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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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01/10/18 08:59

Napoli abbraccia Genova tutta la settimana

Alla terza edizione della Naples Shipping Week, il porto genovese, ‘adottato’ da tutto il cluster marittimo-portuale nazionale, al centro dei convegni e degli eventi

Dal nostro inviato

 

Napoli – Tre, normalmente, è il numero perfetto; ed effettivamente un vero successo è stata anche questa terza edizione della Naples Shipping Week, che ha visto come elemento trainante un leit motiv di piena attualità, sulla scorta delle contingenze ed emergenze determinate dai fatti degli ultimi due mesi.

La perfetta macchina organizzativa della NSW,sempre attenta a quanto accade nel concreto, non poteva certo trascurare la tragedia genovese del 14 agosto; e così è stato fin dal principio, da quando Umberto Masucci (Propeller Club) e Carlo Silva (Clickutility) hanno deciso un ‘sottotitolo’ di impatto alla kermesse 2018, legato alle tragiche prima e ora controverse vicende del primo porto nazionale.

Ed in effetti lungo tutto l’arco della intensa settimana partenopea dello shipping e della portualità - non ci scorderemo di dire che, per questo genere di kermesse, la città portuale di Napoli risulta il contenitore ideale -  il porto di Genova, praticamente ‘adottato’ da tutto il cluster marittimo-portuale italiano, è stato al centro dei convegni e degli altri eventi.

D’altronde, come ha riconosciuto lo stesso Masucci più volte durante la settimana,citando anche riferimenti legati alla propria carriera, il legame che congiunge i due maggiori porti d’Italia (e dunque anche ai vertici mediterranei), è tanto spontaneo quanto ovvio, si potrebbe dire indissolubile, non tanto e non solo per l’alternanza annuale quale venue della Shipping Week (l’edizione genovese del 2019 – a cura di Assagenti - dopo il tempo che sarà necessario per rifiatare dal grande sforzo profuso sotto il Vesuvio, è già ai blocchi di partenza).

Nell’ambito della parte congressuale, un interessante ‘faccia a faccia’ tra Napoli e Genova, coinvolgendo sindaci e presidenti delle AdSP delle due metropoli, ha ribadito la ricorrenza e concomitanza di temi comuni, fra i quali il legame tra città e porto, la necessità di non segregare le banchine - per quanto reso possibile dall’operatività dello scalo – rispetto al contesto urbano; un’operazione ‘porto aperto’ (peraltro già andata in scena alla Stazione Marittima del Molo Angioino a giugno di quest’anno), abbattendo la cinta murale portuale, intesa sia come barriera fisica che come ostacolo psicologico, sulla quale convergono i pensieri dei primi cittadini Luigi De Magistris e Marco Bucci nonché dei presidenti dei porti Pietro Spirito e Paolo Signorini.

Ma, come si diceva, l’estate 2018 ha portato, purtroppo, a Genova un avvenimento talmente grave, imprevedibile e globale nel suo impatto come il crollo del Ponte Morandi che rischia di compromettere – se non verrà posto immediato e congruente rimedio; e le premesse sono tutt’altro che incoraggianti … - non solo le sorti presenti e future del primo porto d’Italia, ma anche dell’intero sistema dei trasporti tricolore.

Se ne sono logicamente accorti fin da subito operatori e istituzioni genovesi, da un lato reagendo nel prendere, con efficacia, gli opportuni provvedimenti emergenziali loro consentiti; dall’altro invocando, laddove la legge e la burocrazia impone di fare ricorso al governo centrale, l’adozione di misure urgenti e sufficienti.

Proprio nei giorni della NSW 2018, dopo tanti tentennamenti e retromarce anche poco edificanti come immagine del Paese, la politica nazionale ha partorito un ‘topolino’ di provvedimento, tale da non giustificare assolutamente una gestazione così lunga e tormentata.

Non potevano non sottolinearlo,anche pubblicamente ed a gran voce, tutti gli operatori - anche non genovesi, sia chiaro – convenuti a Napoli, i quali hanno approfittato di questa straordinaria ribalta e della presenza dell’esponente di governo più rappresentativo nella materia specifica per richiamare Roma alle proprie responsabilità.

Il moto di protesta covato sotto la cenere è stato tradotto concretamente in alcune prese di posizione, tra cui quella del Presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci – tra l’altro genovese e dunque offeso dagli eventi vissuti anche come cittadino – il quale ricalcando le posizioni espresse dai vertici delle altre associazioni di categoria (da Assoporti a Fedespedi, da Confitarma ad Assoarmatori), ha puntato severamente il dito contro l’indolenza dell’apparato esecutivo.

Se Genova, che è il maggiore porto italiano – e dunque non solo snodo principale dei traffici internazionali ma pure contribuente significativo al PIL e di conseguenza all’erario – viene così trascurata e bistrattata di fronte ad un’evenienza talmente macroscopica da non porre dubbio alcuno in ciascun governante dotato di buon senso circa le poderose contromisure da mettere in atto, allora c’è da chiedersi seriamente cosa potrebbe accadere, ‘in scala’, a situazioni analoghe eventuali in altri porti.

Questa la sintesi del pensiero portato avanti dal leader degli agenti marittimi nazionali, il quale –unitamente a tanti altri oratori saliti sui palchi dei vari congressi e seminari –ha sostanzialmente toccato il tempo al Governo giallo-verde circa il suo approccio insoddisfacente in tema di politica dei trasporti e della logistica, come evidenziato dall’aver finora preso sottogamba il ‘caso-Genova’, promulgando, anche tardivamente, un decreto depauperato dei provvedimenti più efficaci che erano legittimamente attesi.

Una sveglia che, da genovese e da latore storico degli interessi della comunità portuale, non aveva peraltro bisogno alcuno di ascoltare il Viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi.

Questi durante le due giornate della sua partecipazione napoletana si è sottoposto – certamente malvolentieri ma non per questo sottraendosi alla responsabilità che il suo, in questo momento ingrato ruolo, comporta – ad un fuoco incrociato di osservazioni in merito, quale inevitabile ‘parafulmine’ della circostanza .

Va detto che il politico leghista genovese, stretto tra l’incudine di un Ministero dei Trasporti che sembra sordo anche alle voci ed ai consigli interni ad esso e il martello di un’opinione pubblica portuale, ma anche cittadina, che sta levando progressivamente la voce, fino a minacciare la prossima discesa in piazza se non vi saranno importanti e decisive correzioni in corsa del ‘Decreto Genova’ (sembra quasi una beffa chiamarlo così vista la pochezza di soluzioni realmente pro-Genova in esso contenute), ha raccolto tutti i ‘capi di imputazione’ e gli input espressi.

Lo stesso Rixi peraltro, nell’invitare tutto il cluster marittimo-portuale ad una maggiore coesione,vincendo rivalità e divisioni interne anche alle stesse categorie professionali, ed a raggiungere piena consapevolezza dei propri desiderata e degli sforzi da produrre, anche a livello di investimenti, a braccetto con la mano pubblica, ha reintrodotto un tema da sempre latente e vagheggiato come la restaurazione del Ministero del Mare.

Un dicastero univoco su cui far convergere tante materie oggi spezzettate e disperse in diversi rivoli di competenza e giurisdizione burocratica  che, anche secondo il viceministro genovese, potrebbe porre fine all’ubriacante giro di valzer presso un numero esagerato di apparati pubblici da ‘ascoltare’ e da cui avere ‘disco verde’ prima di potere implementare decisioni di impatto.

La settimana partenopea dello shipping – svoltasi sul doppio palcoscenico della Stazione Marittima per la parte congressuale e fieristica, e della prestigiosa nave scuola Amerigo Vespucci, ormeggiata in banchina, come teatro degli eventi ristretti e dei tavoli di concerto - ha comunque riservato anche tanti avvenimenti ‘positivi’ e costruttivi, mettendo in risalto ancora una volta la leadership italiana in questo settore, riconosciuta e ‘certificata’ dalla visita (e non è certo la prima volta…) del segretario generale dell’IMO, il funzionario coreano Kitack Lim, ‘coccolato’ dai vertici della Marina Militare e da quelli della Guardia Costiera, partner istituzionale, rappresentato dal Comandante Generale, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino, dal Vice Comandante Generale Ammiraglio Ispettore Antonio Basile, e da tutti i Direttori Marittimi e i Capi Reparto.

I plenipotenziari di punta dell’intero Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera hanno trovato anche un loro momento di incontro ecumenico, un confronto impreziosito dalla presenza del Viceministro Rixi, che ha sottolineato come il Corpo della Capitanerie di Porto rappresenti per il cluster nazionale – all’incontro rappresentato dal presidente  della Federazione del Mare, Mario Mattioli - un punto di riferimento; parole ribadite dal segretario generale dell'IMO Lim, il quale ha formulato un sentito ringraziamento per il fattivo e concreto contributo fornito dall’Italia nelle importanti sfide quotidiane nel settore marittimo.

 

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Angelo Scorza

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