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24/03/20 15:09

Crociere, quelle mega navi da oro bianco a 'moderna' peste nera

Costa estende il ‘fermo globale’ ma fronteggia i casi più spinosi. Crolli in borsa, preoccupano i bond. Sotterrata l’‘ascia di guerra’ fra i porti per accaparrarsi le toccate-nave

 

di Pietro Roth

Sembrano passati anni da quando i porti italiani facevano a gara per attrarre un numero sempre maggiore di navi da crociera, e quindi di croceristi, e quindi di turisti, pronti a spendere – tanto o poco, la questione è dibattuta – sul territorio interessato. Sembrano passati anni da quando la competizione fra i maggiori player del settore era su chi costruiva la nave più grande, quella più lussuosa, quella più ecologica, a tal punto da riempire il portafoglio ordini dei più importanti cantieri navali del mondo e financo a guardare con interesse e a riscoprire il segmento dei viaggi di lusso, con navi più piccole ma più esclusive. E sembrano passati anni da quando questo gigantismo – navale, di settore, di persone trasportate – metteva solide radici anche a terra, con l’ambizione di costruire sempre più terminal e servizi annessi: si pensi solo al caso di Costa, che dopo essersi rifugiata a Savona stava dandosi da fare per costruire un suo terminal anche a Genova, in zona Calata Gadda, con la malcelata intenzione – del tutto legittima – di non lasciare il capoluogo ligure in mano ai rivali di MSC Crociere, che nel frattempo ne avevano fatto lo scalo di riferimento in tutto il mondo. Oppure, al contrario, i due colossi che uniscono le forze, insieme a Royal Caribbean, per realizzare e in futuro gestire congiuntamente il nuovo terminal crocieristico di La Spezia.

In realtà non sono passati anni, ma solo alcune settimane. Settimane che hanno stravolto il mondo eppure il settore delle crociere rappresenta la cartina di tornasole di come le cose siano improvvisamente cambiate dal bianco al nero nel volgere di alcune ore: oggi quelle mega navi sono in gran parte ferme nei porti, ormeggiate prima per volontà delle stesse compagnie di navigazione che hanno via via ridotto l’attività sino a stopparla del tutto, poi per via di disposizioni governative, ma adesso nessuno scalo vuole più ospitare le navi che sono ancora in navigazione e che di fatto sono in cerca di un ‘porto sicuro’.

Fra le compagnie alle prese con questo poco rassicurante problema c’è Costa, che ha deciso di allungare il suo ‘stop globale’ alle crociere sino al 30 aprile. Nessuno voleva la “Victoria”: partita da Mumbai il 1 marzo scorso con a bordo 700 persone, fra passeggeri e membri dell’equipaggio, ha poi passato il canale di Suez in direzione Venezia. A fermarla ci ha pensato direttamente il Sindaco della città lagunare, Luigi Brugnato: “Non potrà attraccare”. A quel punto la richiesta è stata girata a Trieste, ma l’esito è stato lo stesso: il Governatore del Friuli Venezia Giulia Massimo Fedriga, d’intesa con l’Autorità portuale guidata da Zeno D’Agostino, ha detto a chiare lettere che non avrebbe dato disponibilità ad accogliere la nave e i suoi passeggeri. E così, dopo quella fra Genova e Savona, va (momentaneamente?) in archivio anche la rivalità fra Trieste e Venezia (con Ravenna inserita in questo scenario), che vedeva lo scalo friulano e quello romagnolo ‘approfittare’ dei problemi di Venezia (ad esempio quelli relativi ai fondali e alla querelle sulle grandi navi nel canale della Giudecca) per accaparrarsi toccate nave.

Le notizie su possibili contagi a bordo si sono rincorse senza trovare conferme ufficiali, ma una donna argentina di 63 anni, fatta sbarcare a Creta in quanto sintomatica, è risultata positiva al test per la ricerca del Coronavirus. La Victoria, stante l’impossibilità di risalire l’Adriatico, ha superato quindi lo stretto di Messina e si è diretta verso Civitavecchia, dove ha trovato accoglienza: è stato infatti lo stesso Ministero dei Trasporti a decidere che solo le navi da crociera battenti bandiera italiana avrebbero potuto trovare riparo nei porti della penisola. Ed è proprio il caso di Costa, che nel ‘porto di Roma’ ha fatto arrivare anche la Pacifica, senza casi sospetti a bordo: qui sono sbarcati i passeggeri, poi la nave, con a bordo solo i membri dell’equipaggio, ha trovato riparo nel porto di La Spezia.

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Altra situazione complicata e di difficile gestione è stata quella della Luminosa, arrivata sabato a Savona: in due diverse crociere si erano registrati tre casi di contagio a bordo, con un uomo che poi è morto una volta sbarcato e ospedalizzato a Puerto Rico. Nel suo viaggio verso l’Italia la nave ha lasciato altri tre passeggeri sintomatici a Tenerife, per poi sbarcare buona parte dei passeggeri a Marsiglia. All’ombra della Torretta sono proseguiti gli sbarchi, con passeggeri e marittimi di diverse nazionalità rimpatriati anche con voli charter dall’aeroporto ‘Cristoforo Colombo’ di Genova.
Nel complesso, fa sapere lo scalo genovese, sono circa 1.300 i croceristi sbarcati nei porti liguri nei giorni scorsi che tra sabato e lunedì hanno potuto fare rientro a casa grazie ai voli speciali. In particolare, tra sabato e domenica sono stati 1.076 i passeggeri partiti dal ‘Cristoforo Colombo’ alla volta di Buenos Aires, un centinaio quelli partiti per Copenaghen nella giornata di domenica e altrettanti decollati alla volta di Amsterdam lunedì pomeriggio. Quattro le compagnie aeree coinvolte: Neos, Danish Air Transport, Privilege e Alitalia.

“L’Aeroporto di Genova ha dato il massimo supporto nella gestione di queste partenze, che sono state organizzate applicando procedure ad hoc capaci di garantire la gestione di flussi importanti di passeggeri e la massima sicurezza per i viaggiatori e per il personale coinvolto. Particolarmente importante è stato il coordinamento con Autorità Portuale, Regione e Protezione Civile, Polizia di Frontiera e Sanità Marittima. La gestione di questi voli ha dimostrato l’importanza di avere un aeroporto al centro della regione, capace di rispondere a esigenze particolari e al di fuori della normale operatività”, il commento del Direttore Generale, Piero Righi.

Diverse decine, a bordo di Costa Luminosa, le persone risultate positive al COVID-19: i casi più gravi sono stati ospitati all’ospedale San Paolo di Savona (dove un passeggero israeliano è deceduto), gli altri in strutture idonee per il necessario periodo di quarantena.

Uno dei voli speciali partiti dall’Aeroporto di Genova per rimpatriare croceristi e membri dell’equipaggiozoom

In navigazione, con a bordo solo marittimi, la Favolosa, la Magica e la Diadema: le prime due si stanno dirigendo verso Miami, la terza è invece nel Mediterraneo e potrebbe raggiungere Civitavecchia. Attesa invece a Genova la MSC Splendida, con 1200 marittimi a bordo: Regione Liguria adotterà lo stesso protocollo messo in campo con la Costa Luminosa.


Uno scenario a tinte fosche che in questo momento coinvolge maggiormente la compagnia del ‘fumaiolo giallo’, ma analoghe situazione si sono verificate, nelle scorse settimane, a macchia di leopardo in tutto il mondo e senza distinzione di ‘bandiera’: basti pensare alla Diamond Princess, ancorata per settimane nel porto di Yokohama mentre a bordo i contagi crescevano in maniera esponenziale, o alla MSC Meraviglia, allontanata da due porti caraibici solo perché un marittimo aveva una comune influenza stagionale.

We will be back, torneremo: così Carnival ha ‘salutato’ la Florida prima dello stop alle crocierezoom

In Italia sono stati, fino ad oggi, 410 gli scali cancellati, con la conseguente perdita di 1 milione e 100 mila passeggeri. In tutto il mondo, sono 200 le navi da crociera ferme e ormeggiate nei porti: una situazione difficile non solo per le compagnie, ma anche e soprattutto per i circa 250 mila marittimi in servizio per i quali ora si devono progettare piani di rimpatrio sino a che non si potrà tornare a navigare.
Accanto all’emergenza sanitaria, e alla necessità di condurre in un ‘porto sicuro’ le navi ancora in viaggio e i loro passeggeri, i big delle crociere si trovano a dover fronteggiare anche una crisi finanziaria, pure questa del tutto imprevedibile sino a poche settimane fa. MSC non è quotata in borsa, ma ha due bond emessi negli anni scorso e quotati alla Borsa di Zurigo, in scadenza nel 2021 e nel 2023, che hanno registrato, specie a cavallo fra febbraio e marzo, un crollo verticale, seguito da un momento di assestamento.

Il titolo di Carnival, gruppo che controlla anche Costa, ha perso in due mesi il 77% nelle Borse di Londra e New York. La compagnia si trova anche nelle condizioni di dover rimborsare circa 1,5 miliardi all’anno per i prossimi 4 anni, compresi i debiti bancari, e ha diversi bond in circolazione in scadenza 2020, 2024, 2028 e 2029. Le cose non vanno meglio per Royal Caribbean e Norwegian Cruise Line, che negli ultimi due mesi hanno perso in Borsa, rispettivamente, l’82% e l’85%.

E dietro l’angolo si staglia l’incubo di un possibile taglio del rating: difficile che, una volta finita l’emergenza, il settore possa tornare ad essere quello che era prima del diffondersi della pandemia.
Navi sempre più grandi, lussuose ed ecologiche; il moltiplicarsi dei terminal a terra; la gara fra i porti a chi registra più toccate-nave e quella dei player per avere dei propri terminal; il portafoglio ordini dei principali cantieri mondiali ingrossato a dismisura. Sembrano passati anni. Sic transit gloria mundi.

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