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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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28/11/19 15:57

I megayacht di Amico ora salgono a terra in ascensore

Il cantiere genovese leader in Mediterraneo per il refit dei panfili oversize corona un investimento da 27 milioni di euro e alza il tenore della sfida portata ai grandi concorrenti francesi e spagnoli

Genova – Splende il sole - rara e provvidenziale tregua, in vista della grande cerimonia serale, di un autunno ultraumido - sugli operai febbrilmente indaffarati a pavimentare l’ultimo dei quattro slots paralleli (ve ne sono altri 2 longitudinali, per un totale di 6 ‘posti-barca a secco’) al nuovo ShipLift appena completato, l’ultima facility ‘stato dell’arte’ acquisita dal cantiere nautico Amico & Co., vera eccellenza ligure e nazionale di un comparto che (anche se sui maxi panfili si va generalmente a motore) marcia ‘a gonfie vele’.

A sera saranno circa 800 gli ospiti di Alberto Amico e dei suoi collaboratori pronti a festeggiare, insieme a tutte le istituzioni territoriali, un altro momento topico per un’impresa che non dà tregua alla concorrenza estera (in Italia il cantiere genovese vince per distacco) nella rincorsa al primato del Mare Nostrum.

Il nuovo impianto, costituito fondamentalmente da una piattaforma sommergibile e da un ‘trenino’ specializzato all’alaggio, il cui investimento totale vale 27 milioni di euro (di cui 13 prestati a tasso agevolato dalla compagine governativa Invitalia, 4 erogati dallo stato in conto capitale a fondo perduto e i residui 10 derivanti da mezzi propri societari) è un complesso sistema di movimentazione partorito ‘in house’.

Spetta infatti al reparto dei colletti bianchi - segnatamente al team leader Fabrizio Scardigno, responsabile dell’avveniristico progetto – l’aver disegnato e fatto costruire un impianto del tutto inedito per l’Italia da parte di un collage di ben 84 diverse ditte (di cui 20 sono quelle principali) e quasi tutte sul territorio, con punta di diamante la trevigiana Scandiuzzi. Questa ha utilizzato il suo stabilimento di Brindisi per produrre il manufatto che permette di innalzare dal nuovo bacino di carenaggio, come una sorta di ascensore en plein air, delle ‘barche’ (eufemisticamente parlando, in realtà si tratta più di navi) sino a 4.000 tonnellate di portata e lunghe 95 metri (un limite dimensionale che si è dato il cantiere, anche se si potrebbe arrivare a un centinaio di metri in sicurezza).

“Abbiamo preferito costruire una cordata di piccole e medie imprese da noi coordinate tese a realizzare tutte insieme un progetto studiato a tavolino dal nostro reparto d’ingegneria piuttosto che non comprare un prodotto finito dai leader di mercato identico a quello già proposto ai nostri concorrenti” ha specificato Amico, che ha utilizzato la realizzazione di questa facility come una sorta di palestra di un polo nautico locale da tempo in creazione e in sviluppo costante.

Una volta che la piattaforma sommergibile viene allineata al piano del cantiere, un mega carrellone - tipo quelli SPMT (self propelled modular transporter) in uso nel project cargo, ma che va a scorrere su vie guidate e non su gomma - realizzato ad hoc dalla società olandese specialista Enerpac, trasla gli scafi in orizzontale; alcuni vanno verso i due slot dirimpetto lo ShipLift stesso, altri si spostano in orizzontale verso gli altri quattro slots, ma tutti muovendosi esclusivamente su binari ferrati delle vie di corse realizzate appositamente sul piazzale da 25.000 mq.

Non si tratta di una novità assoluta, se non per Genova e l’Italia, perché altri due ascensori analoghi esistono già nel Mediterraneo – rispettivamente a La Ciotat in Francia, realizzato col poderoso supporto della mano pubblica transalpina, dove tuttavia la portata è ridotta (2.000 tonnellate); ed a Barcellona, dove il sistema, installato da settembre di quest’anno, è appena più potente (4.800 tonnellate) di quello genovese – permettendo così ad Amico di allinearsi con la concorrenza più acerrima.

“Con il nuovo asset strategico realizziamo un sistema integrato di lavorazione e moltiplichiamo il numero di facilities, che poggiano anche sul nostro bacino coperto da 102 metri realizzato con investimenti propri sull’area demaniale (il più grande esistente in Mediterraneo, una realizzazione che non si faceva a Genova da 50 anni) e sui 2 grandi travel lift, quello rosso della Ascom da 835 tonnellate e quello blu della Paolo De Nicola da 300 tonnellate. Senza contare sulla copertura (estensibile fino a 90 metri), sempre fatta a nostre spese nel 1997 (e rimodernata nel 2015) sul bacino di carenaggio da 200 metri gestito dall’Ente Bacini, dove operiamo in concorrenza diretta con altre imprese di riparazione e manutenzione anche dei cantieri navali, secondo il principio del ‘chi primo chiede l’affitto, primo vi opera’”.

La messa in opera del nuovo impianto – “tutto elettrico, dunque perfettamente eco-sostenibile” afferma con orgoglio l’imprenditore genovese, dando un contentino alle varie immancabili Greta  - è durata un biennio da inizio del progetto nella primavera 2017, una volta ottenuto il via libera per il contributo pubblico, per completamento ad ottobre 2019. Dall’iniziale idea di un ‘ascensore’ da 3.000 tonnellate, l’asticella si è elevata sino alle 4.000 tonnellate finali. In questa fase per la complessa installazione – la piattaforma è arrivata su un pontone della Fagioli rimorchiato per circa mille miglia nautiche da un mezzo della Somat - si è operato ‘a cuore aperto’ senza fermare ovviamente la normale attività di refit in corso, lavorando su porzioni di cantiere in contemporanea.

Il primo megayacht, dopo l’opportuna fase di test, è arrivato a metà ottobre e il ciclo di intervento sul My Wee Too si è completato a fine mese secondo la tabella di marcia delineata

Ora Amico confida di poter triplicare il numero di yacht lavorati a secco in contemporanea da 2 a 6.

“Finora potevamo portare a terra yacht non superiori a 60 metri e 800 tonnellate di portata, grazie allo ShipLift abbiamo già messo in carniere 8-9 lavori che forse non avremmo potuto prendere. E in parallelo crescerà verosimilmente anche la base occupazionale, fino a 200 persone coinvolte, considerando che ogni yacht impegna mediamente 20 lavoratori ed il numero complessivo di nostri addetti diretti è oggi di 100 (oltre a 60 provenienti da ditte esterne ma fidelizzati in esclusiva), per un totale di 300 occupati complessivi compresi quelli degli equipaggi; consideriamo che nell’ultimo biennio sono state assunte da noi 18 risorse, quasi tutte di management tecnico” precisa l’amministratore delegato (e braccio destro) Bruno Guglielmini. “Siamo impegnati in un settore che è molto labour intensive, e abbiamo manodopera specializzata interna, anche se continuare a reperire risorse umane opportunamente qualificate può essere un problema alla lunga in futuro”.

In sintesi, lo scenografico ShipLift è un investimento strategico fondamentale, a valorizzare tutto l’indotto esistente, che Amico intende potenziare attraverso lo strumento collegiale di Genova For Yachting, consorzio di imprese di cui è primo promotore, sebbene formalmente il capofila sia il presidente Giovanni Costaguta; in tale ottica il moderno sistema per l’alaggio, il varo e la movimentazione a terra dei super panfili è considerabile un’opportunità per creare qui un hub di settore, attivando e potenziando un sistema economico di qualità che genera sviluppo e benessere su tutto il territorio, con una notevole ricaduta, anche culturale, sulla città.

Istituito nel novembre 2017, il consorzio Genova for Yachting rappresenta il comparto della nautica professionale genovese e raccoglie 34 aziende per 360 dipendenti diretti e 140 milioni di euro di fatturato annuo, che si estendono su 500 mila mq di superficie in porto: sono oltre mille i fornitori tra Genova e tutta Italia, denotando forte propensione all’export e la capacità di creare, con un rapporto 1:3, un indotto nei servizi dell’accoglienza, turismo, commercio e cultura. Un comparto in continua crescita che vede Genova ai vertici delle classifiche mondiali con 290 mila presenze stagionali per un fatturato annuale di 330 milioni di euro.

Restano invece categoricamente esclusi dalle strategie ufficiali di Amico & Co. voli pindarici troppo arditi come sarebbe l’acquisizione di altri cantieri ad oggi disponibili sul mercato nonché l’ingresso in settori affini ma diversi, come quello della costruzione, malgrado il settore della grande nautica tiri sempre di più e sebbene gli ordini ai produttori italiani fiocchino, quasi interamente da armatori stranieri.

“Costruire non è né mai sarà il nostro mestiere perché implica competenze diverse e, per certi versi più complesse, sebbene la nostra attività sia più ‘stressante’ perché maggiormente pressata dai tempi ridotti di permanenza in refit che vengono richiesti. Ad ognuno il proprio mestiere” conclude Amico, senza sbottonarsi sui dati di bilancio attesi a fine 2019. “È presto, aspettiamo la primavera”.

 

Angelo Scorza

 

 

E ora anche le istituzioni genovesi siedono al grande tavolo del polo nautico, radunato sotto il cappello di Genova For Yachting

 

“Siamo lieti di poter annotare che le istituzioni genovesi hanno cambiato il passo ed accolgono le nostre numerose istanze, rimaste ferme al palo per diverso tempo. Adesso è mutato il vento” spiega pubblicamente Alberto Amico di fronte a 800 ospiti al Padiglione Blue di Jean Nouvel alla festa per celebrare l’ultima realizzazione portata a termine da questa eccellenza genovese di statura mondiale.

“Quando si raggiunge un traguardo, si è portati a fare un bilancio del cammino fatto fin qui” afferma l’imprenditore, con un pizzico di comprensibile emozione, durante la cerimonia, nella quale sono state ripercorse con un time lapse virtuale le tappe di un rapido avvicinamento a questo obiettivo da primato, in un paio di decenni, da quando l’allora giovane Alberto Amico prese dal padre le redini di un piccolo cantiere, attivo dal 1991, con soli 20 dipendenti.

“Voglio ringraziare tutte le aziende del comparto e le istituzioni che l’hanno reso possibile. Tra questi in particolare l’Autorità Portuale, che ha dato fiducia via via ai nostri progetti di investimento, e che abbiamo ripagato valorizzando il demanio marittimo con dotazioni infrastrutturali destinate a rimanere acquisite al patrimonio del demanio stesso. Insieme, abbiamo dato corpo a un modello a nostro avviso virtuoso di rapporto tra mano pubblica ed iniziativa privata” ha concluso Amico.

A fare da cornice sul palco tutte le istituzioni: il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini, il Comandante della Capitaneria di Porto di Genova, Amm. Nicola Carlone, il Presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini, il Presidente di Camera di Commercio di Genova, Luigi Attanasio, il Sindaco di Genova, Marco Bucci e il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. E in platea una vasta fetta della ‘Genova che conta’, dagli armatori Messina e Grimaldi agli altri VIP dell’establishment locale, molti dei quali compagni e soci di Amico ai grandi ‘cenacoli’ dello Yacht Club e del Golf Club di Rapallo.

 

A.S.

 

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Angelo Scorza

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