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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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08/06/18 17:21

Dal Metropolitan Expo alla Riviera Attica, tripudia lo shipping ellenico

Numeri e prestazioni in ascesa su tutti i fronti per Posidonia 2018, da quelli della fiera espositiva ai tradizionali party, a suggellare l’imperturbabile e spregiudicato ottimismo della nazione più marittima del mondo

Dal nostro inviato

 

Atene – Non c’è crisi che tenga per lo shipping greco, come una novella araba fenice capace di risorgere sempre dalle proprie ceneri, trascinando con sé le sorti nazionali.

Uno stato in bancarotta e praticamente sul lastrico, a causa di un debito sovrano spaventoso solo pochissimi anni fa, alla mercé economica dei paesi che più contano nel novero dell’U.E., con lo spettro dell’innesco di una sorta di guerra civile tra i tanti poveri e i pochi ricchi che sembrava incombere irrimediabilmente.

In parallelo, un’industria marittima che rischiava il K.O. tecnico quando nel 2016 la recessione (specie quella del settore dry) picchiava forte, e la paventata cessazione delle storiche agevolazioni all’armamento avevano fatto invocare a qualcuno una clamorosa fuga del tonnellaggio verso l’estero (preconizzata in termini pressochè totalitari), presso lidi fiscalmente più attraenti.

Una prova di forza, quella degli armatori ellenici, capaci di tenere duro nel braccio di ferro con un Governo che – sulla scorta delle imbeccate dei guardiani del ‘level playing field’ di Bruxelles - sembrava sul punto di cedere alla tentazione di cancellare quei privilegi datati 1974 (forse per certi versi poco equi, ma giustificati dall’enorme contributo al bilancio economico del Paese da sempre apportato, con un valore record di 19 miliardi di euro nel 2008); gli stessi che oggi invece trovano proprio nel premier Tsipras (non a caso protagonista dell’apertura ufficiale di Posidonia, trasmessa anche sulle emittenti nazionali in diretta TV) un alleato quasi insperato verso un rilancio che ormai sembra alle porte.

Petros Pappas di Star Bulk sembrava in grave difficoltà solo poco tempo fa con un ingente debito sul groppone e invece recentemente ha acquistato 15 navi da Songa Bulk e 16 unità da Augustea; George Economou di Dryships era dato per decotto avendo depositato la richiesta di concordato solo un anno fa, dopodichè ha cominciato a investire nuovamente in maniera pesante.

La proverbiale spregiudicatezza degli armatori di Atene, gli unici al mondo capaci di investire quando il mercato scende drammaticamente, non è solo una professione di ottimismo, ma anche un modus operandi. Nell’ultimo biennio l’orderbook alimentato da Atene è stato di quasi 9 miliardi di dollari contro 7 della Cina, e gli armatori compatrioti sul mercato dell’usato hanno acquisito 582 navi second hand per un valore superiore a 8,5 miliardi di dollari.

Solo a chi non vive l’aria armatoriale dell’Attica e giudica freddi numeri da lontano può così trovare stupefacente che una nazione che dà al mondo appena lo 0,15 della popolazione mondiale copra il 20% del tonnellaggio globale di navi.

Quando scoppiò la grande crisi nel 2008 la flotta ellenica consisteva di 210 milioni dwt; in 10 anni la stessa è praticamente raddoppiata sino a 410 milioni dwt; negli ultimi 6 anni l’incremento è stato del 50% ad un passo doppio rispetto a quello del resto del mondo (+25%), e lo stesso rapporto di crescita vige nell’ultimo biennio: +11% quella greca, +6% quella mondiale. Secondo Shipping Finance, i greci controllano oltre il 30% delle tanker e il 25% delle rinfusiere nel mondo.

In un discorso pubblico, Angeliki Frangou – la cui Navios con 208 unità e 16,8 milioni dwt sotto controllo è la seconda flotta privata al mondo per consistenza dopo quella del gruppo Anangel-Maran Gas di John Angelicoussis (24 milioni di dwt, superiore a quella italiana, che vale 20 milioni dwt) – ha fatto notare la grande differenza di clima che si respira rispetto alla precedente edizione di Posidonia 2016: “I miei capelli probabilmente sono più imbiancati, ma ora il mio bilancio è in nero”. La stessa canuta armatrice ha usato un efficace paragone dicendo che “lo shipping sta alla Grecia come il vino alla Francia, la tecnologia a Silicon Valley e la finanza a Wall Street; un fatto intrinseco nel DNA nazionale”.

La supremazia greca è sottolineata dall’appannaggio delle poltrone che contano nell’empireo associativo mondiale: Nikos Tsakos presiede Intertanko, John Platsidakis guida Intercargo, Panos Laskaridis è al vertice di ECSA e infine Anastasios Papagiannopolou è leader di BIMCO.

Insomma sullo shipping ateniese il sole sembra splendere sempre, metaforicamente e non.

L’unico fatto che ancora angustia il Ministro del Mare Panagiotis Kouroumplis, ovvero che solo un quinto della flotta controllata da interessi nazionali inalberi poi il vessillo biancoazzurro, sembra quasi un dettaglio trascurabile; ma d’altronde le lusinghe economiche dei registri aperti come Panama, Liberia, Marshall Islands e Malta (per non parlare di quelle delle bandiere newcomer) sono sempre assai, troppo allettanti per indurre un massivo flag-back.

La riprova della perenne fiducia nel futuro e della costante vivacità dello shipping greco proviene proprio dall’edizione 2018 di Posidonia, intorno alla quale si sono concretizzati diversi affari di un certo peso (per parlare solo di quelli che sono stati ufficializzati).

Si sono mossi in maniera decisa con ordini consistenti Angelicoussis (Maran Gas) e Tsakos (TEN) mentre altri hanno approfittato della grande ribalta ateniese per lanciare iniziative inedite; Martinos, che ha presentato una innovativa piattaforma che favorisce la gestione dei carichi per navi aframax messi in pool; e Mediterranean Tugs, il nuovo consorzio che gestirà 32 rimorchiatori nei porti del Pireo e della Grecia meridionale.

D’altronde non sarebbe più Posidonia se non ci fosse qualche annuncio roboante; infatti, checché se ne dica, a molti imprenditori del Mar Egeo non dispiace affatto avere l’attenzione mediatica e di tutto il cluster marittimo, perché nessuno può negare che per una settimana ogni due anni gli occhi di tutto il mondo marittimo guardino con la massima attenzione a ciò che succede sotto l’Acropoli.

I numerosi ospiti planati dall’estero anche in questa occasione in cui Atene si è presentata più torrida del solito – fra costoro come sempre tantissimi italiani, professionisti dello shipping scesi in forze (il volo diretto tra Genova ed Atene di Volotea era mezzo pieno di ‘facce da shipping’ da sembrare quasi un charter) - vengono non solo a visitare clienti e fornitori, a trovare nuovi spunti di business, ad esplorare opportunità di networking, a condurre trattative di mercato, a volte lontano da occhi indiscreti sopra fantasmagorici yacht ormeggiati in rada.

La coreografica ed articolata kermesse è anche la migliore cartina di tornasole sullo stato di salute del settore, ed a cadenza biennale consente di fare il punto sulla situazione, con una certa garanzia di avere lumi decisivi sui trend in corso. La comunità marittima greca è infatti rinomata per la sua abilità di leggere in anticipo i fenomeni di mercato – e talvolta persino di influenzarli – e dunque cavalcare i cicli prima di ogni altra concorrenza.

Lunga vita dunque alla famiglia Vokos; il nonno di Theodore, l’attuale direttore di Posidonia, nel 1968 ebbe la geniale intuizione di inaugurare, a dispetto di qualche scettico che non manca mai, una fiera di matrice privatistica di straordinario successo, giunta oggi a festeggiare mezzo secolo di vita.

La settimana di affari e divertimenti ufficialmente va da lunedì (4 giugno, secondo il calendario di quest’anno) al venerdì (8 giugno), ma tra eventi prequel e sequel, si può tranquillamente affermare che la ‘sarabanda’ di Posidonia duri quasi un paio di settimane, tra gare sportive e prosecuzione di festeggiamenti sulle isole turistiche più conclamate.

Già la prima sera all’indomani del taglio del nastro ufficiale sono cominciati i sontuosi party ufficiali – ma qualcuno era già stato indetto anche nel weekend precedente – con anche le società italiane di brokeraggio sugli scudi, capaci di organizzare eventi di grande ‘sciccheria’ in location da sogno. Ma anche il Gruppo Giovani Armatori ha organizzato un summit a tavola.

 

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Angelo Scorza

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