamo agli albori dell’Era della Logistica.
L’uomo della provvidenza allora si chiama Alessandro Fa­gioli, armatore e trasportatore il quale nel 1997, esortato dai soci di Finaval SpA, assume il controllo dell’Interporto, ponendosi la sfida di trasformarlo in una moderna ed efficiente realtà in grado di competere alla pari con i più qualificati operatori logistici pre­senti sul mercato.
In pochi anni l’azienda registra un’enorme crescita dimensionale ma anche operativa e raggiunge livelli di efficienza e qualità allineati ai più elevati standard di mercato e comparabili alla più qualificata concorrenza internazionale che ne fanno oggi un meccanismo perfettamente oliato, non solo confermando la vocazione di ‘costana’ memoria di retroporto di Genova, ma anche quale snodo a vocazione inter­nazionale.

Angelo Scorza

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