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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/02/20 11:51

Evergreen contro il cash buyer della Ever Unison

Indicata dalla ONG Shipbreaking Platform come "peggior smaltitore del 2019", la compagnia punta il dito contro l'intermediario di una delle 11 navi demolite lo scorso anno in Asia meridionale

La Ever Unison. (Ph: c-by-2.0,autore: Naoharu)

Evergreen prova a scrollarsi di dosso il titolo di 'peggior smaltitore di navi del 2019', che le è stato attribuito dalla ONG Shipbreaking Platform nel suo ultimo report annuale, con una difesa che però non risponde a tutte le critiche mosse (a suo carico e non solo) dall'organizzazione non governativa.

La compagnia taiwanese ha infatti diffuso uno statement nel quale afferma che la sua policy di demolizione e riciclaggio richiede che il cantiere "selezionato da tutti gli acquirenti delle sue navi" avviate alla demolizione (ovvero i cosiddetti cash buyer) "debba essere non solo certificato ISO (ISO 9000, 14001, 18001 o 30000), ma anche implementare gli standard della Convenzione di Hong Kong del 2009 (HKC)". Anche se la Convenzione, ricorda la stessa nota, ad oggi non è ancora ufficialmente in vigore, "Evergreen insiste sull'adozione rigorosa di tali standard al fine di garantire che le navi dismesse vengano demolite in modo sicuro ed ecologico". La compagnia segnala inoltre di avere rafforzato i contratti con gli acquirenti-intermediari introducendo nel Memorandum of Agreement delle clausole che garantiscono un maggiore effetto dissuasivo nei confronti di chi si rivolga a strutture non conformi.

Effetto dissuasivo che però, si evince dalle righe successive della nota, non è stato sufficiente nel caso della Ever Unison, una delle undici unità che secondo il report risultano essere state avviate a demolizione da Evergreen nel 2019, con destinazione ultima un cantiere sulle spiagge di Chittagong, in Bangladesh. Tanto che – conclude la nota - Evergreen "sta valutando di avviare un procedimento arbitrale nei confronti dell'acquirente per violazione dell'obbligo, ai sensi del MOA, di rottamare in un cantiere navale verde conforme alla HKC" e di chiedere che venga impedita la demolizione della nave, (evidentemente ad oggi non ancora avviata o non conclusa) nella posizione attuale.

Detto questo, va ricordato che – sempre secondo il report di Shipbreaking Platform – sono in totale 11 le portacontainer avviate a demolizione da Evergreen lo scorso anno, e che tutte hanno avuto come destinazione finale la località bengalese di Chattogram (già Chittagong) o quella indiana Alang, località dove, compliance alla HKC o meno, per le demolizioni navali viene utilizzata la pratica del beaching. Il cosiddetto 'spiaggiamento' viene deprecato dalla ONG perché, considerato che "le operazioni di taglio avvengono nell'area intertidale, le sostanze inquinanti vengono inevitabilmente scaricate nell'ambiente e lavate via dalla marea. Non ci sono mezzi di contenimento completo o bonifica". Il metodo viene inoltre criticato perché non consente agli addetti ai lavori di operare in condizioni di sicurezza. Probabile, insomma, che se anche la Ever Unison avesse avuto una destinazione finale diversa da quella cui l'ha avviata il suo cash buyer, la posizione di Evergreen nella 'classifica' dei peggiori smaltitori del 2019 non sarebbe variata di molto.

 

F.M.

TAG : Demolizioni
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