APRI
Già registrato? Download PDF ACCEDI o REGISTRATI
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
16/05/19 14:32

Confronto serrato per i pesi massimi del gas sul ring partenopeo del GNL

Alla seconda Small Scale Conference biennale di Napoli i progetti di Edison, Snam, Gazprom e Higas, tra gli altri Il metano considerato indispensabile per la transizione energetica tra le vecchie fonti fossili e le nuove fonti rinnovabili

Dal nostro inviato

Napoli si conferma baricentrica per la filiera del gas nei trasporti moderni, ospitando per un’altra volta, dopo quella del maggio 2017, la nuova edizione della Small Scale LNG Use Euro-Mediterranean Conference & Expo, iniziativa nata per promuovere la filiera del GNL di piccola taglia, organizzata da Mirumir in collaborazione con WEC World Energy Council Italia.

Alla Mostra d’Oltremare per due giorni si sono radunati analisti esperti, rappresentanti di  principali agenzie energetiche internazionali, società di consulenza e operatori attivi nel GNL per confrontare le diverse strategie e lanciare le nuove sfide di business afferenti diverse modalità di trasporto: stradale e marittima, come già in voga, ma anche - una novità questa per Conferenza GNL, iniziativa indipendente lanciata nel 2012 per promuovere il settore - ferroviaria e aerospaziale.

E il comun denominatore di tutto quanto illustrato e osservato al ricco evento partenopeo è l’indiscutibile ruolo strategico nella transizione energetica verso cui va il mondo intero giocato dal gas metano nelle sue variegate declinazioni.

Gli usi diretti del GNL di piccola taglia nei trasporti e nell’industria non sono più solo una promessa, ma una solida realtà della transizione energetica globale dalle tradizionali fonti fossili a quelle rinnovabili. Per la prima volta, è stato affermato a Napoli, nella storia economica mondiale, un carburante relativamente nuovo si diffonde simultaneamente in tutti i continenti, malgrado le tipicità regionali pongano ancora questioni da valutare e condividere, mentre turbolenze politiche e commerciali globali di cui il globo è pregno spingono verso l’indipendenza e la sicurezza di forniture energetiche di cui il GNL è protagonista.

Il tutto avviene sotto la ‘spada di Damocle’ dei limiti alle emissioni di inquinanti posti dalle organizzazioni internazionali che esigono obiettivi stringenti esercitando enorme pressione sulle tecnologie, necessariamente protese a trovare soluzioni innovative per l’efficientamento dei propulsori e degli accessori correlati, che devono essere rimodellati all’uopo attraverso misure tecniche inedite: celle frigorifere, valvole criogeniche, micro-liquefazioni, motori ibridi (GNL ed elettricità, GNL e idrogeno con celle a combustibile), bio-GNL.

Alcuni dati di fatto, emersi nella sessione plenaria, moderata da Sergio Garribba, Presidente Comitato Scientifico Conferenza GNL, sono inoppugnabili.

“Il gas aumenterà la produzione del 50% nei prossimi due decenni, crescendo al ritmo di +1,6% all’anno da qui al 2040 fino a raggiungere una quota parte del 25% del mercato di tutte le fonti energetiche” afferma Vincent Demoury di International Group of Liquefied Natural Gas Importers (GIIGNL). “Specie nell’Asia, dove ci sono poche pipeline, lo schema concettuale dello small scale crescerà più velocemente. Oggi nel mondo ci sono 20 paesi che esportano e 42 che importano gas; anche Stati Uniti, Argentina ed Egitto che prima erano esportatori ora sono importatori. Tutti i paesi dell’Indocina e Far East esportano, e l’Asia rappresenta il 65% del mercato”.

L’analista di mercato francese intravvede “una vera e propria ‘età dell’oro’ per l’LNG, proprio come vaticinato dalla IEA Internationa Energy Agency. In Russia, Novatek ha avviato nel 2017 e nel 2018 le tre linee di produzione dal complesso progetto Yamal da cui far scaturire un output di 16 milioni di tonnellate annue”.

Tra il 2015 e il 2020 il mercato è già raddoppiato. Sotto i riflettori va anche il progetto annunciato da Shell in Canada, mentre pure il Qatar aumenterà del 20% la produzione nel breve periodo.

“E che dire della strada? Già oggi circolano 6mila camion alimentati a LNG nella sola Europa al posto dei vecchi e inquinanti diesel, mentre in Cina, paese dai numeri sempre iperbolici si contano ben 200mila tra camion e bus a metano” prosegue Demoury.

Il gas naturale liquefatto di piccola taglia darà un sostegno importante allo sviluppo economico per coloro che non hanno accesso alla rete di distribuzione. “Lo small scale è affidabile per l’off grid, come scelta di trasporto su strada e marittimo, è ecologico e funzionale alla riduzione delle emissioni. Così stanno sorgendo nuovi centri di bunkeraggio inclusi quelli per traghetti e trasporto marittimo di lungo raggio. Alcune politiche nazionali stanno facendo del gas un pilastro delle politiche pubbliche e nella lotta contro il cambiamento climatico”.

Partendo dal presupposto che oggi il gas ha una presenza ancora quasi marginale, ma che arriverà al 40% nel 2040, quando il 60% sarà coperto dalle fonti rinnovabili, Luigi Paganetto Vice Presidente Cassa Depositi e Prestiti, nonché docente universitario a Tor Vergata, dichiara che “Occorre puntare molto sul gas per realizzare un ponte verso le fonti rinnovabili allontanandosi da carbone e petrolio, anche se l’effetto serra sarà addirittura rafforzato da questa scelta inizialmente. Per una migliore transizione, occorre massimizzare il cambiamento tecnologico e l’innovazione”.

Ma dove si trova l’efficienza della transizione?

“Nei settori dei trasporti, dell’industria e dell’edilizia se si fa, correttamente, transizione energetica attraverso l’innovazione, allora si produce un beneficio di tutto il sistema produttivo ed economico. Questo significa per la popolazione dare un certo benessere, fare godere di una migliore qualità dell’aria, di una maggiore mobilità e di una produzione più efficiente”.

Il numero due di CDP, già ai vertici di ENEA, enfatizza l’importanza del gas naturale in chiave futura. “Questa è un’occasione unica per mettere assieme tecnologia, transizione energetica e finanziamento della transizione. Nel Piano industriale che abbiamo da poco approvato vi è una grande attenzione sia alla transizione energetica che all’innovazione. Io stesso ho propugnato affinchè CDP destinasse nel Piano industriale di recente approvazione il 20% degli investimenti all’innovazione e il 15% alla transizione energetica; una scelta impegnativa, perchè finora l’istituto – che non maneggia solo denaro, ma deve anche supportare certe azioni promozionali - non aveva mai deliberato né una precisa mission né delle priorità, dunque è una scelta di cui io mi assumo la responsabilità. Siamo un ente per la promozione e sviluppo, non diamo solo prestiti, ma non abbiamo ancora una visione di come farlo, ci muoviamo all’interno di linee guida del piano” ha concluso Paganetto, il quale non ha tuttavia voluto sbilanciarsi sui valori assoluti delle erogazioni, limitandosi alle percentuali rilasciate – malgrado le sollecitazioni della stampa – anche se da fonte ufficiosa si apprende trattarsi di qualcosa nell’ordine dei 300 miliardi di euro.

Se Napoli è all’avanguardia in questo ambito lo si deve anche alla velocità mostrata nell’approntare le infrastrutture per l’erogazione del GNL in porto, come ha testimoniato Pietro Spirito, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale. “La realizzazione di un deposito che fungerà anche quale stazione di bunkeraggio è argomento in discussione regolare con le imprese e le istituzioni, stiamo andando nella direzione giusta per realizzarlo”.

I porti devono dare una risposta per lo stoccaggio del GNL in quanto siamo paese importatore. “L’italia ha un potenziale vantaggio nella prospettiva immediata, soprattutto nel traffico su gomma, da noi molto rilevante e di conseguenza impattante; questo è un punto di forza per pensare ad un mercato realmente attraibile. Ma dobbiamo essere più efficaci in termini esecutivi, sebbene sia comprensibile la difficoltà di mettere insieme tanti stakeholders; però non possiamo essere lenti, la scelta della location nei porti storici come lo sono la maggior parte di quelli nostrani è momento decisivo. La location lato terra diventa più efficiente piuttosto che uno small scale system galleggiante, anche per il collegamento al lato truck” ha precisato Spirito, rispondendo poi ad un quesito posto dall’armatore genovese Marco Novella che “non vi sarà nessun contributo; la concessione sarà equivalente alla durata dell’ammortamento, l’investimento si ripaga da solo”

Entrando a piedi uniti, Mikhail Likhacev, Direttore di Gazprom Gas-Engine Fuel, ha svelato le mosse strategiche nella mente di Putin, che intende alimentare a gas le sue flotte di camion, treni e aerei. Il colosso russo oggi detiene il 76% del mercato domestico, lasciando agli altri operatori un mero 24%. “Nel periodo 2015-2019 abbiamo costruito 85 stazioni CNG (cryo gas metano) per autotrazione, pari a un investimento di 17 miliardi di rubli, per un totale odierno di 309 stazioni.

Nel 2018 abbiamo prodotto 600 milioni metri cubi per autotrazione mentre sullo small scale sono solo 22.400 mila tonnellate. Nel 2016 abbiamo iniziato a produrre LNG, ma il rapporto quantitativo è di 1:20”.

Lo scorso 20 aprile Gazprom ha venduto le prime 26 tonnellate di LNG in una stazione a Mosca. “Abbiamo un piano per aprire 50 nuove stazione LNG GNC entro il 2021. Usiamo LNG anche nelle ferrovie, con 2 locomotori dotati di turbine a gas in Siberia, 1 di manovra a Mosca a metano. Entro il 2030 avremo 50 locomotori a metano in Russia nell’ambito di un programma approntato con le ferrovie statali RZD. Infine, stiamo facendo un revival di progetto di aereo a LNG vecchio di 30 anni” ha detto il rappresentante dell’impresa russa, affermando di volere entrare nel mercato con un partner italiano.

Nella sfilata di ‘pesi massimi’ del settore energetico interessati alla rivoluzione portata dal nuovo carburante, interessata anche all’impianto che verrà a Napoli, come pure ad altre operazioni analoghe a Brindisi ed a Oristano (dove già dispone di autorizzazione), è Edison, secondo player gas e primo LNG in Italia, il cui Senior Vice President Fabrizio Mattana ha svelato i piani di medio termine.

“Perché lo Small Scale è parte della nostra strategia? Perché è pietra miliare nella transizione energetica. Lo scorso anno abbiamo preso un contratto dagli USA per 1,4 miliardi. Stiamo anche facendo costruire due navi metaniere, una da 30.000 mc regolata da time charter party da parte dell’armatore norvegese Knutsen in Corea. E ci siamo impegnati a costruire un deposito costiero a Ravenna da 20mila mc, che sarà il primo in Italia, con la PIR (il cui presidente e titolare, Guido Ottolenghi, era presente a Napoli, insieme al numero due aziendale, Alessandro Gentile, ndr).

Noi diamo garanzie di presenza in tutta la filiera e la nostra competenza. Intendiamo coprire tutto il territorio nazionale perché fondamentale è essere prossimo al cliente” sono le fiere parole dichiarate da Mattana.

“Non siamo più una nicchia, essendo diffusi in tutti i continenti, anche se ogni paese ha proprie specificità e non esiste un modello unico di sviluppo. Ma non c’è solo il deposito costiero, che è pure fondamentale, come dimostra Gazprom che può fare nano-liquefazione, mentre noi di SNAM stiamo seguendo un progetto di microliquefazione” è l’esordio di Emanuele Gesù, Head of Small Scale LNG. “La scorsa settimana un progetto a me molto caro è stato inaugurato a Gibilterra; un piccolo rigassificatore che va ad alimentare la centrale elettrica locale. Non avrebbero fatto prima ad allacciarsi con pipeline dalla Spagna? Questa iniziativa dimostra quanti ci credono.

Dal nostro canto stiamo cercando da due anni di sviluppare nuovi business, con tre indirizzi: biometano, microliquefazione, stazioni LNG. Il tutto guidato da nostri pipeline; le altre forme provengono solo da gas fossile di importazione estera. Noi andremo a costruire un impianto di biometano in Sicilia, e faremo il primo treno tutto a metano in collaborazione con Trenitalia” ha concluso Gesù.

La necessità di investire sullo sviluppo delle infrastrutture per l’approvvigionamento di GNL è stata ribadita da Claudio Evangelisti, CEO di Higas, la società nata nel 2014 da un’iniziativa della Gas & Heat di Livorno insieme alla cooperativa CPL Concordia, cui poi si è aggiunta nel 2017 la compagnia armatoriale norvegese Stolt Nielsen Gas BV, che oggi detiene l’80% delle quote (lasciando ai due partner italiani il 10% ciascuno). La svolta è recente, quando nel 2018 la società scandinava ha coinvolto due colossi connazionali come la Golar di John Fredriksen e la Hoegh, le quali ora detengono entrambe il 22,5% della nuova società armatoriale Avenir LNG Ltd  (con sede a Bermuda), dove Stolt Nielsen ha il 45%, col residuo 10% sul mercato azionario di Oslo.

Come noto, Higas sta sviluppando per prima un interessante progetto pioneristico ad Oristano.

“Siamo il primo segnale che proviene dal mercato, del tutto autosostenuto, con nostra equity al 100% e nessuno supporto esterno” afferma orgoglioso Evangelisti, ribadendo l’importanza per l’Italia di creare una filiera effettiva e concreta nel gas naturale liquefatto.

“Il nostro progetto contempla 4 navi da 7.500 mc., la prima del genere prodotta in Cina che vedremo in Mediterraneo nella primavera 2020, e navi da 20.000 mc destinate a mercati diversi ma con un occhio di riguardo al bunkering e alle containership di ultima generazione.

Stiamo costruendo nella nostra fabbrica specializzata in Toscana 6 serbatoi da 1.500 mc ciascuno che verranno insediati sull’area (dove è previsto un raddoppio della capacità), fatti con doppio rivestimento: all’esterno calcestruzzo ed all’interno acciaio criogenico.

Prevediamo di partire con l’operatività nell’agosto 2020, per andare a servire vari clienti: industria, crociere, automotive, bunkering.

Non è un caso che il terminal, parte del progetto GAINN4MID, sia stato selezionato per il finanziamento dalla UE nell’ambito della call CEF 2017” ha concluso l’operatore livornese…” ha concluso l’operatore livornese, che non disdegna la possibilità di esportare il formato del progetto in continente. “La Sardegna sarà un territorio laboratorio ideale per la nostra sperimentazione.  Vorremmo trasferire l’idea in aree lontane dalla rete e distanti da linee metano”.

Tra gli altri primari attori convenuti alla kermesse napoletana OLT Offshore LNG Toscana, la quale a marzo di quest’anno ha avviato l’iter per attivare i servizi Small Scale LNG, con l’obiettivo di scaricare, a partire dal 2021, fino a 41 bettoline l’anno, ognuna con una lunghezza compresa tra i 90 e i 120 metri.

La società detiene la proprietà e la gestione commerciale del terminale galleggiante di rigassificazione FSRU Toscana, ormeggiato a 22 chilometri al largo delle coste tra Livorno e Pisa, connesso alla rete nazionale attraverso un gasdotto di 36.5 km realizzato e gestito da Snam Rete Gas (di cui: 29.5 km in mare, 5 km nel Canale Scolmatore e 2 km sulla terraferma), con capacità di rigassificazione a regime di 3,75 miliardi di m3 annui, equivalente al 4% del fabbisogno nazionale. Il rigassificatore offshore – che ha ottenuto lo scorso anno la Registrazione EMAS ed è riconosciuto come best practice per quanto dimostrato in termini di sostenibilità - sta lavorando a pieno regime, fornendo un contributo significativo alla sicurezza e diversificazione delle fonti di approvvigionamento, avendo ricevuto GNL da: Algeria, Camerun, Egitto, Guinea Equatoriale, Nigeria, Norvegia, Perù, Qatar, Trinidad e Tobago, Unione Europea oltre agli USA.

Infine, un Quaderno sul GNL con 5 step per la riduzione delle emissioni nei trasporti è stato presentato da FLC Freight Leaders Council, realizzato col supporto di Mirumir-ConferenzaGNL e l’ausilio di Assogasliquidi-Federchimica, WEC, REF-E, Conftrasporto, Anita, Assocostieri, Assarmatori, NGV Italy.

“I 2.000 camion alimentati a GNL che circolano in Italia dimostrano come gli operatori stiano già utilizzando tecnologie capaci di ridurre l’impatto ambientale delle proprie flotte, ma individuare e sostenere soluzioni efficienti per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti è una opportunità che governi e istituzioni non possono perdere. Per la logistica il GNL è una soluzione reale e immediatamente utilizzabile” ha dichiarato Massimo Marciani, Presidente FLC.

Il Quaderno è la prima pubblicazione in Italia rivolta a un pubblico più ampio degli addetti ai lavori. Nell’immediato sono i trasportatori e i camionisti i più interessati, già adesso può però essere letto anche da chi si occupa di trasporti marittimi, con l’arrivo di traghetti e navi da crociera a GNL, e presto dagli interessati di trasporti ferroviari e spaziali, dove si inizia ad usare metano liquido.

La diffusione del GNL è stata molto rapida negli ultimi anni, in particolare per il trasporto stradale pesante. Un segnale di interesse è la crescita rapidissima della rete delle stazioni di rifornimento (erano 38 a fine 2018 ma ci sono già nuove inaugurazioni) e le manifestazioni di interesse per sviluppare nuove infrastrutture nelle aree portuali per servire le prime navi che stanno navigando nei nostri mari. Trasformare in forma liquefatta il gas significa sottoporre il metano alla temperatura di -161 gradi centigradi così da ridurre di oltre 600 volte (a pressione atmosferica) il volume, con considerevoli vantaggi in termini di ingombro e trasportabilità. La sua applicazione nei trasporti permette di abbattere fino al 15% di CO2 rispetto ai carburanti tradizionali, dimezzare gli ossidi di azoto e annullare le emissioni di particolato e di ossidi di zolfo. Un vantaggio nel trasporto marittimo, poiché in alcune aree navigabili le norme internazionali impongono limiti al tenore di zolfo nei combustibili, i cui livelli andranno a inasprirsi dal 2020. Anche la sostenibilità economica del GNL è un aspetto incoraggiante per gli operatori, visto che il gas liquefatto costa il 43% in meno del gasolio (dati 2017) al netto del rimborso dell’accisa previsto.

 

Angelo Scorza

TAG : Gas
Stampa