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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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21/10/19 13:29

L’autotrasporto si lamenta col Governo sul Lario: “Siamo vittima di ipocrisie demagogiche” e minaccia lo stop nazionale

Al 5° Forum Internazionale Conftrasporto-Confcommercio di Cernobbio emergono le ‘verità nascoste’ sulle emissioni causate dalla gomma a confronto con altri settori più nocivi ma meno penalizzati. Uggè: “Unatras è pronto a dichiarare il fermo”

Dal nostro inviato

Cernobbio (Como) – La conferenza stampa di apertura del 5° Forum Internazionale Conftrasporto-Confcommercio, come di consueto, è il proscenio individuato dal Presidente Carlo Sangalli e dal Vicepresidente Paolo Uggè per battere i pugni contro i nemici dell’autotrasporto e le relative menzogne sul settore della gomma.

Braccio armato degli strali dei due numi tutelari della confederazione è Mariano Bella, Direttore Ufficio Studi, che parla senza mezzi termini della “necessità di emendarsi dalle ipocrisie per una buona tassazione ambientale”.

Secondo l’analista di origine siciliana, occorre sfatare tre miti principali per arrivare a quelle che, con la sua enfasi usuale, Uggè definisce “le verità nascoste”.

“Partiamo da un ben noto catastrofismo mediatico secondo il quale nel trasporto terrestre tutto va male e il settore non ha fatto ancora niente per riqualificarsi. Noi invece abbiamo sempre riscontrato, dati alla mano, che in Italia le emissioni causate dalla gomma sono in netta riduzione” esordisce Bella.

“Basta col ritornello che gli ecoincentivi sono dannosi per l’ambiente e dunque occorra colpire l’autotrasporto; lo scorso anno abbiamo scoperto che le accise più che compensano le esternalità negative causate, dunque siamo di fronte a illegittime azioni per penalizzare l’autotrasporto.

Crediamo nella possibilità di una economia sostenibile, pro ambiente, ma senza bloccare l’economia fisica, creando eque condizioni fiscali”.

Il capo studi di Confcommercio lamenta che “l’emergenza permanente cui sottostà l’Italia induce ogni nuovo giro di governo a fare minacce sulle accise.

Viceversa, le due statistiche che abbiamo elaborato certificano che in Italia siamo in vantaggio rispetto all’Unione Europea, essendo sotto la media dell’Eurozona.

Vero è che, in prospettiva 2030, per raggiungere l’atteso risultato del -45%, alle attuali condizioni, malgrado un miglioramento previsto nel 33%, saremo in ritardo di 12 punti percentuali sugli obiettivi” prosegue ancora Bella, secondo cui “occorre abbandonare la mitologia: i trasporti con veicoli pesanti si comportano bene, in maniera ben più virtuosa di altri settori che invece nessuno mette allo scoperto, dalla residenza ai rifiuti, questi ultimi principali colpevoli essendo andati come il gambero. Rispetto al 1990, in quasi un trentennio i rifiuti hanno perso il 40% sulla media europea.

Nell’autotrasporto invece incorporiamo da tre decenni un ‘capitale verde’ ben più velocemente del resto dell’economia. Dunque per favore non prendiamocela più col trasporto su gomma..” spiega ancora l’analista di Confcommercio, che tuttavia resta inizialmente spiazzato alla domanda posta da Ship2Shore: vista la crescente quota mare come componente pregnante di Conftrasporto-Confcommercio, qual è lo stato reale dei trasporti marittimi in termini di emissioni causate? Esistono studi precisi al riguardo?

“Il mare paga poche tasse, ma tutto sommato fa pochi danni rispetto ad altri settori. Tutto sommato c’è un settore come l’agricoltura ben più deleterio nel rapporto danni-tasse rispetto a quello navale, per il quale peraltro non abbiamo al momento in previsione di fare alcuno studio specifico” conclude Bella.

Sulla scorta dei numeri puntualmente snocciolati, Sangalli accenna un’arringa relativamente morbida.

“Diamo atto al governo di avere disinnescato la bomba dell’aumento dell’IVA ma ancora non basta. Occorre appropriarsi dei miliardi di risorse comunitarie a disposizione che invece non sfruttiamo per trasformarle in economia attiva. La prossima legge di bilancio deve dare risposte chiare a troppe questioni confuse.

Lo scenario al contorno non è favorevole, e le previsioni di crescita sono negative. Subiamo il potenziale riacutizzarsi del protezionismo e delle guerre commerciali che soffocano gli scambi di merci.

Ma le maggiori preoccupazioni per l’Italia provengono dall’interno; sono i deficit infrastrutturali a determinare la perdita di competitività delle nostre imprese”.

Il presidente di Confcommercio suona la sveglia per tornare a crescere, unica strada obbligata, partendo dai trasporti e dalla logistica che rappresentano una grande opportunità per il rilancio dell’Italia, ma che sono penalizzati dall’eccesso di burocrazia e fiscalità che ancora oggi bloccano troppi cantieri. Lo sblocco delle opere infrastrutturali porterebbe un aumento del PIL del 2,5% e la creazione di 300mila posti di lavoro.

Nel 2018 molti stanziamenti sono rimasti lettera morta, senza attivare i cantieri.

Rischiamo di rimanere fuori dalle principali rotte di merci che sono sempre più attratte non solo dai tradizionali scali nord europei ma anche dalla crescente aggressività e competitività degli altri porti del Mare Nostrum.

I traffici stradali con l’Europa scontano altre difficoltà; le politiche di contingentamento ai valichi alpini adottate unilateralmente e senza valide alternative, come i provvedimenti austriaci di limitazione alla circolazione dei mezzi pesanti al Brennero, rischiano di isolarci ancor di più” lamenta ancora Sangalli, per il quale occorre completare le reti prioritarie di trasporto e implementare un’accessibilità più sostenibile in termini ambientali, economici e sociali. Le parole d’ordine sono connessioni e intermodalità.

E mentre il trasporto su gomma, tanto vituperato, ha sensibilmente migliorato le proprie prestazioni in campo ambientale, l’impegno alla sostenibilità riguarda anche la filiera marittimo-portuale e l’economia del mare. Dobbiamo accrescere la competitività delle imprese del settore, per contrastare la concorrenza sleale dall’estero, per garantire adeguate misure di sostegno anche per il rinnovo del parco circolante e delle flotte, velocizzando e ottimizzando il flusso delle merci e dei passeggeri, con forme di trasporto più sicure, sostenibili e performanti” conclude il leader confederale, lasciando al vicepresidente sia di Confcommercio che di Conftrasporto lo spazio per le stilettate finali.

“Smettiamola di colpire un settore che invece genera economia e ‘sporca’ molto meno di altri. I mezzi pesanti producono il 4,6% delle emissioni contro il 20,5% della manifattura e il 35% dell’energia. Dal 1991 al 2017 le polveri sottili sono state ridotte dell’80%, da 23,8 migliaia di tonnellate a 4,4 migliaia. E mentre in Italia i veicoli pesanti hanno diminuito del 30% le fonti inquinanti, nell’Eurozona esse sono aumentate del 18%” sono i numeri pesanti messi in campo da Uggè.

“I 360 milioni di euro che si tolgono alle imprese di autotrasporto con mezzi Euro 3 ed Euro 4 sotto forma di tasse non hanno dunque davvero senso, perché servono solo a favorire la concorrenza delle ditte di autotrasporto di Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia ecc..

Abbiamo un dato forte: il 20% dei nostri mezzi sono Euro 6, se solo si raddoppiasse la loro incidenza sulla flotta complessiva, si ridurrebbe l’impatto della gomma a zero in termini di inquinamento. Dunque siamo un settore virtuoso, non si può continuare a penalizzare l’autotrasporto solo per fare cassa!”

Secondo i dati diffusi a Cernobbio, oggi un camion Euro 6 paga un eccesso di tasse di 7.900 euro all’anno.

“Noi vogliamo incontrare il Governo perché attraverso il confronto si evita lo scontro. Ci eravamo incontrati una prima volta con il nuovo ministro quattro giorni dopo il suo insediamento ma De Micheli ci ha chiesto di non ufficializzare la notizia; infatti, avrebbe gradito fare la sua prima uscita pubblica oggi a Cernobbio ma purtroppo non le è stato possibile” precisa Paolo Uggè, senza per questo sotterrare l’ascia di guerra. “Non escludiamo soluzioni estreme se le nostre istanze non verranno accolte. Unatras è già pronta a dichiarare il fermo totale dell’autotrasporto in caso”.

La prossima primavera ci sarà il rinnovo delle cariche di Confcommercio e Conftrasporto.

Per questo motivo, mostrando premura verso eventuali nuovi eletti, Uggè non annuncia, contrariamente a solito, le date del Forum 2020. “Non sarebbe corretto, in attesa di sapere chi saranno i vertici” spiega il Vicepresidente delle due confederazioni, senza pronunciarsi sulla logica che si intende perseguire: continuità o rinnovamento? “Sarà la base dei nostri associati a decidere in piena democrazia”.

Angelo Scorza

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