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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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09/07/18 22:00

Conftrasporto a sostegno dei desiderata di MSC sugli equipaggi

Multiformi gli effetti potenziali della richiesta allo Stato, reiterata al nuovo Governo, di accollarsi anche i contributi dei marittimi imbarcati su navi battenti bandiere comunitarie

Conftrasporto-Confcommercio ha proposto al Governo di estendere “a tutte le navi, indipendentemente dalla nazionalità del registro di iscrizione, gli sgravi contributivi” oggi previsti per le sole navi iscritte al Registro Internazionale Italiano.

Lo si apprende da una nota dell’associazione in merito ad un incontro avvenuto la scorsa settimana fra i suoi vertici – il presidente Fabrizio Palenzona, il vicepresidente di Confcommercio Paolo Uggè, il segretario generale di Conftrasporto Pasquale Russo e il presidente di AssArmatori Stefano Messina – e il sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi.

La proposta non è nuova, essendo stata già avanzata anni fa da Federagenti (l’ingaggio di marittimi italiani attraverso mediatori può passare solo da raccomandatari italiani) e poi ripresa dal gruppo MSC Crociere e rilanciata più volte, anche recentemente. E come sempre è stata accompagnata dal dichiarato intento di “promuovere l’occupazione dei lavoratori marittimi italiani ed europei” e dalla profezia, in caso di accoglimento, sulle “opportunità occupazionali per circa 50mila lavoratori”.

Note sono anche le risposte che Rixi o chiunque altro otterrebbe (ha ottenuto) qualora domandasse (abbia domandato) perché mai un armatore che batta bandiera estera ma imbarchi anche italiani/comunitari non debba trovare attrattiva già oggi l’iscrizione in Registro Internazionale delle proprie navi dato che lo Stato per la copertura dei contributi dei marittimi impiega centinaia di milioni di euro l’anno: burocrazia, farraginosità delle procedure, inefficienza dell’amministrazione italiana.

A questo punto dovrebbe essere naturale chiedersi perché i proponenti, invece che invitare il Governo a correggere le presunte inefficienze del Registro italiano, propugnino un ulteriore impegno finanziario dello Stato al fine di attrarre soggetti che neppure le munifiche previsioni della bandiera tricolore sono oggi riuscite ad allettare.

Forse, oltre ai menzionati problemi di farraginosità, in ragione del comma 3 dell’articolo 3 della legge istitutiva del Registro, che stabilisce come anche per il personale non comunitario sulle navi iscritte in Registro Internazionale debbano valere regole stabilite attraverso contrattazione sindacale col sindacato italiano, tanto che il CCNL vigente contiene infatti un’apposita sezione?

Cioè, se passasse quanto chiesto da Conftrasporto, una compagnia che, come MSC, oltre a un mare di extracomunitari imbarchi numerosi italiani, otterrebbe che sia lo Stato ad accollarsi i costi contributivi di questi ultimi senza assumersi alcun impegno né nei confronti dello Stato stesso né verso il personale extracomunitario oggi tutelato dallo Stato italiano mediante il succitato articolo 3.

Quando e se il Governo valuterà la proposta, quindi, dovrà certamente tener conto, come ventilato da Conftrasporto, che un armatore battente bandiere estere troverà più conveniente, coeteris paribus, l’ingaggio di marittimi italiani. Ma anche che un armatore che utilizza la bandiera italiana potrebbe trovare più conveniente dismetterla, dato che, in caso di accoglimento della proposta, potrà beneficiare comunque di parte degli onori ad essa oggi associati senza scontarne gli oneri (che come è noto riguardano anche la nazionalità degli equipaggi oltre che, come detto, le regole di ingaggio dei medesimi).

Insomma, dopo l’estensione del regime fiscale della tonnage tax alle bandiere comunitarie, non appare così scontato (non risultano studi tecnici al riguardo) che la concessione ad esse anche degli sgravi contributivi possa rappresentare un concreto traino per l’occupazione italiana-comunitaria. Di certo rappresenterebbe, a spese del contribuente italiano, un concreto detrimento per quella extracomunitaria.

Andrea Moizo

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