APRI
Già registrato? Download PDF ACCEDI o REGISTRATI
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
10/05/19 09:14

ECA nel Mediterraneo: scettiche Confitarma e Assarmatori

Le associazioni di categoria chiedono al Governo di risolvere le criticità attuali prima di imporre un limite ancora più stringente alle emissioni

Mattioli (Confitarma) Messina (Assarmatori)

Gli armatori italiani, soprattutto quelli le cui navi operano o transitano nel Mar Mediterraneo, fra pochi anni potrebbero essere costretti a sostenere costi elevati per rispettare un nuovo e più stringente limite alle emissioni. Nei giorni scorsi, infatti, l’Italia si è espressa per la prima volta a favore dell’istituzione nel Mediterraneo dell’area Eca (Emission Control Area). Questo significa un tratto di mare dove vige un limite al contenuto di zolfo nei combustibili marini pari allo 0,1%, ancora inferiore a quello imposto dal Low Sulphur Cap.

Contrastanti, ma in entrambe i casi contraddistinte da un certo scetticismo, le reazioni delle associazioni di categoria dell’armamento italiano. Assarmatori considera la possibile estensione dell’area di controllo delle emissioni al Mediterraneo come “un obbiettivo ambizioso che tuttavia, come correttamente affermato dal Ministro Costa, non può avvenire in assenza della implementazione, anche in Italia, delle misure regolamentari che consentano all'industria marittima di assecondare tali possibili processi virtuosi godendo al contempo dei carburanti alternativi quali il GNL o di tecnologie, ampiamente utilizzate all’estero, quali, ad esempio, il cold ironing (elettrificazione delle banchine con conseguente possibilità per le navi di ‘spegnere’ i generatori quando sono attaccate in porto)”. 

Ricordando che nel mercato dei trasporti marittimi in Italia sono già stati fatti «importanti investimenti da parte delle compagnie (dagli impianti scrubber per l’abbattimento del CO2 alle nuove unità navali attrezzate per l’utilizzo del GNL), Assarmatori aggiunge: “Occorre, preliminarmente ad ogni iniziativa di estensione dell’area Eca al Mediterraneo, dotare il settore delle norme che consentano, come dice il Ministro, l’adeguamento delle strutture portuali per rendere il tutto fruibile anche prima delle scadenze ipotizzate dagli impegni internazionali”.

Più critica Confitarma che, per voce del suo presidente Mario Mattioli, dice: “Dal 1° gennaio 2020 sarà introdotto il limite “globale” 0,5% per il tenore di zolfo nei combustibili per uso marittimo. Inoltre, dal 2010 è in vigore la direttiva comunitaria che impone per i porti dell’Ue il limite dello 0,1% e lo stesso limite è stato introdotto dall’Annesso VI alla convenzione Marpol dal 2015 nelle aree ECA. Ciò significa che lo shipping si sta da tempo concretamente attivando per la riduzione degli ossidi di zolfo nelle emissioni delle navi mercantili per prevenire i conseguenti impatti dannosi sull’ambiente”. Confitarma poi conclude: “Bisogna tener conto del fatto che misure di questo tipo richiedono complesse procedure e notevoli investimenti da parte dell’industria. Sarebbe forse opportuno concentrarsi sull’attuazione delle norme Imo 2020 prima di intraprendere altre iniziative”.

Nicola Capuzzo

Stampa