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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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29/06/20 19:43

Moby e Tirrenia-CIN presentano richiesta di ‘concordato in bianco’

Con questa mossa le due compagnie del Gruppo Onorato non saranno aggredibili da parte dei creditori per un periodo massimo di 6 mesi, entro il quale dovranno presentare il piano di rientro

Da sinistra Alessandro, Vincenzo e Achille Onorato

Concordato ‘in bianco’, ovvero uno strumento previsto dalla legge fallimentare (articolo 161, sesto comma) che concede un periodo massimo di 6 mesi al soggetto debitore durante i quali è chiamato ad elaborare un piano per il rientro, senza che nel frattempo i creditori possano presentare istanza di fallimento. È quanto hanno scelto di chiedere i consigli di amministrazione di Moby e Tirrenia-CIN, le due società del Gruppo Onorato Armatori, che già nello scorso settembre avevano sventato una richiesta di fallimento presentata al tribunale di Milano da parte di un gruppo di bondholders.

Da allora, il gruppo aveva cercato più volte di trovare un accordo con i creditori, ma aveva anche dovuto far fronte ad una serie di problemi sorti lungo il cammino: prima il taglio del rating da parte dell’agenzia Moody’s, che solo poche settimane fa ha addirittura ritirato il suo giudizio, poi la scelta di Unicredit di abbandonare la ‘Balena Blu’ nella gestione del bond lussemburghese. Nel mezzo, la fine dell’indagine della Commissione UE sui presunti aiuti di Stato a Tirrenia, conclusasi in favore di quest’ultima con una decisione, però, che aveva messo in acque ancora più agitate le compagnia visto che a quel punto erano partite le richieste dei commissari straordinari di Tirrenia in amministrazione straordinaria (la bad company rimasta nelle mani dello Stato) di saldare quanto dovuto, con il pagamento che era stato ‘congelato’ proprio in attesa di una comunicazione definitiva da parte di Bruxelles.

“Questa scelta ha l’obiettivo di consentire alle società di continuare le trattative con i propri creditori per il raggiungimento di un accordo di ristrutturazione sotto la supervisione e la protezione del tribunale di Milano, tutelare la continuità aziendale e garantire la normale operatività delle rotte per i clienti, i dipendenti e l’indotto”, recita una nota del gruppo armatoriale. “Il Gruppo Moby – si legge nella medesima comunicazione confida infatti di raggiungere, entro i termini previsti dalla legge un accordo con i propri creditori equo, di comune soddisfazione e idoneo a garantire il superamento delle attuali difficoltà, continuando il rilancio del Gruppo già intrapreso, nell’interesse di tutti gli stakeholders. Questo percorso si baserà su una situazione di Gruppo che presenta validi fondamentali economici, come dimostrato dai trend ampiamente positivi registrati lo scorso anno”.

Il Gruppo fa sapere che “l’operatività delle società e il servizio ai viaggiatori non subiranno alcuna conseguenza dal percorso intrapreso e anzi saranno garantiti dalla procedura la cui finalità principale è quella di salvaguardare la continuità aziendale nell’interesse di finanziatori, clienti, fornitori e dipendenti”.

Il piano di sviluppo è stato e sarà predisposto con l’assistenza di PricewaterhouseCoopers Advisory SpA e Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners PwC, prevede inoltre di consolidare un equilibrio economico in tempi brevi e sarà presentato nei prossimi giorni ai creditori, con i quali “è stato avviato un dialogo costruttivo”, informano ancora Tirrenia-CIN e Moby.

La scelta del gruppo armatoriale ha consentito, inoltre, un nuovo rinvio per l’approvazione del bilancio 2019, dopo che la stessa era già stata rinviata di 180 giorni fruendo della possibilità offerta in tal senso dal ‘Cura Italia’.

Il sesto comma dell’articolo 161 della legge fallimentare, quello che intendono applicare i due CdA, prevede che ‘l’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e all’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni. Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all’omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda ai sensi dell’articolo 182-bis, primo comma’.

Non risultano crediti nei confronti degli oltre 5mila dipendenti del gruppo, cui il patron Vincenzo Onorato si è rivolto direttamente con un post sui social network: “Mia Gente sul mare e sulla terra ferma, a settembre dello scorso anno abbiamo superato insieme l’attacco della finanza speculativa. Noi siamo 5800 italiani la prima realtà italiana sul mare, l’ultimo baluardo di occupazione per i marittimi del nostro paese. Tutto ciò aggravato dal Coronavirus che ha creato disoccupazione per i marittimi del settore crocieristico in maniera drammatica ed anche e non poco, nel settore merci. La finanza è speculazione, gente che fa soldi sulla pelle degli altri, in questo caso vorrebbero, ma mai l’avranno, la nostra. Abbiamo superato la crisi del Coronavirus, siamo vivi e forti! Forse l’unica Compagnia che produce ancora ricchezza ed occupazione in un quadro dei collegamenti marittimi mondiali devastante. Per prevenire altri attacchi e non compromettere la stagione sono ricorso ad una procedura che obbliga la finanza a dialogare con noi. Non fatevi fuorviare da informazioni che sono soltanto speculazioni strumentali finalizzate a creare a Noi problemi nel momento in cui il lavoro è ripreso. Siamo forti ed io con Voi continuo a lottare. La nostra forza non sono le navi, le proprietà su cui questa gente ha messo gli avidi occhi. La nostra forza è il lavoro che noi produciamo Insieme con il nostro comune impegno e comune determinazione. Siate orgogliosi di questo! Stiamo lavorando e, dopo il Coronavirus abbiamo ripreso a produrre alla grande. Io sono con Voi e ci sarò per sempre. Un abbraccio”

P.R.

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