APRI
Già registrato? Download PDF ACCEDI o REGISTRATI
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
02/07/12 14:55

Il RINA deve essere giudicato a Panama

Caso Al Salam Boccaccio 98: il giudice genovese accoglie l’eccezione del Registro sull’immunità dalla giurisdizione italiana, ma tiene aperta la causa

Nell’ambito del processo relativo alle richieste di risarcimento a carico del RINA per l’affondamento, avvenuto nel Mar Rosso il 2 febbraio 2006 con oltre 1.000 morti, del traghetto Al Salam Boccaccio 98 (S2S n.30/2010), il Tribunale di Genova ha emesso nei giorni scorsi una sentenza che potrebbe rappresentare una svolta per l’esito del procedimento.Come ricorda Stefano Bertone, avvocato dello Studio Legale torinese Ambrosio&Commodo che rappresenta (all’interno di un Consorzio di studi legali di diversi paesi) il comitato dei famigliari delle vittime del naufragio, il giudice, Pietro Spera (I sezione civile), ha deciso, sebbene il processo sia stato avviato per accertare la colpa del RINA (accusato di negligenza nella verifica del rispetto delle prescrizioni della normativa internazionale, in particolare l’International Safety Management Code, e della violazione dei canoni di diligenza circa la stabilità e lo scarico in mare dell’acqua antincendio), di procedere passo per passo, affrontando una per una le eccezioni del registro. “Quindi – spiega Bertone – risolta l’anno scorso la prima questione (RINA voleva coinvolgere nel giudizio più di 10 altri soggetti, ma l’abbiamo impedito), il giudice si è pronunciato nei giorni scorsi sull’eccezione di immunità del RINA dalla giurisdizione italiana (invocata in nome del fatto che, certificando la rispondenza della nave alle norme ISM, il RINA agiva su delega delle autorità panamensi, nda), per stabilire cioè, se RINA possa essere convenuto in giudizio in Italia oppure debba essere citato a Panama (il traghetto passò nell’aprile del 1999 alla compagnia egiziana El Salam, assumendo contestualmente bandiera panamense in quanto l’armatore formale era una società panamense, mentre nel marzo dello stesso anno nacque RINA Spa, che cominciò a operare nell’agosto seguente dopo il conferimento di ramo d’azienda da parte di RINA Ente, nda)”.
La sentenza sembrerebbe aver sposato la tesi del RINA: “Il giudice ha accolto l’eccezione, ma solo in parte, perché ha evidenziato come l’attività di controllo e classificazione esercitata prima dell’assunzione della posizione di RO (Recognized Organization) di Panama, e quando la nave batteva ancora bandiera italiana, debba ritenersi estranea all’immunità dalla giurisdizione. Il che significa che la causa continua, perché occorrerà a questo punto verificare nel merito (il giudice ha convocato le parti in settimana, nda) l’eventuale responsabilità di RINA Spa per le attività compiute da RINA Ente sulla nave prima dell’assunzione della bandiera panamense e della qualità di RO panamense (quindi come autorità italiana)” puntualizza Bertone.
Ma non è tutto: “In parallelo alla prosecuzione nel merito del giudizio davanti al Tribunale di Genova, su cui siamo confidenti, contrasteremo l’accoglimento dell’eccezione. È incomprensibile infatti che una Spa italiana debba essere processata a Panama e possa quindi sottrarsi alla giurisdizione dei suoi propri giudici. Non solo questo è in violazione della normativa europea (che espressamente nega il beneficio dell’immunità alle società che svolgono attività di certificazione), ma neppure tiene conto che, parallelamente e con molta più rilevanza rispetto all’attività di certificazione, viene in questo modo sottratta alla giustizia italiana anche la valutazione del rapporto puramente privatistico che intercorreva fra il RINA e l’armatore per l’attività di classificazione, attività svolta a scopo di lucro, a Genova, in forma imprenditoriale, del tutto estranea al rapporto con lo Stato di Panama e che pertanto non può beneficiare di alcuna forma di immunità. Centinaia di vittime egiziane, per aver riparazione dei gravissimi danni subiti, si sono rivolte alla giustizia italiana nel tribunale che la legge italiana indica come competente e continueranno a riporvi fiducia fino a che lì avranno ricevuto la tutela che meritano” chiude Bertone.
Il distinguo fra certificazione e classificazione non sembra preoccupare Massimiliano Mio, direttore degli affari legali di RINA: “È vero che la classificazione nasce come attività privata, ma è altrettanto vero che ormai l’interconnessione con la certificazione è tale che la normativa internazionale (nello specifico la convenzione SOLAS) stabilisce che le navi, per ottenere i certificati, debbano rispondere ai requisiti previsti dagli organi di classifica riconosciuti. Senza dimenticare che, nell’ambito di questo stesso procedimento, proprio la nostra controparte, per accedere ad alcuni documenti, ha chiesto e ottenuto dal TAR Liguria di stabilire il profilo pubblicistico delle attività di certificazione e classificazione svolte da RINA, sottolineandone, una volta di più, l’insolubile legame”.
Quanto al resto della sentenza Mio si dimostra soddisfatto: “Si tratta di una pronuncia favorevole, perché accoglie in pieno la nostra richiesta pregiudiziale, dichiarando l’immunità di RINA in quanto agente su delega di uno Stato straniero. È del resto un principio consolidato nel diritto internazionale il fatto che uno Stato non possa essere giudicato da un altro per l’esercizio della propria potestà. Ed è un principio già applicato in altri paesi in casi analoghi, per cui non ci sorprende la decisione del giudice”.
Anche sulla convocazione delle parti per stabilire – sono parole dell’ordinanza di Spera – “se, ed eventualmente a che titolo, RINA Spa debba in qualche modo rispondere delle attività compiute in relazione alla nave da RINA Ente prima dell’assunzione della bandiera panamense e della qualità di RO panamense” Mio non appare né sorpreso né contrariato: “È giusto che il giudice voglia approfondire questo aspetto, per quanto si tratterebbe di attribuire a RINA Spa la responsabilità di atti precedenti la sua nascita, in particolare di atti risalenti a 15 anni prima dell’incidente, quando (erano i primi anni ’90, nda) la nave subì ingenti lavori di trasformazione, ma siamo sereni per diverse ragioni: innanzitutto riteniamo che RINA Ente non abbia commesso manchevolezze nella propria attività, come dimostra il fatto che la nave ha navigato per oltre 15 anni senza manifestare problemi e, inoltre, ci appare paradossale cercare una connessione fra la trasformazione e l’incidente”.
In conclusione Mio sottolinea due ulteriori aspetti di rilievo del procedimento: “Detto che i famigliari delle vittime furono già risarciti in tempi brevi con 60 milioni di dollari (dal P&I dell’armatore, nda) e che, a fronte di tale risarcimento, fu preso l’impegno a rinunciare a domande risarcitorie a carico di altri soggetti, RINA compreso, fatichiamo a capire la fondatezza e la pretesa di queste ulteriori richieste. Secondariamente, rileviamo che immunità non significa impunità: chiunque ritenga di avere titolo può rivolgersi alle competenti autorità panamensi”.

Andrea Moizo

TAG : registri
Stampa