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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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25/10/19 15:37

Le banche tardano a liberare dalle ipoteche le navi di Moby destinate a DFDS

Lo scambio di traghetti annunciato a settembre appeso alla scelta di Unicredit e MPS a loro volta pressate dagli obbligazionisti

Moby Aki

Lo scambio di traghetti fra Moby e la danese DFDS annunciato lo scorso settembre sembra essere temporaneamente in stand-by e difficilmente potrà essere portato a termine entro fine ottobre come prevedeva l’accordo fra le parti.

L’affare al momento non sembra essere saltato ma quasi certamente sarà destinato a subire un rallentamento (quanto significativo al momento è difficile prevederlo) causato dal fatto che le banche finanziatrici, Unicredit e MPS, finora non hanno sollevato le ipoteche che gravano sui due mezzi oggetto di cessione. Senza questo passaggio formale la vendita ovviamente non può essere portata a termine.  

A complicare le cose sarebbe intervenuta l’intenzione degli obbligazionisti (nello specifico una quindicina di hedge fund) di includere anche l’azione delle banche in un potenziale contenzioso volto ad accertare le responsabilità di chi abbia depauperato il patrimonio del gruppo Moby. In sintesi gli obbligazionisti, pur senza poter vantare in realtà diritti sulla flotta aziendale, vorrebbero che gli istituti di credito non liberassero dalla relativa ipoteca iscritta i due traghetti oggetto di imminente cessione a favore di DFDS in cambio di altre due navi più vecchie (di oltre 30 anni).  

Secondo quanto risulta a Ship2Shore ad oggi effettivamente queste ipoteche non sarebbero ancora state sollevate, tanto che la consegna di Moby Aki e Moby Wonder, originariamente prevista per questa settimana, non ha ancora avuto luogo. Unicredit, in qualità di security agent del pool di istituti che nel 2016 ha erogato a Moby un finanziamento da 200 milioni, ha in corso approfondimenti legali anche per conto delle altre banche esposte (MPS, Banco BPM, UBI e Intesa Sanpaolo) sul da farsi. Se, in sostanza, procedere o meno alle cancellazioni delle ipoteche e quindi dare corso alla vendita delle navi senza incappare in responsabilità per il fatto di aver in qualche maniera avallato la dismissioni di asset moderni.

Il tempo però stringe perché, qualunque decisione venga presa, rischia di avere un impatto significativo sul futuro della balena blu. Moby, infatti, aveva messo in preventivo di accumulare entro il 31 dicembre plusvalenze nell’esercizio per un totale superiore a 50 milioni di euro anche grazie a queste cessioni. Senza il completamento di questa operazione i risultati d’esercizio del 2019 saranno ovviamente differenti rispetto alle previsioni, di conseguenza lo saranno anche i rapporti fra le voci di bilancio e il rispetto o meno dei covenant finanziari concordati con le banche. Senza dimenticare che la balena blu ha annunciato di voler avviare un confronto con gli obbligazionisti che potrebbe in un secondo tempo sfociare in una ristrutturazione del debito ex art. 182 bis L.F.

Da non sottovalutare, infine, nemmeno il fatto che la compagnia DFDS avesse previsto diverse settimane di lavori in cantiere per l’ammodernamento dei traghetti Moby Aki e Moby Wonder. Un restyling che ora potrebbero essere messo in discussione se la consegna delle navi, e conseguentemente la loro entrata in servizio sul nuovo collegamento fra Amsterdam e Newcastle, dovesse subire un ritardo troppo elevato.

A questo punto non rimane che attendere i prossimi giorni per capire come evolverà la situazione e quale decisione verrà presa dagli istituti di credito esposti con la compagnia della famiglia Onorato.

Nicola Capuzzo

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