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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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30/11/18 17:54

Il ‘nuovo’ ormeggio consacrato dalla Guardia Costiera

Passato e futuro del modello organizzativo degli Ormeggiatori, uno dei tre pilastri dei servizi tecnico-nautici, in vetrina alla Capitaneria di Porto di Genova

Una tavola rotonda ‘lampo’ per descrivere il passato e futuro del modello organizzativo degli Ormeggiatori; questo l’obiettivo dell’evento ospitato dalla Capitaneria di Porto di Genova.

La sede della Guardia Costiera, sita presso gli ex Magazzini Generali del Porto Antico genovese, ha visto svolgersi l’assemblea straordinaria del Gruppo Antichi Ormeggiatori del Porto di Genova, convocata per adottare il nuovo Statuto societario in ottemperanza ai requisiti recentemente disposti da parte della competente direzione generale del Ministero dei Trasporti.

Insieme agli ormeggiatori dei due porti (Genova e Savona) - corporazioni un tempo cugine e ora accorpate, in ossequio alla riorganizzazione dei due scali liguri sotto l’unica egida della Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale avvenuta ex lege di riforma portuale del 2016 - erano presenti alcuni protagonisti di questo momento di svolta epocale, quali i consulenti legali e i funzionari ministeriali, oltre ai rappresentanti degli altri due fornitori di servizi tecnico-nautici (pilotaggio e rimorchio), tutti tesi a illustrare le novità dello statuto e del regolamento, nonché le prospettive del servizio in una fase di importanti cambiamenti per i porti di Genova e Savona.

“È esaltante vedere le sinergie instaurate tra noi della Capitaneria di Porto, gli ormeggiatori, i piloti e i rimorchiatori, prendere sempre più corpo, in maniera spontanea e armoniosa; ne abbiamo avuto ancora recente riprova durante la giornata campale del 29 ottobre, quando abbiamo attivato h24 due unità di crisi lavorando congiuntamente sul fronte mare e sul fronte terra” ha esordito il padrone di casa, direttore marittimo della Liguria, ammiraglio ispettore Nicola Carlone. “Se è vero che si parla tanto della logistica, che va dalla bitta al monte, è anche vero che questa non sussisterebbe se non funzionasse perfettamente la fase propedeutica, dal mare alla bitta, che curiamo tutti noi insieme. E non è un lavoro da poco, considerando i 22 km di estensione dello scalo del capoluogo; in ogni caso occorre mettere sempre le navi al centro del sistema dei trasporti”.

“Oggi si realizza un passaggio formale, ed è significativo che il tutto si consacri sotto l’ospitalità gradita dell’Ammiraglio Carlone” ha ringraziato Marco Bertorello, da poco tempo leader del Gruppo Ormeggiatori genovese, coinvolgendo l’omologo savonese, il presidente Marco Balestrino.

“Abbiamo aderito ad un paradigma della UE secondo lo schema più confacente alla nostra organizzazione; con questo regolamento, consolidiamo il nostro ruolo attorno ad un modello operativo ed organizzativo idoneo alla professione dell’ormeggiatore, che rende la nostra categoria più omogenea. Il nuovo statuto che ne deriva è una sorta di costituzione interna che scandirà il nostro lavoro in abbinamento al Regolamento di Servizio. E con esso si consolida anche il rapporto di ottimale collaborazione con la Capitaneria di Porto, cui è permesso un controllo sul campo al nostro fianco nell’esercizio delle potestà della sfera pubblica” conclude Bertorello, rimarcando che “un conto è fare le cose insieme, ed un conto è farle autonomamente”.

Ad un membro del vertice di ANGOPI, Giorgio Pilara, presidente del Gruppo Ormeggiatori Barcaioli del porto di Civitavecchia, Vicepresidente delle categoria, è spettato scendere nel merito dei contenuti del nuovo regolamento europeo.

L’ormeggiatore laziale ha sceverato il provvedimento ma non prima di aver fatto un’annotazione polemica contro un governo spesso lento nelle sue decisioni, come emblematicamente dimostrato dal ‘caso Genova’. “Inaccettabile che ci vogliano 3 mesi per emanare un decreto peraltro imperfetto, con tante cose che non c’entrano col Ponte Morandi; questa situazione è un triste paradigma del dramma politico che sta vivendo il nostro paese” ha affermato Pilara rivolgendo un chiaro biasimo al ministro dei trasporti, e richiamando, sposandolo in pieno, il famoso ‘post’ dell’anonimo genovese – ma grazie a quell’intervento virale sui social network, diventato popolarissimo – su Facebook che sintetizzava al meglio ciò che ogni cittadino chiede al proprio esecutivo.

L’intervento come sempre ‘dotto’ del Prof. Sergio Maria Carbone ha collocato al meglio il nuovo dispositivo nel suo framework giuridico, parlando di cambiamento epocale.

“Il regolamento dà attuazione ad una recente disposizione di legge e codifica l’esperienza pluriennale di un modello organizzativo che offre efficienza e sicurezza ai porti, nella misura in cui le formazioni in gruppi sono formalizzate in veste societaria che rappresenta il modello ideale. Importante è notare come il ‘nuovo’ ormeggio non è identificato come un servizio commerciale bensì come un servizio di interesse economico generale, dunque che necessita di un controllo e coordinamento da parte pubblica” ha chiarito il decano degli avvocati marittimisti genovesi. “Altro aspetto di rilievo è l’accesso alla professione, ben caratterizzato. È il modello più efficace per mantenere la responsabilità ai gruppi senza addossarne l’onere alla amministrazione marittima, che resta solo un organo di controllo”.

Infine a Maria Cristina Farina del MIT, è toccato il compito di condensare gli spunti emersi dalla tavola rotonda genovese. “Abbiamo così finalmente raggiunto un obiettivo inseguito da anni, coronando un lungo percorso iniziato con la legge n.84 del 1994 all’art. 14 che già sanciva l’ormeggio come pilastro della sicurezza che offrono i servizi tecnico nautici” ha precisato l’alto funzionario della Direzione Generale per la Vigilanza sulle Autorità Portuali.

“Ci siamo trovati alle prese con il rinnovo tariffario della categoria riscontrando in ANGOPI una grande capacità a collaborare e la massima trasparenza, viatico ideale per ottenere i migliori risultati”.

 

Angelo Scorza

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