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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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16/02/17 05:00

I droni rimpiazzano gli uomini sulle piattaforme offshore dell’ENI

Il gruppo italiano ha siglato un contratto triennale con l’inglese Sky Futures per sfruttare le potenzialità della tecnologia nelle ispezioni a bordo

Il lancio di un drone SkyFutures

È arrivato il momento in cui le macchine rimpiazzano l’uomo in alcuni lavori offshore.

Eni ha infatti appena siglato un contratto di tre anni con la società inglese Sky Futures Ltd per ottenere video e informazioni dalla proprie piattaforme estrattive offshore tramite l’invio di droni in alto mare. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha deciso dunque di sfruttare maggiormente i servizi offerti dalla tecnologia cercando al contempo di investire sulla sicurezza del capitale umano.

Questa scelta dell’Eni arriva infatti a seguito delle polemiche sollevate dai rappresentanti dei lavoratori in seguito ad alcuni incidenti (in taluni casi mortali) occorsi l’anno scorso al personale operativo sia sulla piattaforma Goliat al largo della Norvegia, sia in un altro giacimento offshore al largo del Congo.

Il co-fondatore di SkyFutures, Chirs Blackford, non ha rivelato i dettagli economici dell’accordo triennale con Eni ma ha ammesso che ci sono trattative in atto con altri gruppi petroliferi per sfruttare l’impiego di droni nell’industria petrolifera offshore. 

Fino ad oggi i metodi tradizionali prevedevano che, soprattutto in caso di guasti o malfunzionamenti degli impianti, personale specializzato venisse trasportato (via mare o via aerea) sulla piattaforma e procedesse a ispezionare i macchinari calandosi dall’alto con apposite imbragature. Procedure che secondo SkyFutures, oltre a essere meno sicure, risulterebbero anche meno efficienti perché le informazioni e i numeri dettagliati che un drone è in grado di fornire in cinque giorni, una persona impiegherebbe otto giorni per ottenerle. Queste macchine volanti, inoltre, sono in grado di arrivare in punti delle piattaforme estrattive o dei mezzi navali che talvolta risultano non accessibili dall’uomo.

Proprio a proposito di riparazioni necessarie agli impianti di Eni, nei giorni scorsi la piattaforma Goliat attiva nel Mare di Barent ha dovuto subire un altro fermo, il secondo nel giro di poche settimane, e per questo la produzione è stata arrestata dal momento che la piattaforma non riusciva a trasferire a terra il petrolio estratto per un malfunzionamento della condotta di scarico.

N.C.

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