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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/02/13 15:42

Mariano Pane torna all’armamento

Per il versatile imprenditore di Sorrento, numero uno di Italmare e poi Globeco, è il momento giusto per ordinare (in Oriente) due handymax di ultima generazione

Roma – “Molto presto rientreremo nello ‘shipping vero’, stiamo definendo gli ultimi dettagli, ma il momento è quello giusto perché nei periodi di crisi si possono cogliere grandi opportunità”.
E quando parla di “shipping vero”, Mariano Pane, armatore sorrentino – ma la definizione è riduttiva data la poliedricità della pluridecennale attività imprenditoriale, specchio di una personalità dai mille interessi e di una cultura eclettica, come testimoniano la bacheca fotografica dell’ufficio, che va da una foto con Pelè a un’immagine con dedica di Gerald Ford, e le numerose citazioni letterarie e non solo, da Dante a Frank Lloyd Wright – intende l’armamento cargo.
Del resto la distinzione rileva, dal momento che, prima con Ecolmare e oggi con Globeco, Pane è stato il precursore ed è uno dei più esperti armatori in ambito di attività marittime antinquinanti (senza dimenticare quelle, tutt’ora in essere, nel campo della ricerca oceanografica). “Ma come Italmare, oltre alla significativa esperienza con le posacavi di Pirelli e Telecom, eravamo arrivati a gestire in passato una flotta cargo di 40 unità” ricorda l’imprenditore, pronto a tornare a occuparsi di carico secco: “Stiamo trattando con diversi cantieri sudcoreani, giapponesi e cinesi. A breve piazzeremo un primo ordine di un paio di navi handymax, un size che riteniamo redditizio e adatto, per flessibilità, alla forte ciclicità del mercato, anche se per il futuro guardiamo anche al segmento capesize”.
Due le caratteristiche principali dell’operazione su cui Pane pone l’accento: “Faremo in modo di concordare la consegna nel 2015, perché penso che lo shipping soffrirà ancora fino a quella data. Quanto alle specifiche tecniche, vogliamo navi all’avanguardia sia sul fronte dei consumi che su quello dell’ecosostenibilità, perché nel giro di pochi anni le restrizioni cresceranno in tutto il mondo, USA in primis. D’altro canto non è un caso che anche la cantieristica cinese, dopo il crollo degli ordinativi, abbia finalmente deciso di puntare sulla qualità per essere competitiva, stringendo partnership con fornitori europei del calibro di Man”.
Se il momento è quello giusto per ordinare, anche considerati i prezzi bassi delle newbuilding, è risaputo che ottenere credito oggi non è cosa semplice, ma l’armatore non si scompone: “Certamente non è come qualche anno fa, ma d’altro canto è sano che sia così, perché molte delle defaillance di oggi sono dovute a finanziamenti ‘allegri’ decisi da banche poco avvedute prima del 2008. Per quanto ci riguarda abbiamo il sostegno di alcuni istituti italiani e di una banca britannica molto interessata all’investimento, che abbiamo studiato e presentato dettagliatamente in tutti i suoi atout”.
Fra questi c’è il fatto che le navi saranno gestite attraverso un nuovo sistema di fleet management, elaborato dalla società di ingegneria controllata Computron: “Credo francamente che si tratti di un prodotto rivoluzionario, che consente ad armatore e noleggiatore il pieno controllo da remoto della nave. Ed è un prodotto che cominceremo a vendere anche a terzi: un operatore del Golfo Persico con una flotta di 82 mezzi in ambito offshore (da PSV a piccole tanker), dopo aver valutato il nostro sistema di gestione, ha rinunciato a fare il tender internazionale previsto e, fissati gli ultimi dettagli, firmerà presto l’accordo di fornitura” spiega Pane, tutt’altro che disavvezzo nel settore delle telecomunicazioni.
Uno dei tre figli di Pane, Giuseppe, è infatti socio e amministratore delegato di Infocontact, fornitore di servizi di call center et similia per clienti del calibro di Wind, Enel, RCS: “È una realtà da oltre 3.000 dipendenti, lanciata e guidata tutt’oggi da Alfonso Graziani, l’ex dirigente STET-Telecom che portò la telefonia mobile in Italia. Infocontact è stata la prima azienda italiana a utilizzare massicciamente il telelavoro, portando la banda larga via radio in venti paesini dell’Appennino calabrese che si stavano spopolando: oggi abbiamo 80 Comuni che ci chiedono di aprire da loro”, racconta l’imprenditore sorrentino, socio (di maggioranza) anche di ATP, azienda con sede ad Angri (Salerno) attiva nella produzione di fibre di vetro e carbonio in pultrusione, presieduta da Luigi Giammundo, cognato di Pane ed ex ricercatore della Columbia University: “È una tecnica d’avanguardia, destinata a rimpiazzare il binomio ferro-cemento nell’edilizia civile. Stiamo lavorando all’apertura di un nuovo stabilimento a Doha, funzionale alla prevista costruzione della locale metropolitana, nicchia in cui siamo particolarmente forti” racconta l’imprenditore, snocciolando un’impressionante sfilza di referenze, che potrebbe presto arricchirsi della subway moscovita.
Lo shipping – con molto di ciò che dallo shipping si irradia verso altri campi – resta però il cardine dell’attività di Pane, che, ad esempio, opera tutt’ora anche come consulente nel campo della progettazione navale per mezzi a elevata specializzazione, un ambito in cui la referenza più rappresentativa è forse la posacavi Teliri, “che, realizzata e gestita per Telecom, mi valse la laurea honoris causa alla Grand State Valley University di Detroit. Oggi stiamo lavorando, con tutte le necessarie autorizzazioni ministeriali ed europee, a una nave per ricerche marine in costruzione a Bandar Abbas: siccome la nave potrebbe avere anche utilizzi militari, l’istituzione iraniana committente ha dovuto impegnarsi a usarla solo a scopi civili”.
Prima di lasciare Palazzo Taverna, storica e bellissima dimora, nella Roma rinascimentale, delle famiglie Orsini e Borgia e oggi, fra le altre cose, prestigiosa sede di Globeco, è d’obbligo gettare uno sguardo anche sull’attività per cui la società è più conosciuta, quella dei servizi marittimi antinquinamento: “Siamo sempre parte del Consorzio Castalia, ma, se proprio devo dirla tutta, credo che ultimamente ci sia un’enfasi eccessiva sull’attività di recupero dei prodotti petroliferi: considerata la vocazione turistica del paese e il rischio, molto ridottosi rispetto agli anni passati grazie all’evoluzione tecnologica nella navalmeccanica, di perdite e incidenti, ritengo che varrebbe la pena concentrarsi maggiormente sul recupero delle materie plastiche disperse in mare. Come Globeco abbiamo raccolto nella nostra storia ben 12 milioni di metri quadri di buste di plastica intorno alle coste italiane, provenienti soprattutto dalla foce del Nilo e da altri scarichi egiziani, libanesi e turchi che immettendosi nelle correnti mediterranee arrivano in Italia!”.

Andrea Moizo

TAG : bulker
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