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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/09/18 04:30

Nei primi sei mesi del 2018 il rosso di Moby sale a 60 milioni

A luglio il tribunale di Milano ha imposto a Tirrenia un deposito di 2 milioni per un contenzioso con un autotrasportatore

Il Gruppo Moby, in attesa della fusione con Tirrenia prevista a novembre, archivia il primo semestre del 2018 con ricavi il lieve calo da 237 a 233 milioni rispetto allo stesso periodo del 2017, Ebitda negativo per 8,8 milioni (dai 25 milioni in positivo dello stesso periodo un anno fa), il margine operativo è anch’esso negativo per 39,3 milioni (da -3,8 milioni) e il risultato netto è in rosso per 60,2 milioni (dai -24,6 milioni di un anno prima). Diversamente dal primo semestre 2017, quest’anno il gruppo non ha beneficiato di una plusvalenza da oltre 10 milioni generata dalla vendita di un traghetto. L’indebitamento complessivo è pari a 692 milioni e l’esposizione finanziaria netta risulta negativa per 483 milioni per effetto di una cassa pari a 205 milioni al 30 giugno.

Il calo dei ricavi nel periodo gennaio – giugno è imputabile soprattutto al business dei traghetti (-3,8 milioni; in particolare per i collegamenti merci con la Sardegna) e alla divisione rimorchio portuale in Sardegna (-1,9 milioni per un minor traffico di navi nel porto di Cagliari). A ciò vanno poi sommati maggiori costi in particolare per l’acquisto di carburante (9,6 milioni), per i noleggi di navi (7,8 milioni) e il personale a bordo (3,2 milioni) per effetto dell’apertura di nuove linee su Catania. Sulla Sicilia la quota di mercato di Moby nel trasporto merci è salito dal 31% del 2016 al 39% del 2017 (anche se sui conti pesa la guerra al ribasso sulle tariffe con Grimaldi), mentre sulla Sardegna si attesta intorno al 67% per il trasporto passeggeri e al 69% per il cargo.

Il direttore finanziario di Moby, Francesco Greggio, conferma che “l’aumento di costi è legato anche alle nuove iniziative che abbiamo in piedi in Sicilia, nel Baltico e in Corsica. L’Ebitda degli ultimi 12 mesi è di 98 milioni e l’impatto negativo di queste start up è di 19 milioni. Siamo entrati in un nuovo mercato, la Sicilia, che era monopolistico e abbiamo cominciato a fare leva sui volumi, che stanno crescendo (+6,8%), ma si scontano le politiche commerciali concesse proprio per aumentare i volumi. Il ciclo di vita per queste start-up è molto lungo e questo determina che il break-even non sia immediato ma l’andamento del 2018 e le attese per il 2019 ci lasciano ben sperare”.

A proposito infine dei covenant finanziari con gli istituti di credito Greggio si dice “fiducioso sulla possibilità di rispettarli a fine anno”. Nessun aumento di capitale né cessione della divisione rimorchiatori sono in programma. A proposito invece della possibilità di cedere naviglio il direttore finanziario dice: “Fa parte del nostro business quindi se ci fossero delle opportunità di mercato le coglieremo”.

Dai documenti presentati da Moby alla borsa del Lussemburgo (dove è quotato il bond da 300 milioni di euro con scadenza 2023 e rendimento 7,75%) si apprende inoltre che le nuove navi ro-ro che il cantiere tedesco Flensburg sta completando per il gruppo italiano faranno capo alla nuova società F.lli Onorato Armatori Srl, che a sua volta le girerà in subnoleggio a Tirrenia. Sul fronte legale, infine, l’azienda segnala che a luglio il tribunale di Milano ha imposto all’ex-compagnia pubblica e alla capogruppo Onorato Armatori di depositare a garanzia 2 milioni di euro per una controversia con un autotrasportatore che ha portato in tribunale la compagnia di navigazione per un presunto inadempimento contrattuale.

Nicola Capuzzo

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