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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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07/06/18 09:00

Odessa nuovo polo marittimo d’Europa

Cresce l’interesse per lo shipping e la portualità dell’Ucraina, con la ‘capitale marittima’ nazionale sugli scudi per un doppio evento internazionale di settore

Dal nostro inviato

 

Odessa - Che il centro di gravitazione degli equilibri economici mondiali si stia spostando dalla Vecchia Europa verso est non è certo una sorpresa.

E non si tratta solo di ‘merito’ della Cina e del suo ardito progetto di rivitalizzare l’antica Via della Seta, declinandola sotto nuove premesse e con chiari obiettivi di supremazia economica, ideologica e strategica.

In ambito marittimo, se guardiamo al distretto mediterraneo, è ben nota la centralità strategica della Grecia, sia sotto il profilo armatoriale (Atene, dove risiedono circa 900 compagnie di navigazione, è l’indiscussa patria mondiale dello shipping) sia, da qualche anno (esattamente da quando gli interessi della MSC di Aponte prima e della cinese COSCO poi vi hanno fatto capolino), anche portuale, con la ‘promozione’ del vetusto scalo del Pireo ad hub leader orientale nel Mare Nostrum, l’autentica ‘porta mediterranea’ della Cina.

A corredo di ciò, tutto il paese ellenico resta indiscutibilmente quello in cui la presenza del settore marittimo nella componente della vita quotidiana sia la maggiore in tutto il mondo. E ciò si riflette anche nell’ambito degli eventi organizzati, a cominciare da quella straordinaria kermesse che è Posidonia, la fiera ‘all inclusive’ dello shipping globale per antonomasia che proprio in questa settimana ha aperto i battenti e dopo 50 anni di successi è in grado di richiamare da tutti gli angoli mondiali decine di migliaia di delegati professionali.

Più ad oriente, ma senza peraltro avere la medesima alta componente armatoriale, un altro hub preminente ed emergente è quello di Dubai, dove sceicchi e sultani pompano regolarmente ‘petro-dollari’ in un impianto in costante divenire per trasformare una landa un tempo desertica nella ‘città perfetta’ (cui non manca davvero niente) emblema di un futuro modus operandi e modus vivendi che peraltro è già molto presente. E pure l’economia marittimo-portuale dei paesi della cintura mediorientale araba, agevolati anche da misure fiscali di cui le ZES sono solo l’ultimo stadio di sviluppo, vibrano al contorno nei segmenti della cantieristica e dell’offshore, dei terminal per la rigassificazione e di quelli per la movimentazione dei container.

Ma senza andare troppo in là, se dal Mar Egeo si passano Bosforo e Dardanelli, si ‘sbuca’ in Mar Nero, dove l’Atene e la Dubai locali si chiamano Odessa.

La capitale portuale dell’Ucraina è città ancora fascinosa e vivace, specie dopo essersi scrollata di dosso da quasi tre decenni quella coltre polverosa del giogo sovietico che neanche l’Anschluss operato nel 2014 da Vladimir Putin ha saputo reiterare (la manovra di ‘take over’ territoriale dello spietato Zar del Cremlino si è infatti limitata alla sola Crimea russofila), e sotto il profilo marittimo si è dotata di rinnovato vigore.

Ed anche se è ancora il russo la lingua più diffusa nella città che, curiosamente, ha tanti addentellati italiani e specie napoletani - sulla mitica scalinata della scena madre della Corazzata Potiomkin di Sergei Eisenstein pare venne composta la canzone-bandiera di Napoli e dell’Italia “O’ sole mio’”, mentre molti architetti partenopei contribuirono a realizzare l’urbanistica più elegante nel centro storico dei viali ‘alla parigina’ – lo spirito nazionalista e indipendentista ucraino, che tende a tenersi bene alla larga dall’influenza di Mosca, resta molto forte e accentuato.

Ciò vale naturalmente anche in ambito marittimo-portuale, dove da un lato il porto storico di Odessa è oggetto di un processo di rinnovamento magari lento ma ormai deciso e progressivo per entrare nel novero di quelli di scala UE a livello di qualità dei servizi e delle facilities; e dall’altro gli operatori della galassia armatoriale, soprattutto quelli delle professioni ancillari e complementari all’armamento vero e proprio, proliferano in un humus di indubbio valore e di portata rilevante, imperniato intorno ai mestieri legati agli asset principali del paese: la produzione e l’export di granaglie e di prodotti siderurgici, due filoni merceologici capaci di dare vita ad un commercio piuttosto dinamico, che viaggia soprattutto via nave.

Sotto il profilo sociale, che una buona parte della popolazione attiva sui circa 60 milioni di ucraini guardi al mare come ad un sbocco professionale sicuro, traguardando un impiego in navigazione che va dai ranghi più elevati della tabella di armamento a quelli dei semplici ‘comuni’, non è logicamente una scoperta di oggi; le scuole di formazione professionale e l’Accademia della Marina Mercantile non faticano certo a trovare nuovi adepti nelle giovani leve anche perché le allettanti pubblicità di impiego nelle grandi società di shipmanagement che danno poi linfa vitale alle attività di manning e di crewing pullulano letteralmente, e si trovano ben esposte anche agli occhi dei semplici turisti di un giorno nelle sale degli aeroporti e all’ingresso della stazione marittima in porto.

Il riscontro puntuale di questa realtà pulsante di shipping ucraino assai ‘vivo e vegeto’ si è avuto, anche da parte del vostro cronista, alla recente settimana di fine maggio che ha visto succedersi a stretto ridosso due eventi di punta. In sole 48 ore – ma preceduti e seguiti da momenti sociali che hanno sconfinato in campo sportivo (calcio e vela principalmente) – si sono infatti svolte due manifestazioni comprensive di una parte congressuale di una certa densità e quindi di una serata di gala a completamento dell’intenso networking, capaci di catturare l’intera nazione dello shipping ucraino come pure tanti ospiti provenienti dall’estero.

Ed anche se, a differenza della molto bene attrezzata e organizzata (anche in tema di comunicazione all’esterno) Posidonia, manchino fonti ufficiali puntuali di approfondimento su numeri e fatti occorsi, non è difficile ricostruire una realtà tangibile come quella vissuta in prima persona.

È ormai quasi maggiorenne l’International Conference Grain & Maritime Days, edizione XVII, svolta su due giornate, e organizzata da APK-Inform Agency e dallo studio di avvocati marittimisti Interlegal, col supporto di sponsor di calibro quali Buhler e Maersk, col patrocinio di BIMCO, International Finance Corporation (World Bank) e Ukrainian Sea Ports Authority.

Il bacino di utenti della conferenza, svolta all’hotel Black Sea di Shevchenko Park, è stimato in oltre 450 presenze provenienti da 30 paesi, interessati ai cicli di approvvigionamento delle granaglie e loro spedizione dai porti della regione del Mare d’Azov (Mariupol, Odessa, Yuzhny, Chornomorsk, Mykolaiv , Kherson), che ultimamente si sentono penalizzati da costi logistici troppo elevati a detrimento dei caricatori, che potrebbero essere invogliati a scegliere scali alternativi.

Tra le aziende partecipanti grossi nomi del trading di commodities e della produzione industriali di carichi secchi quali Kernel, Swiss Commodities, Arcelor Mittal, MMK, Stemcor, Cargill, Glencore, Tata Steel, Bunge, Tenaris, Eurochem, Rusal.

La serata mondana clou è quella effettuata al resort sul mare Maristella Marine Residence, mentre il Gala Dinner al Mafia Rave Terrace conclude la kermesse, seguita al sabato dal torneo di calcio Odessa Shipping Cup allo stadio della squadra dell’FC Chernomorets.

Ruota intorno all’Ukraina Odessa Shipbrokers Club (USBC), fondato otto anni fa per dare vita ad una community settoriale più compatta ed affiatata, il sempre più atteso Annual Shipbroker's Dinner Odessa, che nella gran serata del venerdì raduna oltre 500 selezionati invitati sulla elegante terrazza (ritenuta la più alta della città) in riva al mare dell’M1 Club, nel quartiere dei divertimenti di Arcadia, e a due passi da uno dei tre terminal container di Odessa.

Tra gli invitati, l’edizione 2018 ha visto una sparuta ma fiera rappresentanza tricolore, nelle persone dei broker di P&I Club genovesi Stefano Calza e Giovanni Chiappini di PL Ferrari, Gianluigi Zanga e Alberto Ferrari di First.

L’escalation dell’evento ucraino è stata sensibile: dalla prima edizione nel 2011 quando si erano contati 124 partecipanti da 11 nazioni (Ucraina, Russia, Grecia, Cipro, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Turchia e Lettonia), adesso le presenze si sono quasi quintuplicate, ed anche la qualità degli ospiti (arrivati da 28 paesi diversi) si è decisamente elevata, per la legittima gioia dei maggiori sostenitori dell’iniziativa, le aziende Varamar, Aquavita, Phaethon, Vernal, MB Shipping, Graincorp, Primetransport, Tranship.

All'inizio del 2016, USBC è diventato il rappresentante esclusivo di FONASBA in Ucraina, in stretto contatto con le organizzazioni marittime internazionali BIMCO, INTERCARGO e INTERTANKO nella stesura di documenti standard, linee guida e contratti. Nel dicembre 2016 il Maritime Business Club e lo Shipbroker's Club ucraini sono diventati membri a pieno titolo del Consiglio Pubblico presso il Ministero delle Infrastrutture dell'Ucraina, il che offre l'opportunità di raccogliere, discutere e risolvere questioni chiave per i membri delle rispettive organizzazioni, sicché USBC è l'unico rappresentante attivo e completo degli agenti marittimi e mediatori ucraini sia a livello nazionale che internazionale.


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Angelo Scorza

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