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17/02/17 17:25

Operativa la nuova jv tra Barbaro e Rosneft, mentre Coeclerici guarda ai porti del Far East

Gli operatori italiani raccontano i loro nuovi progetti in Russia in occasione di un apposito forum organizzato a Genova, da cui emerge il danno provocato all’export nazionale dalla sanzioni contro Mosca

Genova - Il gruppo armatoriale siciliano Pietro Barbaro ha da poco sancito l’avvio delle attività delle sua nuova joint-venture col colosso petrolifero russo Rosneft, mentre la genovese di nascita, anche se ormai basata stabilmente a Milano, Coeclerici, valuta nuovi investimenti minerari nel paese degli Zar ma studia anche come insediare una sua presenza stabile nei porti del Far East, per servire i clienti della regione.

I due operatori italiani annunciano novità e progetti in corso in occasione del seminario “Italia-Russia: l’arte dell’innovazione”, organizzato a Genova dalla Regione Liguria in collaborazione con diversi enti di entrambi i paesi, e il cui leit-motive riguarda il danno economico che le sanzioni occidentali contro Mosca hanno provocato più agli esportatori del Vecchio Continente che ai veri destinatari delle misure.

“Dallo scorso dicembre è ufficialmente operativa Prime International, joint-venture tra il gruppo Pietro Barbaro e Rosneft la cui costituzione era già stata annunciata nei mesi scorsi” rivela Federica Barbaro, Amministratore Delegato di PB Tankers, una delle società operative della conglomerata marittima palermitana. “Attualmente la società opera principalmente nella fornitura di servizi logistici, brokeraggio navale e gestione commerciale per i clienti di Rosneft in relazione all’attività di trading di greggio e prodotti petroliferi, ma stiamo ragionando con i nostri partner russi sulla possibilità di investire anche in naviglio di proprietà”.

Prime International è la seconda joint-venture tra Barbaro e Rosneft e l’ennesima iniziativa russa di un gruppo che vanta una presenza ormai ben radicata nel paese: “Siamo stati tra i primi, oltre 25 anni fa, ad investire in tanker ice-classed per l’export di greggio russo sulle rotte nordiche, mentre nel 2006 abbiamo acquisito la società Best di Samara, trasformata poi in Prime Shipping, tramite cui abbiamo costruito una flotta di tanker fluviali operative sul Volga, principalmente per conto della compagnia TNK-BP”. Quando poi quest’ultima è stata acquisita da Rosneft, la corporation petrolifera ha deciso di rilevare la maggioranza di Prime Shipping, e quindi di dare vita, in tempi più recenti, anche a Prime International.

“Le difficoltà non mancano – assicura l’armatrice italiana – ma offrendo un servizio di qualità ai clienti si possono ottenere riscontri positivi sul mercato, anche grazie all’assistenza di Intesa Sanpaolo, sempre vicina alle aziende italiane, e di SACE”.

Ancor più datata è la presenza in Russia di Coeclerici, “che dispone di un proprio ufficio a Mosca fin dal 1960, aperto da mio nonno” ricorda Urbano Clerici, figlio del Presidente Paolo Clerici nonché attuale Amministratore delegato della società attiva nell’estrazione, nel commercio e nella logistica (anche con propri mezzi navali) del carbone, che da anni ha ormai spostato il suo headquarter da Genova a Milano.

“Con gli investimenti fatti negli ultimi anni nelle miniere in Siberia le nostre riserve sono cresciute esponenzialmente e la produzione è passata da 40.000 tonnellate nel 2008 a 1,5 milioni di tonnellate, mentre gli addetti in Russia nello stesso periodo sono cresciuti da 450 a 700”.

Un’espansione che richiede un impegno sempre maggiore anche sul versante logistico: “Nel 1999 siamo stati i primi a caricare una Capesize nei porti del Nord del paese, a da anni abbiamo in gestione 2 banchine nel porto di Murmansk, ottenute investendo 18 milioni di euro nel dragaggio dei fondali. Da un paio d’anni abbiamo anche un contratto di servizio con il porto di Vladivostok, per servire i clienti asiatici”. Cina, e soprattutto Giappone, hanno infatti un peso sempre maggiore per il business di Coeclerici, motivo per cui – rivela Clerici a margine del suo intervento al convegno genovese – stiamo valutando di investire ancora in ambito portuale e guardiamo con attenzione gli scali del Far East: vogliamo insediare una nostra presenza stabile in quest’area per poter servire meglio i nostri clienti della regione”.

Tornando alle dinamiche più generali del rapporto commerciale tra Italia e Russia, emerge chiaramente da tutti gli altri interventi dei relatori la diffusa contrarietà rispetto alle sanzioni internazionali nei confronti di Mosca, che – spiega Antonio Fallico, Presidente Banca Intesa Russia e Presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia – “hanno avuto un effetto rovinoso sul nostro export. Nel 2013, le vendite italiane in Russia ammontavano complessivamente a 11 miliardi di euro, mentre nel 2016 si sono fermate a poco più di 6 miliardi”.

Eppure il mercato russo avrebbe ancora enormi potenzialità da esprimere per le aziende del Belpaese, e infatti gli interventi di Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, Edoardo Rixi, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Liguria, ed Emanuele Piazza, Assessore allo Sviluppo Economico Comune di Genova – che seguono lo speech dell’Ambasciatore russo in Italia

Sergey Razov – sono tutti tesi a ribadire la necessità di ricostituire un rapporto stabile e produttivo, sia dal punto di vista politico che economico, con la Russia.

Anche Giuseppe Zampini, che parla nella sua doppia veste di Presidente di Confindustria Genova e di Ansaldo Energia, ribadisce il concetto senza mezzi termini, definendo le sanzioni “una stupidaggine politica”. Ansaldo Energia è presente a in Russia con propri uffici sia a Mosca che a Sen Pietroburgo, e riesce a lavorare in loco senza grossi problemi, “ma per le nostre PMI è tutto più difficile. Inoltre, con le sanzioni, molte aziende italiane sono andate a produrre direttamente in Russia a causa del divieto di export, ma questo danneggia l’Italia”.

Riportando il focus sul trasporto merci, l’Amministratore delegato di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) Maurizio Gentile, dopo aver ricordato i 23 miliardi che la società sta investendo per collegare i porti del Nord Italia alla rete ferroviaria europea, si dice convinto della necessitò di rafforzare il trasporto merci su ferro con la Russia: “La Cina ha avviato il progetto ‘One Belt One Road’, nell’ambito del quale nel 2016 le ferrovie tedesche Deutsche Bahn hanno movimentato su ferro 40.000 container tra Repubblica Popolare ed Europa. Senza arrivare a pensare a un link così esteso, sarebbe comunque utile ragionare su un network ferroviario che colleghi Italia e Russia, magari attraverso le regioni del Mar Nero, e che sia alternativo e complementare ai trasporti marittimi”.

Il dibattito si sposta poi sul turismo, settore anch’esso colpito dalle sanzioni occidentali nonostante il tradizionale interesse dei russi verso diverse mete italiane, comprese alcune note località liguri. Sul tema intervengono i rappresentanti delle due principali compagnie crocieristiche italiane, ovvero Neil Palomba, Direttore Generale di Costa Crociere, e Leonardo Massa Country Manager Italia di MSC Crociere. Entrambi concordano sulle grandi potenzialità del mercato russo per il prodotto crociera, in gran parte ancora inespresse, e ribadiscono anche l’importanza del paese degli Zar come destinazione pe i loro itinerari.

“Costa è presente in Russia da tempo – ricorda Palomba – e nel 2017 abbiamo in programma 34 toccate a San Pietroburgo, oltre ad alcuni scali nel porto di Vladivostok, dedicate principalmente ai nostri clienti asiatici”.

Per MSC – interviene poi Massa – il mercato russo si è dimostrato un bacino d’utenza in crescita negli ultimi anni, ma si può fare ancora molto. La nostra compagnia è comunque già presente stabilmente nel paese con partenze regolari da San Pietroburgo per vari itinerari nel Mare del Nord”.

 

Francesco Bottino

TAG : Tanker
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