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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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09/07/18 17:27

Dalla Anna C alla Costa Smeralda

Dall’establishment genovese ai capitali statunitensi, la parabola evolutiva di una compagnia di navigazione per soli passeggeri che nasce dal commercio internazionale di olio e tessuti

Il 31 marzo 1948 la motonave Anna C partiva da Genova verso Rio de Janeiro e Buenos Aires con 768 passeggeri a bordo. Ufficialmente inizia così la storia – pioneristica per il settore delle ‘navi bianche’ – della Costa Crociere, la prima grande compagnia di crociere internazionali.

Una Costa molto diversa da quella odierna, ma con il comun denominatore di essere sempre leader, tuttora in Europa nel segmento delle crociere e, secondo fonti aziendali, essendo oggi la prima impresa italiana nel settore del turismo.

L’iconografia ufficiale retrodata le radici al 1854, quando Giacomo Costa fondava la Giacomo Costa fu Andrea, piccola società che operava su scala ridotta acquistando e vendendo olio d’oliva e tessuti. Quando i mercati d’oltre Atlantico, investiti da un costante flusso di immigrati italiani, generarono una domanda per i prodotti alimentari nazionali, la ditta Costa si specializzò nell’acquisto ed esportazione di olio d’oliva finchè, negli anni ’20 del secolo scorso, si dovette dotare di una flotta per il trasporto merci in tutto il mondo, e in breve divenne la maggior produttrice italiana d’olio d’oliva grazie anche al tonnellaggio utilizzato.

E quando alla fine della Seconda Guerra Mondiale solo una nave (il piroscafo Langano) sopravviveva al conflitto, Costa decise di dedicarsi all'attività armatoriale per cavalcare l’onda della domanda sempre più crescente di traffico passeggeri causata anche dalla crisi economica e dall’incedere del flusso migratorio transoceanico. A differenza di altri armatori, quello genovese ebbe l’accortezza di guardare oltre la contingenza, prevedendo una futura contrazione del traffico migratorio e mantenendo un’offerta (limitata) per le classi superiori.

Nel 1947 la Giacomo Costa fu Andrea cambiò nome in Linea C, nome con cui sarà riconosciuta per oltre tre decenni nei collegamenti transatlantici con l’America Latina, inaugurando un servizio passeggeri con sistemazioni in prima classe e in classe intermedia.

E l’anno dopo, quel famoso 31 marzo 1948, partiva da Genova la prima nave solo per passeggeri, primo transatlantico ad attraversare l’Atlantico meridionale dalla fine del conflitto e ad offrire ai passeggeri cabine con aria condizionata, che raggiunse Buenos Aires in 16 giorni.

L’epopea armatoriale vide presto aggiungersi altre navi per soddisfare la crescente richiesta generata dal flusso migratorio ma anche dai primi aneliti croceristici; infatti le crociere intese come vacanza a bordo nacquero come evoluzione della prima classe tradizionale, che Costa seppe bene interpretare anticipando la trasformazione del viaggio di linea a soddisfare la nuova domanda turistica proveniente dalle classi più abbienti.

A partire dagli anni ’50, per sfruttare l’alternanza delle stagioni tra il Mediterraneo e i paesi dell’emisfero australe e quindi utilizzare le navi nei periodi di minor traffico, la Linea C iniziò ad impiegare le navi in servizio di crociera, nel Mediterraneo e Sud America.

Il passo più deciso verso il mercato crocieristico avvenne con la radicale trasformazione della piccola motonave Franca C, completamente riallestita nei primi mesi del 1959, la cui capacità venne ridotta a 552 posti per passeggeri di classe unica sistemati in cabine con bagno privato e aria condizionata, facendo esordio nel Mediterraneo nell’inverno del 1959 per successivo ciclo di crociere nei Caraibi con porto base di partenza Fort Lauderdale.

Come previsto dalla lungimirante compagnia armatoriale genovese, negli anni ’60 e ’70 la domanda per i collegamenti di linea, causa la diminuzione del flusso migratorio e l’avvento dell’era degli aerei, diminuì in maniera consistente; ma Costa non si fece trovare impreparata e cominciò ad imbastire una flotta rispondente alla nuova richiesta turistica che si andava affermando.

La Eugenio C, varata nel 1964, venne definita “la nave che anticipava il futuro”, già concepita per l’abbattimento della suddivisione in classi, chiaro indizio del fatto che sarebbe stata completamente adibita al servizio crocieristico, il futuro scelto da Costa Armatori.

Nel 1968 la Franca C inaugurava la formula di viaggio volo+nave (ai Caraibi), destinata a cambiare completamente il modo di concepire la vacanza, proponendo anche a chi aveva poco tempo a disposizione, crociere brevi all'altro capo del mondo.  

L'evoluzione dei tempi diede ragione alla Costa che negli anni '70 arricchì la flotta con alcune navi prese a noleggio o comprate fino a diventare rapidamente la più grande al mondo (13 navi in servizio quelle di proprietà e quelle noleggiate).

Intanto si affermava in modo inequivocabile l'idea della nave come albergo galleggiante, luogo di vacanza ‘democratica’; sparì del tutto la divisione in classi, le cabine tesero a uniformarsi e si moltiplicarono i luoghi di divertimento (bar, teatri, casinò, discoteche) a disposizione di tutti.

Il grande salto di qualità venne rappresentato dalla nascita di Costa Crociere nel 1986 con, in parallelo, l’ingresso nel mondo della comunicazione di massa, unito ad una moderna attività di marketing ed una fine ricerca degli itinerari più adeguati al nuovo pubblico.

Di lì alla ‘massificazione’ del prodotto il passo fu breve: in pochi anni la crociera Costa passerà a un pubblico allargato internazionale con prezzi più accessibili, navi dotate di facilities per l’intrattenimento, programmi promozionali per famiglie e bambini, per sposi e gruppi.

Nel 1989, Costa Crociere fece il suo ingresso nella Borsa.

Il 1997 segna un punto di svolta epocale: la compagnia nel frattempo si è resa appetibile ai colossi d’oltreoceano sicchè la famiglia Costa, divisa in troppi rivoli generazionali, incapace di produrre quell’ulteriore sforzo necessario per restare competitivi sul mercato internazionale investendo in una nuova fase di sviluppo, decide di cedere la mano; il passaggio di proprietà dai Costa agli Arison (Carnival) e di bandiera dall’Italia agli Stati Uniti, per un valore intorno ai 450 miliardi di lire, avviene contestualmente all’arrivo di un nuovo management italiano - Pierluigi Foschi, che ne sarà CEO per 15 anni - estraneo al settore ma capace di imprimere un’accelerazione decisiva all’azienda attraverso un programma di investimento continuo nel tempo.

Nel 2000 tutta la flotta Costa torna a battere bandiera italiana e viene inaugurata Costa Atlantica, prima nave con balconi in Europa. Ad inizio di questo secolo la società diventa gruppo, con diversi marchi al suo interno; ‘mamma’ Carnival nel 2003 le acquista AIDA Cruises, compagnia di crociere n.1 in Germania, e nel 2006 Costa diventa la prima compagnia al mondo a entrare nel mercato cinese, costituendo successivamente una divisione.

Il 2012 è l’annus horribilis, per il noto tragico incidente della Costa Concordia all’Isola del Giglio; grazie ad una buona gestione del sinistro e soprattutto all’ottimale operazione di recupero del relitto – un’autentica dimostrazione di know how e organizzazione - la società alla fine ne esce quasi indenne da un punto di vista finanziario, e con un’immagine solo appena scalfita, ma il top management viene decapitato e rimpiazzato da un vertice tedesco (Michael Thamm), proveniente dalla controllata AIDA.

Nel frattempo, anche per sostenere la vorticosa rincorsa al vertice europeo dei newcomers del settore (la MSC Crociere di Gianluigi Aponte), che portano una vera e propria sfida al vertice, vengono definiti programmi di investimento al passo del tempi sotto il profilo tecnologico; così a fine 2018 e nel 2019 entreranno in servizio AIDAnova e Costa Smeralda, le prime navi da crociera al mondo alimentate a LNG.

La flotta del Gruppo oggi ha 26 navi in servizio sotto bandiera italiana, con un capacità complessiva di 74mila letti totali, che crescerà ulteriormente con l’arrivo di 7 nuove navi entro il 2023.

La compagnia ha 27.000 dipendenti, che lavorano a bordo delle navi e in 20 uffici di 14 paesi.

 

A.S.

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