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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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12/07/18 18:39

Le consegne di navi continuano a superare i nuovi ordini

Secondo Assonave nel 2017 solo la cantieristica europea è stata in controtendenza rispetto a questo trend globale

Dopo un 2016 improntato alla “resa dei conti’, il 2017 può essere invece descritto come “l’anno della ripresa selettiva”. La sintesi è di Assonave, l’associazione che riunisce le realtà italiane del settore della cantieristica navale, riunitasi nei giorni scorsi a Roma per la sua assemblea annuale.

Nella sua relazione ai soci, il presidente Vincenzo Petrone ha ripercorso l’andamento del settore nei tempi recenti, ricordando prima come il 2016 abbia visto i “minimi ventennali” per la produzione a livello globale (anche per via della crisi delle strutture asiatiche, e coreane in primis, costrette a chiusure, licenziamenti collettivi o ad affidarsi agli aiuti statali per la sopravvivenza), passando poi a tracciare le linee di un 2017 che ha mostrato significativi tassi di crescita, non però in modo omogeneo tra i diversi segmenti e anche con significative differenze tra aree geografiche.

Da un lato – spiega Petrone - fiorisce infatti il settore crocieristico, seguito dai settori militare e nautico che evidenziano prospettive sempre più promettenti, così come quelli delle navi standard e high tech, mentre resta fermo il segmento dei mezzi per l’offshore. Uno scenario nel quale l’Italia, con le sue strutture dedite principalmente ai segmenti cruise, militare e nautica, in cui il dumping asiatico non ha potuto esprimersi, si è trovata “dalla parte giusta del mercato”.

A livello globale, nel 2017 il portafoglio ordini per navi mercantili ha toccato i 21,5 milioni di tslc (+ 94% sui 11,1 milioni del 2016). Un notevole balzo in avanti è stato quello delle navi da trasporto standard, che in un anno hanno quasi triplicato i volumi (da 4,7 a 12,3 milioni di tslc), mentre le unità di tipo high tech sono cresciute del 51% (da 4,1 a 6,3 milioni di tslc).

Da notare però che a livello globale le consegne nel 2017 sono state 2.351 a fronte di 1.169 mezzi ordinati, superiori in termini di tslc di 14 milioni. Un dato che secondo Asssonave è “indicativo del perpetrarsi di una situazione di crisi del mercato” dovuta all’enorme livello di overcapacity generato dai cantieri asiatici negli anni passati”.

Le tendenze osservate nel 2017 trovano conferme peraltro nel primo trimestre del 2018, in cui si osserva un portafoglio ordini per 7,3 milioni di tslc, più del doppio (+128%) rispetto ai 3,2 milioni dello stesso periodo del 2017. Il comparto standard vale il 51,7% delle commesse, contro il 39,2% dell’high-tech. Anche in questi primi tre mesi del 2018, però, le consegne hanno continuato a superare a livello globale gli ordini (577 mezzi contro 276).

Dal punto di vista geografico, la Cina, con i suoi 7,2 milioni di tslc, si conferma il paese leader mondiale, con una quota del 33% (+2% sul 2016), seguito dalla Corea, che, dopo il minimo storico nel 2016, si attesta al 32%, grazie a ordini per circa 6,9 milioni di tslc.  Il 43% delle acquisizioni – rileva Assonave - ha riguardato navi tanker, tipologia per la quale il paese asiatico si è aggiudicato circa metà della domanda mondiale (48%), anche se una quota consistente del totale vede come controparte società armatoriali direttamente legate allo stesso Stato coreano.  

Dal canto suo, la cantieristica europea ha invece acquisito ordini per circa 3,6 milioni di tslc (+ 20% rispetto al 2016), valore riconducibile per l’80% alle navi da crociera. L’attuale quota di mercato si attesta ora al 17%, ovvero circa il 10% in meno rispetto 2016. Il Giappone consegue una quota del 6%, grazie a ordinativi pari a 1,4 milioni di tslc., in ulteriore diminuzione rispetto ai 1,5 milioni dell’anno precedente.  

Portando lo sguardo al primo trimestre 2018, i cantieri europei si sono aggiudicati una quota del 11% della domanda globale, grazie per lo più a navi da crociera e traghetti, mentre la cantieristica coreana torna leader con il 36%, quella nipponica va al 18%, e la Cina rallenta al 30%.

Interessante notare però che l’Europa, in termini di equilibrio e bilanciamento rispetto alla propria capacità produttiva, continua ad essere in trend totalmente opposto rispetto ai 3 grandi paesi asiatici: il Vecchio Continente continua infatti, come da molti trimestri a questa parte, ad avere un portafoglio ordini che supera in tonnellate il valore delle consegne.

Una nota a parte merita il settore delle riparazioni, che nel 2017 ha vissuto un lieve aumento delle richieste per interventi su mezzi commerciali. Un andamento in linea con la ripresa tendenziale del trasporto marittimo globale, anche se in questo caso, rileva Assonave, è “meglio attendere un consolidamento di tale tendenza prima di poter trarre indicazioni di medio termine”.

Per quel che riguarda il mercato italiano, in questo ambito va notato l’operato di Fincantieri, che ha continuato a concentrarsi su progetti di riparazione e conversione ad alta tecnologia e ad alto valore, come l'upgrade e la conversione di navi da crociera. In questo particolare segmento, nota Assonave, i livelli di competizione sono inferiori a quelli delle riparazioni convenzionali, poiché solo pochi hanno le strutture e le risorse necessarie per questo tipo di lavori complessi.

Quanto alle altre strutture, il panorama italiano non è cambiato in modo significativo, anche se vanno evidenziate due recenti operazioni come l’accordo tra Mariotti e Damen e l’acquisizione, da parte di Palumbo, di una partecipazione significativa in Viktor Lenac in Croazia.

Anche tra riparatori del Mediterraneo, la competizione non è cambiata in modo significativo dal 2017. Nell’area non cruise questa resta intensa soprattutto nella fascia di mercato relativa alle navi standard, d in particolare per unità di dimensioni ridotte (fino a 160 metri di lunghezza), per la presenza  sia di cantieri italiani sia di numerosi operatori presenti nell’area mediterranea (Gibilterra, Spagna, Francia, Croazia Montenegro, Grecia, Turchia).

Infine, il settore oil&gas, che sembra avviato verso una faticosa ripresa, potrebbe essere fonte di nuovo lavoro per i cantieri di riparazioni navali nei prossimi anni.

F.M.

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