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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/06/18 18:38

L’armamento greco scommette su un’impennata del dry bulk nel 2020

I nuovi limiti alle emissioni secondo diversi analisti potrebbero dare una spinta significativa ai rendimenti delle bulk carrier a meno che le politiche di Trump non stravolgano gli equilibri degli scambi commerciali

Atene (Grecia) – Il mercato del trasporto marittimo di rinfuse secche nei primi mesi del 2018 è tornato a produrre reddito per molte società armatoriali ma il meglio secondo gli esperti arriverà nel 2020, in concomitanza con l’entrata in vigore delle nuove normative sui limiti alle emissioni navali. L’equazione, condivisa anche da molti esperti armatori greci durante la settimana in cui ad Atene si è tenuta la fiera internazionale Posidonia, è semplice: attualmente il mercato viaggia su livelli di nolo soddisfacenti, la domanda di trasporto da parte dei caricatori è sostenuta, l’offerta di capacità ‘sotto controllo’, ma l’obbligo previsto dal 1 gennaio 2020 di rispettare lo 0,5% di tenore di zolfo nelle emissioni metterà fuori mercato molte bulk carrier datate, premierà quelle moderne ed efficienti e produrrà un rallentamento medio delle navi con conseguente riduzione dell’offerta di stiva sulle rotte internazionali.

Emblematico in questo senso è stato il commento del rampante armatore monegasco John Michael Radziwill, amministratore delegato della società armatoriale monegasca GoodBulk, durante il Tradewinds Forum andato in scena a Posidonia. Alla domanda su quale alternativa (fra GNL, scrubber e carburane a basso tenore di zolfo) gli armatori attivi nel dry bulk adotteranno per rispettare i nuovi limiti alle emissioni previsti dal 2020 la risposta è stata: “La soluzione è utilizzare carburante pulito ma soprattutto rallentare le velocità media delle navi. Così facendo si riducono più che proporzionalmente le emissioni, si abbassa l’offerta di stiva disponibile sul mercato, i noli aumenteranno e faremo tutti più soldi”. Una risposta che, oltre ad aver ricevuto lo scontato applauso della platea, è in realtà condivisa da molti colleghi esperti che già si fregano le mani guardando ai prossimi 18 mesi.

Uno scenario di ripresa molto promettente dunque, che potrebbe essere minacciato solo da un’immediata e consistente ondata di investimenti in nuove costruzioni, anche se la stretta creditizia ancora in corso contribuirebbe a limitare questo fenomeno.    

Peter Sand, esperto analista di shipping per Bimco, in una sua recente analisi del mercato dry bulk ha messo in evidenza come i noli delle bulk carrier classe Handysiez, Supramax e Panamax nei primi quattro mesi del 2018 siano stati superiori del 25-27% rispetto agli stessi mesi del 2017, tornando così a far guadagnare gli armatori. I ricavi delle Capesize sono invece saliti appena del 5% e il rendimento medio pari a 12.600 dollari/giorni rimane ancora al di sotto dei 15.000 dollari necessari per operare in pareggio queste unità.

Per le bulk carrier di portata maggiore le previsioni sono inoltre meno incoraggianti perché nel futuro prossimo queste navi dovranno fare i conti con l’arrivo sul mercato di 30 Very Large Ore Carrier ordinate nel 2016 e in parte (4 unità) già consegnate. Da sole queste 30 navi di grande portata saranno in grado di togliere dal mercato una domanda di trasporto di materia prime (soprattutto carbone) pari a 67 Capesize sulla rotta che collega Brasile e Cina.

Peter Sand nella sua analisi sottolinea inoltre che nei primi quattro mesi del 2018 la flotta di navi dry è cresciuta di 10,2 milioni di tonnellate di stazza lorda, pari al 1,2% del totale di stiva sul mercato, per effetto della differenza fra nuove consegne (12,1 milioni di tonnellate) e demolizioni (1,7 milioni). Il 44% della nuova capacità immessa sul mercato rientra nel segmento delle navi Capesize, VLOC e Valemax. Il chief shipping analyst di Bimco, concludendo la sua disamina sul futuro del trasporto marittimo di rinfuse secche, ha evidenziato che, oltre al rischio di un eccesso di nuovi ordini, l’altro grosso punto interrogativo sul futuro del settore porta alla Casa Bianca. Il rischio di un crescente protezionismo o di guerre commerciali a livello mondiale innescate dalle politiche di Donald Trump potrebbe infatti rappresentare un fattore chiave negli scambi mondiali e conseguentemente impattare in maniera determinante sullo shipping.

Dando per buone la previsione di mercato al netto di Trump, chi sono gli armatori italiani che nel 2020 potrebbero avere le navi giuste per cavalcare la ripresa del dry bulk? Fra i più esposti figurano certamente la d’Amico Società di Navigazione e la monegasca Scorpio Bulkers, così come Gestion Maritime rimanendo nel Principato di Monaco. Ma anche la svizzera Nova Marine Carriers dei Romeo, così come Premuda, chi si impossesserà degli asset di RBD Armatori e infine Visentini Giovanni Trasporti Fluviomarittimi con le sue quattro navi bulk carrier in flotta. Oltre a questi c’è poi Venice Shipping&Logistics e sulla piazza napoletana Gestioni Armatoriali, Perseveranza di Navigazione,  Michele Bottiglieri Armatore e Giuseppe Bottiglieri Shipping Company.    

Nicola Capuzzo

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