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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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08/06/18 16:14

Liner in allarme per il caro-bunker annunciano aumenti delle tariffe

Cosulich: “Le spese per il carburante sono destinate ad aumentare ancora nel lungo periodo, con l’entrata in vigore delle nuove norme IMO nel 2020”

Il costo del bunker cresce, e i risultati delle compagnie marittime, specie quelle attive nel settore dei container, sprofondano.

I tre top carrier mondiali, ovvero Maersk, MSC e CMA CGM (seguiti poi da altri player di primo piano come il consorzio di armatori giapponesi ONE), nelle scorse settimane hanno tutti annunciato dei ‘temporary emergency bunker surcharge’, ovvero una maggiorazione delle tariffe dei propri servizi, necessaria, secondo le stesse compagnie, per compensare l’incremento del costo del carburante, aumentato – scriveva MSC nella sua nota dello scorso 21 maggio – “del 30% rispetto ad inizio anno e del 70% rispetto a giungo 2017”.

L’impatto, d’altra parte, è stato evidente anche sulle trimestrali dei liner, o almeno su quelle di Maersk e CMA CGM, dato che MSC – come noto – non pubblica alcune report relativo alle proprie performance economico-finanziarie.

Il colosso marittimo danese, nonostante un incremento dei ricavi della divisione Ocean (costituita da Maersk Line, Hamburg Sud e APM Terminals), ha chiuso i primi 3 mesi del 2018 con una perdita di 220 milioni di dollari per le attività “in continuità”, dato che diventa positivo per circa 3 miliardi di dollari considerando anche i business cessati, in larga misura grazie al profitto di 2,6 miliardi di dollari realizzato con la vendita di Maersk Oil a Total.

Proprio il costo del bunker, però, ha avuto un ruolo non marginale nel determinare l’andamento del gruppo – che il CEO Soren Skou ha definito “insoddisfacente” – nel primo trimestre dell’anno: da gennaio a marzo 2018, per le attività di trasporto marittimo oceanico, Maersk ha speso 1,1 miliardi di dollari in acquisti di carburante, rispetto ai 789 milioni del Q1 2017.

Anche per il liner francese CMA CGM, terzo del ranking mondiale dietro a MSC, a livello di gruppo nei primi 3 mesi dell’anno i ricavi sono aumentati, a fronte però di un risultato negativo per 67,2 milioni di dollari, rispetto al profitto di 91,7 milioni di dollari realizzato nel primo trimestre dello scorso anno. Come il competitor danese, anche il liner francese ha dovuto affrontare un sensibile incremento della spesa per il bunker, passata da circa 560 milioni di dollari nel Q1 2017 a oltre 788 milioni di dollari nel Q1 2018.

Una situazione di vera e propria emergenza per gli operatori del settore, e infatti tali (emergency), ancorché temporanei (temporary), sono stati definiti gli incrementi delle tariffe previsti dalle compagnie per tentare di arginare l’effetto negativo che l’incremento del costo del bunker sta avendo sui conti economici dei rispettivi gruppi di appartenenza.

In realtà, la dinamica dei prezzi del carburante non è stata così repentina da cogliere alla sprovvista le shipping company: “L’aumento è stato graduale e non improvviso – spiega a Ship2Shore Timothy Cosulich, che da Singapore sovrintende le attività del gruppo genovese relative al trading e alla fornitura fisica di carburante navale – ma i liner non possono modificare le loro tariffe di giorno in giorno in base all’andamento del costo dei fuel. Quando vedono che i prezzi sono giunti stabilmente ad un determinato livello, allora procedono con degli adjustment alle loro tariffe”.

Ora, a giudicare dalle misure annunciate dalle principali compagnie del settore, quel momento è arrivato, e secondo Cosulich potrebbe trattarsi di una condizione destinata a perdurare nel tempo: “Nel lungo periodo, per le compagnie, la situazione non potrà che peggiorare indipendentemente dall’andamento del prezzo del greggio, a causa delle nuove normative IMO sulle emissioni di zolfo che entreranno in vigore nel 2020 e che certamente avranno un impatto non irrilevante sulle spese per il carburante sostenute dagli armatori”.

 

Francesco Bottino

TAG : container
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