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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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14/01/20 15:50

Lo shipping del 2020 sotto la minaccia di pirati, trafficanti di droga e tensioni nel Golfo

Secondo BIMCO saranno questi i maggiori rischi per il settore in materia di security per questo e i prossimi anni

La pirateria al largo della Nigeria, il traffico di droga su larga scala e la possibile escalation della tensione tra Stati Uniti e Iran rappresentano i maggiori rischi per la sicurezza che il settore del trasporto marittimo delle merci si troverà a fronteggiare nel 2020, e probabilmente anche oltre. Lo afferma l'analista di BIMCO – di cui è Head of Security - Jakob P. Larsen in un report che l'associazione armatoriale ha dedicato alle prospettive per l'anno in corso.

In cima alla lista delle preoccupazioni, come detto, la situazione nel Golfo della Guinea, che però potrebbe arrivare nel corso dei prossimi dodici mesi a un punto di svolta. Nel corso del 2019, ricorda Larsen, BIMCO ha invocato la creazione di una forza internazionale di contrasto al fenomeno e criticato duramente il governo nigeriano per gli sforzi limitati (e ambigui) nel combattere la pirateria che da decenni infesta le acque al largo del paese (secondo l'analista, il 60-70% degli episodi che si verificano nel Golfo di Guinea hanno infatti origine in Nigeria, e colpiscono in particolare il delta del Niger). Tra questi, la creazione di joint venture tra operatori privati della sicurezza e la Marina del paese, la cui efficacia non è comprovata. Di contro, riconosce Larsen, la Nigeria ha però fatto passi avanti istituendo il reato di pirateria e varando il cosiddetto Deep Blue Project, che punterà a contrastare anche altri crimini come il furto di petrolio, anche grazie all'acquisto di nuovi mezzi aerei e navali. Un programma che ha portato alcuni ufficiali a dichiarare, molto ottimisticamente, di poter porre termine al fenomeno della pirateria al largo delle coste del paese già nel corso dell'anno.

Seconda fonte di ansia per gli operatori dello shipping, secondo BIMCO, sarà poi nel 2020 l'evoluzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Dopo gli incidenti che si sono verificati negli scorsi mesi di maggio e giugno ad alcune navi in transito nello stretto di Hormuz, gli USA hanno promosso la nascita di una coalizione – la International Maritime Security Construct (IMSC), con l'adesione di Regno Unito, Australia, Albania, Kuwait, Qatar, ARabia Saudita, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti - con lo scopo di scortare le navi che si trovano nell'area. Secondo Larsen, lo scopo della coalizione è la difesa delle navi che battono le bandiere degli stati aderenti, ma si può supporre che in caso di attacco la IMSC proteggerebbe anche le navi battenti bandiere di altri Stati che si trovassero ad avere a bordo cittadini dei paesi della coalizione. Da notare che l'Italia (così come la Francia, la Spagna e la Germania) non partecipa alla IMSC perché in disaccordo con la scelta statunitense di ritirarsi dall'accordo sul nucleare con l'Iran. In ogni caso BIMCO ha suggerito a tutti gli operatori di continuare a utilizzare il sistema di reporting che era stato messo a punto dalla UK Maritime Trade Operations per contrastare la pirateria somala durante i passaggi di navi nell'area come strumento per avere una rappresentazione puntuale dei rischi per il trasporto marittimo in quella zona.

Al terzo posto nella lista compare infine il rischio legato al traffico di droga a bordo delle navi. Un fenomeno che, dopo il boom negli anni '80 sembra ora tornato rilevante (superfluo ricordare il maxi-sequestro dello scorso anno a Philadelphia sulla MSC Gayane), e crescente, considerato che per quest'anno è previsto un aumento della produzione di cocaina a livello mondiale.

Al riguardo le proposte di BIMCO sono precise. L'associazione rievoca infatti con nostalgia i Sea Carrier Initiative Agreement (SCIA), programmi volontari elaborati negli anni '80 dalle Dogane statunitensi per gli armatori con lo scopo di prevenire il traffico di droga a bordo (i soci di BIMCO potevano peraltro godere di una versione speciale di questi accordi, che garantiva ad esempio sanzioni di minor entità in caso di accertamento dall'esito positivo se la società armatoriale avesse potuto dimostrare di aver messo in atto certe misure per prevenire i traffici). I programmi SCIA non sono più finanziati dal governo USA, ma nel 2019 le dogane (Customs and Border Protection) e BIMCO hanno avviato una collaborazione per definire delle linee guida per gli armatori. L'obiettivo dell'associazione per il 2020 è di pervenire a un programma che possa permettere alle compagnie che rispettano certi parametri di ottenere la certificazione C-TPAT (la quale garantisce vantaggi come minor frequenza di controlli e ispezioni nei porti statunitensi), anche se non dispongono di una sede negli USA, requisito ad oggi obbligatorio.  

Francesca Marchesi

 

TAG : Dal mercato
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