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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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13/07/18 11:58

Grimaldi-Federmar: botta e risposta su delocalizzazione e tariffe

Il gruppo partenopeo respinge le accuse del sindacato dei marittimi, ribadendo – cifre alla mano – la propria ‘italianità’

Botta e risposta a distanza tra il sindacato marittimo Federmar Cisal e il Gruppo Grimaldi sul tasso di ‘italianità’ della corporation armatoriale con sede a Napoli.

In un articolo pubblicato dal quotidiano Libero alcuni giorni fa, il segretario dell’organizzazione sindacale Alessandro Pico chiedeva al Governo di applicare il ‘Decreto dignità’ – decreto legge in via di emanazione in questi giorni, che prevede una serie di misure a sostengo della stabilità del lavoro e contro la delocalizzazione delle imprese – anche ai lavoratori del settore marittimo, per contrastare la condotta “di quegli armatori che delocalizzano le bandiere delle loro navi per abbattere il costo del lavoro”.

Nell’articolo viene chiamato in causa direttamente il gruppo Grimaldi, che sulla sua flotta di oltre 100 navi imbarcherebbe marittimi extracomunitari per oltre il 65% del totale, lavoratori che “coi loro bassi stipendi – sostiene Pico – contribuiscono a risanare i circa 3 miliardi di debito (bilancio 2016)”.

Ma la shipping company partenopea non ci sta e, con una nota, risponde nel merito a quella che definisce “disinformazione”, alimentata “da alcuni isolati mezzi di informazione” su input “del solito suggeritore”. Il riferimento, neanche troppo velato alla luce delle note vicende che ormai da anni vedono contrapposti i due armatori, è a Vincenzo Onorato, patron di Moby e Tirrenia.

Il radicamento italiano del Gruppo Grimaldi – si legge infatti nella nota – è ben delineato nel Report di Sostenibilità per il 2017, i cui dati, ricorda l’azienda, sono stati soggetti ad “assurance” da un ente revisore esterno: “Su circa 14.800 dipendenti impiegati dal gruppo a livello mondiale, i marittimi originari da paesi extra-UE sono solo 2.200, il 14,86% del totale (rispetto al 15,60% del 2016), e la loro presenza a bordo è necessaria – secondo Grimaldi – dovendo loro solitamente coprire posizioni rifiutate da italiani ed altri europei”.

Inoltre, prosegue la compagnia napoletana, “il numero di italiani ed altri cittadini europei imbarcati sulle oltre 120 navi Grimaldi, la maggior parte delle quali impiegate su tratte internazionali, è di gran lunga superiore a quanto richiesto dalle vigenti normative nazionali ed internazionali”.

La ‘matrice tricolore’ sarebbe poi evidente anche analizzando la connotazione geografica delle spese fatte dal gruppo: “Nel 2017, il 91% delle spese totali è stato effettuato con fornitori la cui sede legale è ubicata in paesi europei, con al primo posto l’Italia (39%) ed al secondo la Finlandia (22%)”. Motivo per cui “attraverso le sue varie attività, il Gruppo Grimaldi, la cui sede è in Italia, è fonte di ricchezza per l’intero Continente”.

Infine, sempre rispondendo a quella che viene definita una “campagna di diffamazione” rivolta anche alle politiche tariffarie del gruppo, Grimaldi precisa che “le tariffe passeggeri offerte su tutte le tratte tra Continente e Sardegna sono rimaste mediamente immutate rispetto all’anno scorso”.

 

F.B.

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