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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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28/06/19 09:15

Quante emozioni e ricordi al banchero costa day!

I due fondatori della storica ‘casa dello shipping’ genovese hanno ospitato centinaia di clienti e partner per festeggiare, con un doppio evento, i 50+1 anni di fiorente attività marittima

Genova – Una (doppia) festa, certamente originale e, a detta dei numerosi partecipanti, ben riuscita, quella organizzata da banchero costa per celebrare il primo mezzo secolo abbondante di attività, con gran finale nel giardino di una residenza regale per un sontuoso party di chiusura di una giornata perfetta.

La storica ‘casa dello shipping’ genovese aveva dapprima incontrato circa 300 invitati – tutti bei nomi, rappresentanti del mondo imprenditoriale italiano ed internazionale - al Palazzo Ducale nell’ambito di un convegno dal sapore particolare; non soltanto la celebrazione (in grande stile) di un genetliaco che affonda le sue radici alla costituzione societaria nel 1968, ma anche un momento di ampio dibattito e ‘food for thoughts’ sulle principali linee evolutive della geopolitica globale, con focus sui due paesi a maggior ritmo di crescita tra i ‘grandi’ della Terra, come Cina e India.

Alla sera, altrettante centinaia di ospiti si sono uniti ai partecipanti dell’evento mattutino per celebrare adeguatamente, nella scenografica cornice del Palazzo del Principe di fronte alla Stazione Marittima, il compleanno aziendale di una fiorente attività marittima.

Cresciuta a vista d’occhio sin dalle prime fasi di vita, fino a diventare un’eccellenza imprenditoriale  nota in tutto il mondo, esportando in tanti mercati primari dello shipping il buon nome di Genova,  l’azienda fondata da Umberto Costa Brocardi e da Lorenzo Banchero nella sede (sempre la stessa) di Via Pammatone (dove, poco alla volta, sono stati acquisiti spazi su due piani interi) è ‘ab ovo’ alfiere di un basso profilo, coerentemente al più classico ‘understatement’ genovese.

Eppure le ragioni per essere orgogliosi di quanto fatto, ‘starting from scratch’, vi sarebbero tutte: vi sono aziende del settore che hanno alle spalle quasi due secoli di storia ma forse non possono mettere in campo numeri così altisonanti. Negli ultimi 20 anni, i suoi 191 professionisti che parlano 12 lingue hanno effettuato 1.511 operazioni di vendita e acquisto, circa 35.000 operazioni di noleggio, oltre 10.000 navi assistite, ben 145.000 polizze assicurative stipulate, più di 150 finanziamenti per le navi, solo per fornire alcune cifre auto esplicative.

Il gruppo genovese è molto probabilmente la più famosa e grande ‘casa dello shipping’ in Italia, impegnata in attività di brokeraggio marittimo, agenzia marittima, brokeraggio assicurativo, finanza navale, gestione commerciale, gestione tecnica, ricerche di mercato, rappresentanza di cantieri di riparazione, mediazione di rimorchio e salvataggio, trading di commodities, ed oggi oltre all’Italia opera in 9 paesi: Svizzera (due sedi, dove nel 1979 iniziò l’espansione estera da Ginevra), Monaco, Inghilterra, Russia, Cina, Hong Kong, Singapore, Dubai, Giappone e infine dal 2018 Corea.

Lasciando l’onere di condensare oltre 50 anni di attività condotta al galoppo ad un video molto efficace e ad una sintesi cronologica narrata dal moderatore, i due soci di un tempo – infatti Costa nel 1999 decise di lasciare tutte le quote al partner originale, per dedicarsi ad attività meno impegnative – hanno deciso di incentrare i lavori della mattinata su un forum inedito, che ha idealmente aperto la fitta parentesi (dal 24 al 30 giugno) della Genoa Shipping week 2019; una settimana densa di 50 incontri tecnici ed eventi di business e social networking che riaccende, con cadenza biennale, il faro della shipping community nazionale ed internazionale sulla Lanterna, rivalorizzando il settore marittimo-portuale quale cuore pulsante dell’economia territoriale.

Ma le attese dell’attenta platea erano tutte per il tandem di arzilli broker - classe 1931 Costa, classe 1935 Banchero – chiamati a rispondere ad un’incalzante ‘intervista a due’ con quesiti a volte stuzzicanti, a volte persino impertinenti. E così quello che doveva essere, nei piani organizzativi, un mero corollario alla giornata internazionale di approfondimento dei fenomeni socio-economico-politici cinese ed indiano, di fatto si è trasformato nel momento clou del banchero costa day.

“Intraprendenti e capaci magari lo siamo stati, ma certamente anche capitati nel business in momenti propizi” ha provato a sminuire il valore della propria impresa Banchero, che aveva  cominciato a lavorare come semplice fattorino nel 1949: “Portavo una circolare gialla tutte le mattine con il tram agli armatori genovesi partendo da Febo Amedeo Bertorello con uffici a Sampierdarena e finivo con Andrea Corrado ad Albaro.

A quei tempi erano ancora in uso alcune Liberty da 10.500 tonnellate di portata. “Per esigenze belliche gli americani di Liberty ne avevano costruite 2.600 in due anni; poi dopo la guerra le avevano omaggiate a vari stati e in parte vendute agli armatori mondiali. A metà degli anni ‘50 il Senatore Bibolini aveva inventato le bulkcarrier poi copiate da tutto il mondo e per portate sempre più grandi.  Negli anni ‘70 abbiamo venduto cisterne di grossa portata per valori intorno agli 80 milioni di dollari ciascuna; tanto per dare una idea delle dimensioni, quelle cisterne erano lunghe come se avessero avuto la poppa nei giardini del liceo Doria e la prua a metà dei giardini della Stazione Brignole” sono stati alcuni dei ricordi snocciolati dal broker ancora a capo della sua azienda, che lo scorso anno ha raccontato ad un giornalista inglese le memorie di 69 anni di attività, raccolte nel libro “A glance at shipping after 69 years”.

Gli anni ’60, quando nacque la società, erano quelli del boom economico, Dolce Vita, minigonna, hippie, beat generation, fino alla contestazione del 1968 e il maggio di Parigi: cosa può essere saltato in testa di fare gli imprenditori, di mettersi in gioco da tranquilli impiegati quali erano?

E poi perché proprio loro due, apparentemente così diversi, e non con altri soci?

Costa era di famiglia borghese del Levante ligure ed aveva anche un certo estro artistico, poi riversato in manoscritti e nella pittura; Banchero proveniva dalla amena ma impervia Valbrevenna, hinterland genovese, ed aveva tanta voglia di sgobbare ed un indefessa capacità di mirare a fare qualcosa di importante.

“Lui era assetato più di me di affermarsi. Eravamo anche accaniti concorrenti – ha rammentato Costa, che lavorava alla Orion, mentre Banchero era impiegato alla Gastaldi – ma in occasione di certi incontri, come ai vari delle navi, mostravamo di avere una visione comune del business, su come in Italia fosse matura l’idea di costruire una struttura allora inesistente”.

Senza avere un modello preciso da seguire pedissequamente, i due si ispirarono a grandi ‘brokerage house’ quali Clarksons a Londra, Platou e Fearnleys a Oslo.

“Ad essere precisi l’idea era nata a Glauco Lolli Ghetti che con Alcide Ezio Rosina, dopo un viaggio in Scandinavia, al ritorno gli aveva proposto di fare una società di brokeraggio. Ma siccome avere un armatore socio in una società di brokeraggio non sembrava consigliabile, l’idea non ebbe successo” precisava Banchero. “Qualche anno dopo a pranzo con Umberto buttammo giù una ipotesi di costi per una eventuale società e concludemmo che potevamo farcela”

E così partì la bancosta, non proprio da zero, ma con due ‘principal’ ciascuno: Pudel e Lauro per conto di Banchero; Mondini e Lolli Ghetti per Costa. “Quattro clienti e amici si erano impegnati a dare garanzie bancarie per un determinato ammontare (esattamente erano 5 milioni di lire cadauno) se avessimo avuto necessità di prestiti dalle banche. Se non ricordo male, uno dei nostri clienti, importatore di carbone, la mattina dell’apertura dell’ufficio ci fece pervenire un telegramma col fissato di un carico e una commissione; affare che noi non avevamo concluso…”

Perfetta incarnazione di chi lavora a testa bassa senza porsi troppi quesiti, Banchero ha attribuito a tanti fattori la crescita impetuosa della ditta. “A le staeta na demua” che, per chi non conosce il genovese, che sta scomparendo, significa: È stato un divertimento.

Più pragmatico, ma egualmente sintonizzato, Costa: “Coi pichi risparmi di impiegati, abbiamo avuto l’audacia di provarci; il resto lo ha fatto la congiuntura economica, era il periodo in cui tutti volevano avere elettrodomestici, dunque vi fu il boom di trasporti marittimi carichi di rinfuse per alimentare i cicli produttivi della manifattura. E noi, come mediatori, a beneficiare di tali flussi commerciali”.

Un merito indiscusso, l’ex socio lo riconosce al suo più giovane partner.

“Anni dopo la costituzione, Lorenzo ha capito che l’armamento italiano stava scomparendo. Iniziando dal Giappone, che avevamo ‘aperto’ come mercato con l’armatore Takeo Harada, ha saputo estendere il business all’estero. E oggi che bancosta ha uffici nel Far East a Singapore, Pechino, Hong Kong, Seoul e Tokyo, è stato nuovamente abile nell’individuare che i 2,7 miliardi di cinesi ed indiani saranno il futuro del mercato dello shipping, su cui la società è già balzata sopra”.

Più nostalgico il pensiero di Banchero al riguardo.

“È stata una necessità: mi rattristo al pensare che quando ho cominciato avevamo più di 40 armatori tramp operanti solo a Genova; oggi questa categoria sta su mezza mano…”

Nel quartiere generale, vi sono alcune immagini in quadri e pannelli che possono riassumere questa straordinaria cavalcata, condotta in coppia per 30 anni e poi dal solo Banchero (la cui famiglia è oggi azionista integrale), nell’ultimo ventennio.

Nell’atrio un enorme quadro comprato in Cina mostra un orientale in fasce insanguinate che dice: “Shipowning now and then”, come ad ammonire i clienti armatori che non saranno tutte rose e fiori.

All’ingresso del 1° piano, un vistoso grafico con l’andamento ondivago degli indici dei noli lungo i decenni reca l’emblematico slogan "banchero costa: we were there".

Nel corridoio centrale, un quadro dipinto dallo stesso Costa riassume la baldanzosa crescita del reparto sale & purchase, capace di vendere ben 100 navi tra 1970 e 1975.

Altri pannelli nell’ufficio presidenziali riportano frasi che sintetizzano assai bene il dogma aziendale: da “Surround yourself with people of integrity and get out of their way” a “No enterprise is built on dreams, none without”, come a dire: l’imprenditore non deve sognare ad occhi aperti, ma coltivare un proprio sogno da concretizzare è legittimo e doveroso.

All’evento di Palazzo Ducale, un quasi fuori programma è stato la consegna, da parte di uno dei clienti stranieri della prima ora, la compagnia di navigazione turca Zihni Shipping, di una tela che va ad arricchire la ‘pinacoteca’ aziendale; il dipinto omaggiato personalmente da Capt. Ender Kahya, manager dell’armatore Asaf Güneri di Istanbul, che lo ha donato dalla sua collezione personale, riporta un panorama del centralissimo quartiere Galata, quello probabilmente più elegante ed affascinante della capitale turca, dove spicca la torre costruita dai mercanti genovesi secoli fa.

La seconda parte della mattinata ha visto andare in scena il forum teso ad approfondire come si sono evoluti due paesi che sono emersi in maniera inarrestabile negli ultimi decenni quali protagonisti del mondo da un punto di vista economico ma anche sociale, per non dire politico.

Il titolo del dibattito: "Cina e India si raccontano: e l’Italia s’è desta? I modelli del socialismo capitalista e della democrazia liberale hi-tech: una nuova sfida globale per il Vecchio Continente", intendeva proprio mettere a confronto l’evoluzione, a volte anche tumultuosa, di questi due enormi Paesi – insieme assommano 2,7 miliardi di abitanti, il 35% della Terra - che certamente non si possono più considerare emergenti, essendo ormai stabilmente nelle alte gerarchie mondiali.

Sebbene partendo da diverse basi sociali, Cina e India puntano allo stesso obiettivo di raggiungere la leadership economica mondiale, entrambi avendo saputo reagire in maniera proattiva all’opportunità derivante dall’apertura avuto negli ultimi 20-30 anni, sotto diversi profili, agli altri paesi, che li ha tolti da certo isolazionismo cui si erano relegati.

 

A rappresentare la rapida trasformazione sperimentata sono stati personaggi di spicco di ciascun Paese. Lo storytelling sulla Cina è stato a cura di Cheng Xiaohe, professore associato presso la School of International Studies, Renmin University of China; quello sull’India, appannaggio di Shyam Saran, diplomatico di carriera indiano dal 1970, già segretario al Ministero degli Esteri.

Un terzo relatore prescelto dagli organizzatori, con vasta esperienza sia dal lato economico che da quello politico del paese ospitante, rispondente al nome noto di Corrado Passera, è stato chiamato a parlare come testimone dei tempi che stanno cambiando e per considerare quali opportunità possano ancora afferrare sia l'Italia che l'Europa, in uno scenario in così tumultuosa mutazione.

Nel suo excursus, l’accademico cinese ha raccontato di un paese passato attraverso diverse fasi.

Ad inizio del XX secolo la Cina si desta, risolleva la testa dopo la Guerra dell’Oppio e, grazie alla Rivolta dei Boxers, manda via gli stranieri, ponendo fine all’Imperialismo britannico.

Prende il potere il Partito Nazionalista di Chang Kai-Shek; ma la gente resta povera e ignorante.

Il malcontento dà modo a Mao Tsetung e al Partito Comunista di salire al vertice, dopo la famosa Lunga Marcia, mettendo il contadino al centro di una strategia di rinascita popolare, laddove il focus nel comunismo sovietico era invece incentrato sulla classe operaia (ma in Cina c’erano poche fabbriche).

Nasce un’immagine iconografica della Cina maoista: dal bagno nel Fiume Giallo di Mao Tsetung alla Rivoluzione Culturale, fino al Grande Balzo in avanti; ma resta l’isolazionismo dei tempi passati in uno stato totalitario che non dà sfogo alle masse della gente comune.

La seconda evoluzione parte da fine anni ’70, alla morte di Mao, con l’avvento di Deng Xiao Ping, che pone l’obiettivo di far diventare il paese  allineato alle condizioni di vita della media mondiale, e porta diritto all’attuale percorso di sviluppo, sotto il premier Xi Jinping, con obiettivo ulteriore quello addirittura di insidiare il primo posto degli Stati Uniti come potenza economica, tramite il grandioso progetto della Via della Seta.

Sono parte di questa strategia, la normalizzazione delle relazioni esterne, l’introduzione del libero mercato, della proprietà privata e della libertà d’impresa, l’attrazione di investimenti esteri e l’apertura dell’educazione ad ampi strati sociali della popolazione, la privatizzazione degli asset statali a favore di ‘oligarchi’ (un po’ come in Russia),  da cui nascono i nuovi ricchi cinesi.

Ma restano sempre gli stessi problemi politici, ha affermato il docente cinese, per nulla filogovernativo sotto diversi aspetti: un solo partito, nessuna opposizione, militari al potere senza responsabilità e dunque libero sfogo alla corruzione – fenomeni negativi di cui sono cartine di tornasole la protesta di Piazza Tienanmen e la continua mancanza di una vera libertà di stampa e di opinione; questo è un vero limite allo sviluppo della Cina, ha concluso Cheng Xiaohe.

Sul versante indiano, siamo di fronte ad un paese (meglio, un sub-continente) che è giovane e  ‘multi’ sotto diversi profili: etnico, religioso, culturale, linguistico.

L’India, dopo l’indipendenza dal Regno Unito oltre mezzo secolo fa, è una federazione di Stati che potrebbe essere una sorta di modello per l’Unione Europea, ma con un governo centrale unito e coeso. La sua diversità è la forza di questa democrazia pluralista, la cui giovane popolazione ha smania di crescere nel segno dell’educazione, del benessere, con salari e welfare familiari adeguati.

La popolazione indiana è molto high tech, quella locale è un’economia digitalizzata, e quella indiana è la popolazione più ‘internetizzata’ del pianeta.

Di fatto, il controllo dei dati è una della chiavi di lettura della geopolitica attuale; e l’India già dal 2009 ha adottato un codice fiscale biometrico denominato Aadhar.

Il paese è oggi leader in alcuni settori: Scienze Spaziali, Energia Atomica, Information Technology. Ma l’Italia è ancora poco presente in India, ci sono investimenti risibili, anche se la Vespa e Fiat sono brand popolari

Il diplomatico indiano ha concluso spiegando come la globalizzazione sia una scelta sana e vincente contro il sovranismo che imperversa; chi saprà guidarla sarà alla testa del mondo, ha detto Shyam Saran.

L’innovazione, su cui ha improntato il suo intero percorso professionale, è la sfida che, secondo Passera, va colta. Da Amministratore Delegato di Olivetti, il manager ed imprenditore comasco ha affrontato il passaggio dall’informatica tradizionale alla ICT Information and Communications Technology, foriera della creazione di due startup di grande successo come Omnitel e Infostrada. 

In Poste Italiane tra 1998 e 2002 si è riuscito a trasformare un ente pubblico poco efficiente in un moderno operatore postale e in una delle banche postali di maggior successo al mondo, lanciando anche Poste Vita, che in poche anni ha raggiunto la leadership nazionale.

Nel settore bancario, da CEO di Ambroveneto prima, di Banca Intesa successivamente e, infine, di IntesaSanpaolo, ha contribuito a creare una delle più solide banche europee.

Da Ministro dello Sviluppo Economico (2011- 2013) ha introdotto una legislazione amichevole nei confronti delle startup ed ha riorganizzato profondamente il mondo degli incentivi all’innovazione.

Nel 2018 ha dato vita a una startup bancaria attraverso SPAXS, la più grande special purpose acquisition company (SPAC) lanciata in Europa, con una raccolta di 600 milioni di euro; l’obiettivo è quello di creare una ‘new paradigm bank’ specializzata nel credito difficile alle PMI, nell’acquisto e gestione di NPL Non Performing Loans Corporate e nei servizi di digital e mobile banking per imprese e famiglie. La nuova banca, illimity, di cui è Amministratore Delegato, è operativa e quotata all’MTA Mercato Telematico Azionario da marzo 2019.

Nel suo apprezzato intervento, Passera ha annotato come l’Europa, intesa come UE, abbia poche scelte, se non vuole fare la classica fine del vaso di coccio, rispetto a potenze consolidate e recentemente affermate, con connotazioni diverse ma egualmente determinate a non mollare  la leadership.

Riuscirà dunque la disunita e un po’ malandata UE a farsi rispettare, come una ‘pari’ da Stati Uniti, Russia, Cina e India? Questo il quesito retorico posto all’audience dal banchiere lombardo.

Angelo Scorza

TAG : Broker
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