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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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22/05/20 12:36

La cantieristica privata lancia un SOS al Governo e alla UE

Iniziativa capitanata dal Cantiere Vittoria, col supporto dello Studio Casani, per incentivare la domanda di imbarcazioni ad elevata tecnologia: “Servono 500 milioni in 3 anni, gli stessi che si spenderebbero per la CIG e per i mancati introiti da tassazione”

Misure di sostegno per incentivare la domanda di imbarcazioni ad alto contenuto tecnologico. Le chiedono le aziende della cantieristica navale privata, grazie ad un’iniziativa capitanata dal Cantiere Navale Vittoria, con l'assistenza professionale di Giancarlo Casani e di Paola Tongiani, e rivolta direttamente al Governo italiano ma anche alle istituzioni europee.  E nel farlo partono dai dati di uno studio della Camera di Commercio di Massa Carrara, secondo cui il fabbisogno dell’intero settore è quantificato in 500 milioni nei prossimi 3 anni, che verrebbe coperto integralmente dal risparmio per la Cassa Integrazione che altrimenti sarebbe attivata da molte aziende, con costi a carico dello Stato, e anche dal relativo gettito fiscale delle commesse.

“Con l'attuale situazione legata al coronavirus, per il settore navalmeccanico sono aumentate le difficoltà a ricevere nuove commesse e i contratti già acquisiti sono stati posticipati o cancellati -spiega Gabriele Busetto, Direttore del Cantiere Navale Vittoria di Adria- Per evitare che il settore, che ha una lunga tradizione e rappresenta un componente importante nell'economia del Paese, venga travolto dalla crisi, i cantieri navali privati intendono proporre agli organi europei e al Governo l'adozione di misure significative di sostegno per incentivare la domanda di imbarcazioni ad alto contenuto tecnologico e la trasformazione di quelle esistenti”.

Il percorso normativo voluto dai cantieri privati si articolerebbe attraverso un Regolamento europeo, recepito poi da un decreto ministeriale. Se lo strumento ipotizzato per il sostegno della domanda di imbarcazioni è antico, le modalità previste sono nuove rispetto al passato, al fine di evitare i problemi che sono sorti con le precedenti leggi: certezza dell'importo e dei tempi di erogazione (che deve avvenire durante la costruzione delle navi), eliminazione di intoppi e lungaggini burocratiche.

“L'iniziativa dovrà essere rivolta a sostenere tutti i cantieri, ovviamente anche Fincantieri che rappresenta circa il 90% della navalmeccanica nazionale, vero fiore all'occhiello della nostra industria -sottolinea Busetto- I punti nodali sono due: la posizione degli organi comunitari e i fondi necessari. I massimi organi comunitari, più volte, anche recentemente, hanno dichiarato che sono ammissibili aiuti diretti alla produzione. Questo, solo sei mesi fa, sarebbe stato inconcepibile. I fondi necessari, pur significativi, potrebbero essere reperibili senza far ricorso ai fondi europei, e, attraverso il meccanismo dei limiti di impegno dilazionati su 25 anni, avrebbero un impatto limitato e largamente sostenibile sulle finanze dello Stato”.

Nello studio della Camera di Commercio toscana si sottolinea inoltre che la navalmeccanica, compreso l’indotto, rappresenta l’1% del PIL nazionale. Un settore costituito da poco più di 1200 imprese attive che danno lavoro ad oltre 18 mila addetti diretti, che producono a loro volta un moltiplicatore di economia indiretta e indotta in circa 90 mila occupati. Si tratta di un segmento rappresentato da imprese ad altissimo contenuto tecnologico, “basti pensare che solo 328 società di capitali hanno prodotto nel 2018 un valore di produzione di quasi 5,2 miliardi di euro, per una media ad impresa di circa 16 milioni. Considerando l'intero panorama imprenditoriale del settore, si conta che le 1.200 imprese riescano a produrre un valore di produzione di 14 miliardi di euro e un valore aggiunto di 3,6 miliardi”, si legge nello studio.

 

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