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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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01/08/18 15:02

Il ministro dei trasporti pubblici locali si presenta (male)

Doppia audizione a Senato e Camera per Toninelli: pendolarismo, sicurezza, viaggi ‘da sogno’, piste ciclabili e spiagge libere sono i cavalli di battaglia di Toninelli. E le merci e i porti?

Tenetevi forte…ma senza bisogno di allacciare le cinture di sicurezza, visto che l’Alta Velocità (e giammai l’Alta Capacità) sembrano non essere previste affatto nell’agenda di lungo periodo del nuovo Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Che lo scarno C.V. di Danilo Toninelli – 44enne cremonese, laurea in giurisprudenza, dal 1999 al 2002 Ufficiale di Complemento dei Carabinieri e liquidatore sinistri assicurativi prima di intraprendere la carriera politica - non facesse presagire nulla di buono, si era capito subito, sostanzialmente corroborando le prime perplessità suscitate in materia dal leader del suo movimento partitico ad inizio 2018.

Ma le preoccupazioni degli operatori dei trasporti potrebbero crescere in maniera esponenziale dopo la lettura da parte dello stesso ex capogruppo per il Movimento 5 Stelle al Senato (fino alla nomina a ministro) delle linee programmatiche del suo dicastero, tenutasi come doppia audizione al Senato e alla Camera.

D’acchito, una differenza abissale nella considerazione in cui sembra saranno tenuti i trasporti delle merci (che appaio praticamente trascurati), rispetto a quella del già tanto rimpianto Graziano Delrio, un ministro davvero bipartisan, che aveva messo d’accordo sostanzialmente tutti.

Sarà infatti, in sintesi, un’Italia più lenta e sicura quella che vorrà dipingere il neo ministro delle infrastrutture e trasporti, per il quale l’intermodalità non è riferibile tanto ai carichi quanto alle persone.

Nelle 30 pagine del documento, in cui alcune parti invero sembrano scritte con disarmante genericità, quasi come una tesina di laurea universitaria, e senza quasi mai entrare nel vivo dei singoli comparti, al centro dell’attenzione paiono stare quasi esclusivamente i privati cittadini, i passeggeri ed i pedoni, e non le imprese manifatturiere con le loro esigenze di trasferire la produzione e i vettori al supporto.

Piuttosto che tanto vano filosofeggiare intorno ai nuovi capisaldi della politica dei trasporti (molto più locali e pubblici che non a respiro internazionale e commerciale), molto meglio sarebbe stata una breve, asettica e schematica (ma produttiva ed essenziale) lista degli interventi messi in agenda con relative tempistiche e ipotesi di lavoro.

Già l’incipit è viatico che lascia perplessità.

“Il nostro dicastero può intervenire sulla quotidianità delle persone, incidendo sul miglioramento degli spostamenti e dunque sulla qualità della vita. Ma è anche il “ministero del viaggio” e nulla più del viaggio può far crescere, progredire, migliorare e, in definitiva, può far sognare le persone”.

I viaggi che fanno sognare, nell’immaginario collettivo, sono quelli legati all’uso di sostanze stupefacenti…

“La cifra del nostro lavoro non sarà continuare a foraggiare grandi opere mastodontiche e dispendiose, ma dotare il Paese di una rete di tante piccole opere diffuse, che servano realmente ai cittadini. Penso alla manutenzione dei ponti e delle strade, alla creazione di varianti autostradali, alla riqualificazione del tessuto urbano.

Potenzieremo la project review affidata alla Struttura Tecnica di Missione, che ha il compito di analizzare tutti i progetti già in essere e quelli ancora da finanziare, secondo un’attenta analisi costi-benefici; vi sarà minore discrezionalità nella scelta delle priorità e maggiore capacità progettuale, per evitare in radice fenomeni di corruzione e di illegalità”.

Il presupposto del Ministro M5S è dunque che finora, prima del ‘fortunato’ avvento dei pentastellati ‘aggiustatutto’, nessuna opera pubblica sia stata scevra dalle antiche piaghe del malaffare pubblico: corruzione, appalti truccati, capitoli di spesa gonfiati ecc.

Toninelli sente “l'esigenza di puntare sull'intermodalità spostando i fondi sul ferro; questo significa aumentare gli investimenti soprattutto sulle tratte regionali e migliorare la manutenzione della rete per rendere più efficiente il servizio ferroviario e garantire, in particolar modo ai pendolari, viaggi puntuali, comodi e sicuri.”

Dunque al diavolo i collegamenti basilari per stare in Europa e le reti TEN, importante è far stare comodi e sereni i viaggiatori delle micro-tratte…

“La manutenzione del ferro e il miglioramento della qualità dei servizi di trasporto pubblico locale attraverso l’ammodernamento della rete locale saranno un ulteriore punto centrale della nostra azione di governo. Le ferrovie regionali e le tratte dei pendolari saranno priorità assolute. Da settembre andrò personalmente sui treni e i binari che marciano male, per valutare insieme ai Presidenti delle Regioni in che modo assicurare la massima sicurezza, specie sfruttando le tecnologie  già disponibili.

Questo è il messaggio che vogliamo e dobbiamo veicolare: salva la vita a noi stessi e agli altri. Serve una forte azione culturale accanto ad interventi normativi ed infrastrutturali che consentano l’abbattimento del traffico veicolare privato, in modo da rendere, soprattutto in città, la mobilità in auto più lenta e regolare. Investiremo risorse pubbliche per attuare un serio piano nazionale per le piste ciclabili, che spinga verso una mobilità dolce e green e garantisca più tutele per i ciclisti. Cercheremo di arrivare all’obiettivo di zero macchine inquinanti in circolazione entro il 2030, applicando la regola comunitaria del chi inquina paga”.

La mobilità collettiva, pulita e dolce rappresenta uno dei punti cardine delle linee di intervento dell’Esecutivo del cambiamento e di questo Ministero. Mobilità ciclo-pedonale e sharing mobility, con un parallelo e sostanziale miglioramento della qualità ed efficienza del servizio di traporto pubblico locale, concedendo spazi pubblici per il car-sharing a fronte di quote crescenti di vetture elettriche.

Le ciclovie turistiche rappresentano solo il primo passo verso il Piano Nazionale delle Ciclabili, che costituirà un'alternativa strutturale per la mobilità quotidiana”.

Chi scrive – molti lettori di S2S ne sono a conoscenza – è un accanito fautore delle 2 ruote a pedali come mezzo di ricreazione ed attività sportiva. Ma da qui a sposare la tesi ministeriale che le piste ciclabili e l’uso delle biciclette siano il cardine della nostra politica dei trasporti, ce ne corre.

L’ex titolare del dicastero Delrio era a volte effigiato come ‘il ministro in bicicletta’ perché era noto spostarsi sulle due ruote, almeno nella sua città natale; ma lungi anche da lui l’idea di incentrare il Piano Nazionale dei Trasporti e della Logistica su questa tematica assolutamente marginale e semmai complementare, non cardinale.

Nella sua disamina, Toninelli prosegue affrontando la questione dell’utilizzo nelle opere pubbliche del Bim (Building Information Modeling), modo di progettazione digitale che consente di condividere su piattaforme informatiche i dati dei progetti, un modello in grado di ottimizzare costi e tempi della realizzazione e della manutenzione. “Un’autentica svolta anche per gli appalti pubblici, un sistema aperto di pianificazione, realizzazione e gestione delle costruzioni, strumento innovativo che, tramite la condivisione digitale, può far risparmiare 30 miliardi di euro negli appalti pubblici. Le parole d’ordine sono: riuso, riqualificazione e rigenerazione contro il nuovo consumo di suolo; programmazione, regole semplici che favoriscano trasparenza e legalità, controlli efficaci e sanzioni che facciano davvero da deterrente.

Oltre a regole chiare e cogenti, lo Stato userà leve, fiscali o comunque incentivanti, per incoraggiare un’edilizia di qualità”.

L’azione fa il paio con l’efficientamento del Ministero e la transizione digitale.

“Uno degli obiettivi cardine della nostra azione di Governo riguarda l’efficientamento di questo Ministero soprattutto in chiave di trasparenza. L’obiettivo è implementare e completare la semplificazione amministrativa e la digitalizzazione del MIT, affinché il ministero operi in modalità nativamente digitale. Significativo cambiamento si avrà nella definizione di un nuovo sistema di valutazione delle performance dei dirigenti, il cui lavoro sarà valutato ponendo tra gli obiettivi di performance l’implementazione del Codice dell’amministrazione digitale e l’attuazione della trasparenza. Sul loro raggiungimento sarà commisurata la parte della retribuzione che riguarda i risultati”.

Ed ecco la vera nota dolente; le Grandi Opere.

“Negli ultimi anni è stato decretato e certificato il fallimento di un modo di intendere le grandi opere, codificato dal 2001 nella Legge Obiettivo, programma di pianificazione di opere pubbliche al centro dell’agenda del Governo precedente, fino a quando le ennesime evidenze ne hanno mostrato i limiti; solo allora si è arrivati alla completa abrogazione della legge, che in 15 anni ha realizzato il 15% del programma iniziale, impiegando un terzo degli investimenti previsti. Il suo fallimento definitivo è stato accettato solo dopo l’ennesima sequela di scandali che ne hanno dimostrato la permeabilità rispetto a corruzione, speculazione e infiltrazione delle attività criminali.

Invece di perseguire la strada delle grandi opere faraoniche, il cui completamento e la cui messa in funzione è prevista dopo decenni, in un mondo diverso da quello per il quale sono state progettate, procederemo anzitutto per riparare, dove possibile, o sostituire, dove necessario, le opere esistenti: situazioni di criticità estrema dal punto di vista della viabilità (ponti, gallerie o strade che, a causa dell’incuria e del crollo degli investimenti, rischiano di perdere qualsiasi funzionalità), arterie stradali che attraversano tanti piccoli comuni nostra storia e nostro patrimonio, rendendo i viaggi su strada molto più difficili e mettendo in pericolo la vita dei cittadini”.

Insomma, il ministero punta alla politica del ‘tappullo’ – parola genovese che proviene dal gergo marinaresco e indica l’azione del tappare le falle delle imbarcazioni – piuttosto che a fare le cose in grande, anche se poi si precisa: “Ciò non vuol dire precludere la realizzazione di grandi opere che sono attese da anni, condivise dai territori e necessarie allo sviluppo del Paese, specie nel Mezzogiorno.

L’analisi costi-benefici è una tecnica di valutazione utilizzata per prevedere gli effetti di un progetto, di un programma o di un investimento, verificando se, con la realizzazione dell’intervento, la società ottenga un beneficio o un costo.

Non è chiaro rispetto a questo approccio quali siano le obiezioni non meramente strumentali, dal momento che sottoporre un progetto ad una revisione complessiva, che contempli anche l’abbandono del progetto laddove sia dimostrato che il complesso dei costi è superiore a quello dei benefici, avviene già comunemente per tutte le opere pubbliche ed è assolutamente doveroso, oltre che razionale, quando si tratta di opere di grande portata, per realizzare le quali occorrono decenni.

Le grandi opere che necessitano di questo tipo di intervento sono: la Gronda autostradale di Genova, l’Aeroporto di Firenze, la Pedemontana Lombarda, la linea dell’Alta Velocità che comprende opere relative al Terzo Valico, il Nodo di Firenze, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione, sulla quale ribadiamo il nostro impegno a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell'accordo tra Italia e Francia”.

Le risultanze del lavoro in corso da parte della Struttura di missione e degli uffici del Ministero sull’analisi costi benefici relativa alle grandi opere saranno rese note nei prossimi mesi. Sulla base di questi risultati il Governo potrà agire una volta verificata l’utilità delle singole opere e la loro sostenibilità nel contesto attuale e potrà anche valutare l’eventuale vantaggio e gli eventuali costi di tutte le alternative che saranno ipotizzate, compresa quella di recedere dalla prosecuzione dell’opera”.

Il Ministro desidera ridare slancio agli appalti pubblici, per farli diventare una leva fondamentale della politica economica del Paese, garantendo sviluppo sostenibile e aumento dell’occupazione. Bisogna rendere la macchina degli appalti sempre più efficiente; servirà anche uno snellimento amministrativo. Bisogna collegare meglio la programmazione e la definizione degli obiettivi col lavoro progettuale delle stazioni appaltanti.”

La parte marittimo-portuale viene affrontata solo nella seconda parte del dossier, ed anche qui iniziando da un problema sicuramente di forte impatto mediatico congiunturale ma certamente poco attinente con la invece da tutti richiesta attenta pianificazione strategica di lungo termine.

“Sul tema migrazione, l’Italia continuerà a salvare vite umane; è prezioso ed imprescindibile il ruolo svolto dalla Guardia Costiera italiana, che ha salvato 600 mila vite negli ultimi 4 anni. Alla luce di ciò, è necessaria un’azione di responsabilità di tutti i Paesi europei e dell'Unione europea in particolare, perché l’Italia non può essere abbandonata a se stessa e non può rimanere sola in Europa a gestire tutti i flussi. I nostri porti sono e saranno aperti a tutti coloro che rispettano il diritto internazionale ma la nostra azione di Governo è tesa ad affermare il principio che chi sbarca in Italia sbarca in Europa.

Il Consiglio dei ministri del 2 luglio scorso ha approvato il provvedimento, denominato "Disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia Costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell’interno libici". Con questo provvedimento il dicastero attraverso le Capitanerie di Porto-Guardia costiera, fornirà al governo di Tripoli 10 motovedette Classe 500 e training al personale: impegno economico da 1,5 milioni, a fronte di un costo complessivo del provvedimento pari a circa 2,5 milioni”.

E finalmente a pagina 21 (oltre due terzi dei papiri redatti) si arriva a parlare di porti.

Ma in che maniera didascalica!

“I porti non possono rappresentare solo un’area di passaggio tra una nave e l’altra (transhipment); status fortemente pregiudicato dalla recente legislazione sul riordino portuale. Nel parlare di crescita sostenibile nei porti del futuro occorre avviare percorsi di pianificazione non limitati al traffico container ma che includano merci break-bulk (le quali creano molta occupazione) nonché rinfuse liquide e solide”.

E vai con la consueta demonizzazione dei container…

Brusca la virata dalle banchine alle rotaie: sembra che qualcosa in mezzo manchi….

“Le ferrovie devono tornare protagoniste nei porti, mal collegati alla rete ferroviaria, senza cui rischiano di trasformarsi in colli di bottiglia accessibili solo da rete stradale”.

E fin qui siamo nell’ovvio. Ma poi? Più niente.

“Pianificazione e risorse finanziarie saranno dedicate allo sviluppo del turismo del mare (crociere, traghetti, diporto) e al trasporto passeggeri di cabotaggio e internazionale” è la misera frasetta di contorno per chiudere il compitino del tesista.

“Anche nel trasporto aereo vogliamo ribaltare l’ottica tradizionale incentrata su infrastrutture e investimenti a prescindere da reali esigenze dell’utenza e dei territori. Mio interesse è migliorare la connettività delle aree remote e disagiate del Paese, messe in secondo piano rispetto ai territori economicamente più forti e maggiormente serviti da collegamenti aerei interconnessi con le altre modalità di trasporto. Pertanto, intendo promuovere una nuova visione, per la realizzazione di una rete della mobilità aerea che garantisca uguaglianza di diritti e opportunità ai cittadini e alle imprese su tutto il territorio nazionale, privilegiando le aree periferiche e indirizzando gli investimenti alla riduzione delle sperequazioni attualmente esistenti. Noi daremo voce in primo luogo alle esigenze dei passeggeri. Un altro settore dove ritengo prioritario intervenire sono i servizi di handling o assistenza a terra negli aeroporti”.

Alitalia va rilanciata, nell’ambito di un piano strategico nazionale dei trasporti che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo con il 51% in capo all'Italia e con un partner industriale in grado di farla volare.

A macchia di leopardo le considerazioni sul trasporto gommato.

“Il settore dell’autotrasporto resta vitale per il traffico merci che attraversa il Paese. Rilanceremo la Consulta per l’Autotrasporto quale luogo di incontro tra stakeholder rilevanti di settore e istituzioni pubbliche.

In relazione al tema del trasporto eccezionale, oltre a favorire la diffusione di buone prassi come quella di protocolli di intesa inter-istituzionale, verrà steso un dossier che si possa tradurre in disegno di legge per modificare il Codice della Strada reintroducendo il vincolo del pezzo unico indivisibile.

La tassazione sui carburanti in Italia eccede la media europea (71,3% contro 62,7%), e il prezzo del gasolio è il più alto d’Europa; confermeremo imborsi integrali degli aumenti dell’accisa sul gasolio per usi commerciali ai veicoli meno inquinanti”.

Sulla fusione tra Ferrovie dello Stato e Anas,il Governo ha svolto un’attenta analisi avvalendosi della consultazione degli operatori interessati. “Tutti hanno convenuto sulle criticità della fusione che non sarebbero state adeguatamente valutate. Le eventuali sinergie industriali, infatti, possono essere realizzate ugualmente, a prescindere da una fusione che rappresenta un fallimento annunciato”.

Il ‘gran finale’ – forse complice anche la canicola di questa torrida settimana estiva – è dedicato ad argomenti ‘vacanzieri’.

“A breve introdurremo una nuova norma finalizzata a rafforzare la garanzia di libero, gratuito accesso e transito al mare in favore degli utenti. Le imprese balneari dovranno posizionare un cartello davanti all’area in concessione che riporti la dicitura: Sono garantiti il libero e gratuito accesso e transito al mare”.

Come a dire, un Governo, giustamente...a bagno.

 

Angelo Scorza

 

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