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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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07/02/20 16:16

Evergreen in cima alla ‘lista dei cattivi’ di Shipbreaking Platform

Secondo il report annuale della ONG, nel 2019 sono stati almeno 24 i lavoratori che hanno perso la vita nei cantieri di demolizione navale del mondo

Delle 674 unità navali cedute per scrapping nel corso del 2019, 469 sono state demolite sulle spiagge di Bangladesh (236), India (200) e Pakistan (35), per un tonnellaggio complessivo pari a circa il 90% di quello smantellato complessivamente durante l’anno. A rivelare i dati è stata la ONG Shipbreaking Platform, che nei giorni scorsi ha diffuso il suo report annuale dal quale si evince anche che 107 unità risultano essere state smantellate nei cantieri della Turchia, 29 in Cina e altre 29 negli stabilimenti europei.

Il Bangladesh in particolare “rimane la discarica preferita per il fine vita di navi cariche di sostanze tossiche”, ha rimarcato l’organizzazione, evidenziando come il paese detenga anche il triste primato di nazione con il maggior numero di addetti ai lavori morti sul lavoro.

Secondo i dati raccolti dalla ONG, sono infatti “almeno 26” gli operai deceduti nei cantieri di demolizione di tutto il mondo lo scorso anno, e di questi ben 24 risultano aver perso la vita sulla spiaggia bengalese di Chattogram (già nota come Chittagong), mentre è invece incerto il dato relativo ai decessi avvenuti nei cantieri indiani (secondo i media locali i casi sono stati almeno due).

Dal punto di vista della nazionalità, la lista dei peggiori smaltitori del 2019 vede in cima gli armatori degli Emirati Arabi Uniti, cui sono riconducibili 45 delle navi demolite in cantieri dell’Asia meridionale nel corso del 2019. Seguono i greci (40 navi smaltite sulle stesse spiagge), quelli di USA (29), Singapore (27), Giappone (26) e Corea del Sud (24).

Guardando invece alle compagnie, il ‘worst dumper’ per lo scorso anno secondo la ONG è stata la taiwanese Evergreen, con 11 navi demolite tramite spiaggiamento nei cantieri dell’Asia meridionale. Nella ‘top ten’ sono finite anche Maersk e MOL, insieme all’indonesiana Waruna Nusa Sentana, al saudita Zamil Group, alla statunitense Tidewater, alla bermudiana Berge Bulk, a Costamare e Angelicoussis Group, entrambi greci, e alla singaporiana Continental Investment Holdings.

Da notare che anche quest’anno Shipbreaking Platform ha compilato una lista dei buoni, che per il 2019 vede sul gradino più alto l’olandese Van Oord, a cui va la palma di ‘best corporate practice’. Altri armatori con una policy di smaltimento ritenuta “responsabile” sono, secondo l’organizzazione, Wallenius Wilhelmesnen, Jan De Nul, Hapag Lloyd, Grieg Star, Samskip, Hereema, Boskalis, Deme e CSL. A parte quest’ultima, che ha sede a Montreal in Canada, tutte società nordeuropee.

F.M.
 

TAG : Demolizioni
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