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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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22/05/20 16:31

Perotti apparecchia la tavola per ‘papparsi’ Perini

Sanlorenzo fa la due diligence per acquisire dagli azionisti Tabacchi e Tacoli la maggioranza delle quote del cantiere viareggino specializzato nelle barche a vela, che cerca di ristrutturare il suo indebitamento

di Angelo Scorza

 

Ufficialmente l’operazione è attualmente ‘solo’ in fase di valutazione ed è subordinata all’esito positivo delle verifiche e degli approfondimenti (appena avviati), al raggiungimento di accordi vincolanti tra le parti, ed è soggetta al verificarsi di diverse condizioni.

Ma difficilmente si sarebbero scucite le bocche del ‘potenziale’ acquirente se l’esito della trattativa non fosse pressochè scontato o quasi.

“Sanlorenzo S.p.A. – è ancora la nota stampa ufficiale a recitare parole di cautela - sta valutando l’eventuale ingresso nel capitale sociale di Perini Navi S.p.A. - attualmente posseduta da Fenix S.r.l., società riferibile alla famiglia Tabacchi, e da Lamberto Tacoli, nonché da Fabio Perini anche indirettamente - e allo scopo ha ottenuto dai soci il riconoscimento di un periodo di esclusiva per porre in essere le opportune verifiche. All’esito dell’operazione, ove realizzata, è previsto che Perini Navi sia partecipata in maggioranza da Sanlorenzo”.

Come spesso capita, i migliori acquisti si fanno in periodi di crisi nera; dunque quale migliore occasione per mettere a segno un gran colpo da parte del sagace Massimo Perotti, indiscusso numero uno del Gruppo Sanlorenzo, che non una ‘bella pandemia’ (si fa per dire, logicamente) capace di dare una ‘bicellata’ decisiva al tracollo di chi è già scivolato sulla soglia di un rovinoso dirupo?

È quanto è capitato in questi ultimi anni ad un marchio prestigioso come quello fondato nel 1983 da Fabio Perini - la cui ‘vision’ era quella di rivoluzionare la vela avvolgibile e i sistemi di controllo velico - tuttora leader mondiale nella costruzione di imbarcazioni a vela oltre i 40 metri di lunghezza e sinonimo di eccellenza nell’alta gamma, malgrado le ultime vicissitudini finanziarie.

Proprio ieri il Consiglio di Amministrazione di Perini “ha valutato di intraprendere un percorso finalizzato alla ristrutturazione dell’indebitamento, auspicabilmente mediante un accordo ai sensi dell'articolo 182 bis l.f., al fine di salvaguardare l’operatività e la continuità aziendale; il CdA ha deliberato che, per raggiungere tale obiettivo, presenterà a breve un ricorso dinanzi al Tribunale di Lucca, ai sensi dell’art. 161, sesto comma, R.D. 16 marzo 1942.

Attraverso tale procedura – prosegue la nota societaria – Perini intende avvalersi di uno strumento di gestione della crisi per superare un momento di importante tensione finanziaria, aggravata dalla situazione emergenziale determinata dal Covid-19 e dal suo impatto su tutti i mercati. L’obiettivo perseguito è quello di preservare l'attività e la storia aziendale dando continuità alle importanti commesse in essere e assicurando la miglior soddisfazione possibile per i propri creditori, in conformità al percorso che si sta intraprendendo” conclude l’annuncio del costruttore specializzato  nella progettazione e costruzione di barche a vela, con 63 yacht varati fino ad oggi, tra cui 59 imbarcazioni a vela e 4 a motore.

Tre anni fa il cantiere toscano – che detiene anche il marchio del costruttore spezzino di yacht a motore Picchiotti – aveva ufficializzato l’ingresso nel suo capitale sociale della famiglia Tabacchi e di Lamberto Tacoli (ex CRN Ancona) mediante un aumento di capitale di 27 milioni di euro; un’operazione che permetteva a Tabacchi di acquisire, attraverso la holding Fenix, il 49,9% delle quote, mentre il restante 50,1% rimarrà nella disponibilità di Faper Group, holding di partecipazioni fondata da Fabio Perini, creatore del marchio e della tecnologia che ha sempre caratterizzato i sailing yacht, e al quale veniva riservato il ruolo di presidente onorario.

Successivamente Perini doveva abbandonare il timone societario ‘abdicando’ alla maggioranza azionaria, che diventava appannaggio di Tabacchi-Fenix con l’80%, mantenendo il 18% con Tacoli manager-azionista al 2%; naturalmente prima del rimpasto di quote che avverrà con il take over da parte di Perotti, l’acquirente ancora sottolinea la complementarità di attività.

“Sono segmenti, dimensioni di business e percorsi diversi, ma accomunati dagli stessi valori fondanti, rappresentati da un limitato numero di imbarcazioni prodotte ogni anno, dal design inimitabile, realizzate su misura con la massima qualità e destinate ad una esperta e sofisticata clientela internazionale” recita, con l’inevitabile retorica del caso, il comunicato stampa, che tuttavia non parla ancora, logicamente, di probabili razionalizzazioni di costi, che forse andranno ad incidere sulla manodopera.

“Si tratterebbe – il condizionale, anche scaramanticamente, è ancora d’uopo - di un’operazione coerente con il modello di business di Sanlorenzo, che ha dimostrato e sta dimostrando la sua efficacia, e permetterebbe di ampliare il perimetro di attività e consolidare ulteriormente la propria presenza nel settore dei superyacht. L’operazione sarà approfondita dalle parti durante un periodo di esclusiva in piena condivisione ed armonia che permetterà di valutare costi e sinergie possibili e di valutare l’eventuale interesse a concludere l’operazione” termina sibillinamente l’annuncio.

Attualmente Perini navi ha 55 milioni di euro di fatturato ma accusa un indebitamento dello stesso importo ed una perdita di 25 milioni.

Il prezzo della transazione – secondo fonti di mercato – si aggira intorno ai 50 milioni.

Sanlorenzo – che si definisce “l’unico player della nautica di lusso a competere in diversi segmenti con un unico marchio, producendo yacht e superyacht su misura personalizzati per ogni armatore, caratterizzati da un design distintivo e senza tempo – ha una produzione articolata su tre linee (Divisione Yacht, yacht in composito di lunghezza tra 24 e 38 metri; Divisione Superyacht, yacht in alluminio e acciaio tra 40 e 68 metri; Divisione Bluegame, sport utility yacht in composito tra 13 e 22 metri) e in quattro siti produttivi (La Spezia, Ameglia, Viareggio e Massa).

Nel 2019 i ricavi netti sono stati 456 milioni di Euro e il risultato netto di 27 milioni di Euro.

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