English
APRI
Già registrato? ACCEDI o Abbonati
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
13/01/21 13:10

Profondo rosso per il traghettamento spagnolo

Balearia stima una perdita fra i 15 e i 25 milioni di euro a fine 2020, mentre Naviera Armas chiude l’accordo con i bondholders per la ristrutturazione del debito e mira a liberarsi di Trasmediterranea, con Grimaldi e GNV sullo sfondo

Se Atene piange, Sparta non ride. Il traghettamento italiano ha fatto i conti con un annus horribilis, il 2020, che si è chiuso con una perdita, per quanto riguarda i movimenti passeggeri, in alcuni casi vicina al 100%, come appena certificato da un report del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ed è stato anche l’anno della crisi delle compagnie Moby e Tirrenia-CIN, che hanno presentato richiesta di concordato ‘in bianco’ (accettata dal tribunale di Milano) ottenendo, per ultimo, una ulteriore proroga dei tempi per poter presentare il piano definitivo.

Come detto, le cose non vanno meglio in Spagna. Balearia, il secondo gruppo più grande ad operare nelle acque della penisola iberica, stima a fine 2020 una perdita compresa fra i 15 e i 25 milioni di euro. “Fino al 15 marzo le cose stavano andando molto bene, con una crescita fra il 10 e il 15% rispetto al 2019 – ha detto recentemente il presidente della compagnia, Adolfo Utor, in una intervista a un quotidiano locale delle isole Baleari – e infatti avevamo previsto un EBITDA a 100 milioni di euro, per quanto con un livello di debito piuttosto elevato. Poi è subentrato il lockdown e tutto quello che ne è conseguito, quindi il 2020 avrà un EBITDA di circa 40-45 milioni di euro, meno della metà di quanto previsto. E anche il risultato finale sarà negativo, con una perdita stimata appunto fra i 15 e i 24 milioni di euro”. La compagnia, nel corso dell’emergenza sanitaria, ha attivato l’equivalente strumento spagnolo della cassa integrazione per circa il 30% dei suoi dipendenti, integrando comunque il corrispettivo sino al raggiungimento dello stipendio pieno.

Intanto il gruppo Naviera Armas Trasmediterranea ha chiuso l’accordo con creditori e bondholders per la ristrutturazione di un debito vicino agli 800 milioni di euro anche a causa di obbligazioni (con scadenza 2023 e 2024) emesse nel 2016 e nel 2018, queste ultime scelte per finanziare l’acquisizione di Trasmediterranea (costata 300 milioni di euro), da cui è poi originata la perdita di liquidità. Secondo quanto riportato da El Confidencial, l’intesa è stata raggiunta sulla base della conversione di parte dei debiti del gruppo in capitale sociale. I bondholders avrebbero quindi accettato di scambiare il 40% delle obbligazioni in loro possesso con una partecipazione compresa fra il 50 e il 65% del capitale sociale del gruppo, con la famiglia Armas cui resterebbe comunque la gestione. Nel frattempo Banco Santander continuerà a finanziare la società con una nuova linea di credito, utile per pagare gli stipendi ai 1.600 dipendenti del gruppo.

Condizioni, tutte queste, che dovrebbero permettere a Naviera Armas di ottenere un prestito da 100 milioni di euro da SEPI (Sociedad Estatal de Participaciones Industriales) entro la fine del mese di febbraio. Se tutto dovesse andare a buon fine, l’esposizione debitoria si ridurrebbe a circa 500 milioni di euro. Una cifra che potrebbe abbassarsi ancora, a livelli decisamente più sostenibili, se il gruppo dovesse decidere di cedere Trasmediterranea, cui sono interessante – secondo i rumor in arrivo dalla Spagna – oltre alle iberiche Balearia e Boluda, anche le italiane GNV e Grimaldi. Due compagnie che nei mesi scorsi hanno intrattenuto rapporti di mercato piuttosto fitti con Armas: a dicembre 2019 il traghetto Ciudad de Cadiz è stato venduto a Grimaldi, mentre in seguito sono stati sub noleggiati il Tenacia e il Forza con contratti di un anno a GNV. Più recentemente, invece, è stato venduto in Canada il Villa de Teror, per un valore di poco inferiore ai 100 milioni di euro.

Stampa