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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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08/12/18 10:47

Buon viaggio estremo, caro Zio Aldo

La dipartita del pioniere in Italia del ‘cruise-ferry concept’ lascia un vuoto probabilmente incolmabile nell’armamento tricolore

Cominciavamo quasi a ritenere che Aldo Grimaldi fosse immortale, tanto che – può sembrare strano, ma dovete crederlo – quando in redazione è giunta la triste notizia, non c’era alcun ‘coccodrillo’ pronto per lui.

Quasi una mossa scaramantica la nostra – che certamente non gli sarebbe dispiaciuta, vista la sua matrice partenopea - quella di non ‘portarsi avanti col lavoro’ come viceversa si fa normalmente con personaggi di cotanto calibro, quando giungono ad una certa età; chiamateli normali ‘trucchi editoriali’…

Certo, alcune avvisaglie c’erano eccome.

La figlia più piccola (e indubbiamente prediletta), che faceva da perfetta trait d’union, ci aveva informato che da qualche tempo Papà non andava più così spesso in ufficio tutte le mattine, così come aveva continuato a fare ancora nell’ultimo decennio di vita, la parentesi finale della sua lunga carriera armatoriale durata ben 7 decenni, iniziata nel 2009 con la svolta della cessione ai fondi finanziari di Grandi Navi Veloci, anticamera di un epilogo che aveva preparato a puntino: senza smettere di fare l’armatore - perché mai avrebbe potuto trascurare il suo mestiere naturale - Aldo Grimaldi si era infatti trasformato da operatore a mero proprietario, fondando la GH Grimaldi Holding.

Proprio un nostro articolo di commento a questa notizia rilevante, interpretata in maniera un po’ scanzonata (ma, confidiamo, mai irriverente), gli aveva attirato la nostra simpatia, certificata da una lettera aperta e siglata di proprio pugno dal Cavaliere del Lavoro, che custodiamo con malcelato orgoglio, crediamo giustificato.

Pochissime ma meditate parole, perché certo era uomo loquace ma che non parlava mai a vanvera.

Ed in quella lettera aveva confessato che mai avrebbe abdicato – come da noi preconizzato – alla sua professione naturale: “Amo le navi perché sono esseri perfetti e palpitanti come delle belle donne, ma più governabili”.

E in quella circostanza Grimaldi, già quasi 90enne, aveva ‘sdoganato’ con la ironica simpatia e la spontanea bonomia che tutti gli riconoscevano la nostra presunzione di avvicinarci a lui quasi come dei parenti acquisiti, dei nipotini in pectore, in virtù della sua frequentazione che il mestiere di ‘scrivano dello shipping’ ci aveva consentito per anni.

“Lo Zio Aldo lavora con estrema gioia ed è felice quando può ordinare nuove navi… Caro nipote Angelo, amiamo il nostro lavoro che ci mantiene giovani e gagliardi e sempre all’attacco” terminava la missiva recapitataci per posta normale, come si usava una volta dai gentiluomini.

E di offensive ne ha combattute tante Aldo Grimaldi, chiamato dai colleghi anche a guidarli nella casa comune di Confitarma ai tempi decisivi in cui si giocava la sopravvivenza della flotta italiana; non a caso fu proprio lui nel 1997 a concepire la proposta di Registro Internazionale, poi ratificata dal ministro dei trasporti Burlando nel 1998, cui ancora oggi si deve il salvataggio del tonnellaggio tricolore, destinato senza quel provvedimento a rotolare verso l’inevitabile estinzione.

Tra le guerre, alcune quasi di religione, combattute dal coraggioso e sanguigno Generale Grimaldi, si ricordano quelle contro la flotta pubblica di traghetti Tirrenia, comandata dal suo contraltare Franco Pecorini, targato Finmare; e l’altra, condotta quasi in parallelo – che per un certo periodo a cavallo del secolo infiammò anche le pagine della stampa (specializzata e non) a suon di manifesti di principi ideologici esposti su intere pagine comperate – guerreggiata contro il collega ma acerrimo rivale, l’emergente Vincenzo Onorato.

Quasi ci sembra di sentire ancora echeggiare questa chiosa della lettera, declamata con la sua voce roca e graffiante, tuonata come quando l’enfasi lo portava ad alzare il timbro, ma senza mai perdere il self control, come quando nel 2004 scese dal portellone del suo cruise-ferry per dialogare e negoziare coi lavoratori dimostranti in banchina, pronti a fermare le normali operazioni in banchina.

Una frase, quella finale, che racchiude tutto il personaggio, mai chiuso a difendere il risultato acquisito ma invece sempre pronto a rimettersi in gioco, a ideare qualche altra soluzione innovativa per fare progredire lo shipping mondiale; come quando si inventò la tecnica di ‘jumboizzare’ le navi quando ancora erano semi-nuove, tagliarle a metà, inserire una sezione ed ottenere, in tempi rapidi e magari anche usufruendo di qualche contributo pubblico per il rinnovo del naviglio, una capacità di carico maggiore. Che Genio! E che uomo semplice, come solo i Grandi sanno essere.

Solo pochissimi giorni fa, Alessandra Grimaldi – sempre puntualmente prima a rivolgere alla stampa i tradizionali auguri natalizi, denotando la stessa classe ed eleganza innata trasmessagli dal Papà – ci aveva fatto, ancora una volta, da portavoce per contraccambiare l’augurio di buone feste al suo genitore.

Chi avrebbe immaginato, quel giorno, che se ne sarebbe andato solo 48 ore dopo?

E dunque, quando il traguardo del secolo di vita non era poi così lontano, Aldo Grimaldi se ne è andato.

Immaginiamo che il suo ultimo viaggio sarà a bordo di una di quelle lussuose unità da trasporto;  quasi un ossimoro coniugare passeggeri e merci in un tutto armonico, ma d’altronde è stato lui il primo ad ‘importare’ in Italia qualcosa che aveva visto nelle gelide acque del Mar Baltico e che aveva affinato nel concept, con la complicità del coevo e altrettanto geniale Arch. Giuseppe de Jorio, sino ad adattarlo al gusto italiano, indiscusso leader di stile a livello globale.

E sarà certamente una Nave Grande e Veloce a trasferire le spoglie mortali di un uomo che ha fatto la storia dello shipping in Italia.

Inutile cercare di raccogliere in un banale articolo tutto quello che il Grimaldi genovese – per distinguerlo dal fratello Guido, rimasto a Napoli, e con cui aveva condiviso il timone del gruppo armatoriale di famiglia sino al 1997 – ha combinato in circa 70 anni di attività.

Questa estenuante attività di riepilogo, che per quanto accurata non potrà mai essere esaustiva di tutto quanto ha ‘combinato’, la lasciamo volentieri alle cronache ufficiali sintetizzate dagli uffici stampa, a questo compito deputati; loro sì che il coccodrillo lo avevano bello e pronto…

Molto più esplicativo di tante parole che potrebbero suonare ovvie e ridondanti ci sembra affidarne il ricordo ad una carrellata di immagini, che certamente parlano da sole.

Buon viaggio estremo, caro Zio Aldo!

 

Angelo Scorza

TAG : obituary
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