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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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21/01/08 21:39

Barbaro, il partner ideale per ogni armatore, ora non ama piu' la Borsa

Ferve l’attivita' lungo i fiumi russi per un armatore specializzato nelle alleanze di successo che ha attraversato (quasi) tutti i filoni merceologici dello shipping. No secco alla quotazione

E’ ancora la Russia a tenere caldo – di questa stagione… - il cuore della PB Tankers, la compagnia armatoriale della famiglia di origine siciliana Barbaro, che ha investito molto nel paese piu' vasto d’Europa, riuscendo a rompere, tra le prime, il tradizionale protezionismo russo, grazie ad una fantasiosa iniziativa imprenditoriale che oggi vede le cisterne fluviali dai nomi italiani percorrere le principali vie d’acqua interne. Sotto Natale e' avvenuto il varo dell’ultima river-sea tanker Doride da 6.000 dwt, costruita dal cantiere Krasnoe Sormovo di Nizhny Novgorod. Una moderna unita' che si affianchera' a breve a quelle gia' in esercizio, il cui filone e' stato inaugurato dalla Elettra e proseguito con la Climene.
Ma la Russia e' solo l’ultimo brillante episodio di una articolata epopea armatoriale che parte da lontano – le radici dell’azienda affondano a due secoli fa - e che ripercorriamo con il Presidente, Gianni Barbaro e con la figlia ed amministratore delegato, Federica, durante una chiacchierata nella graziosa villa romana che e' quartier generale del Gruppo, a due passi da Villa Borghese.

Roma – “La nostra storia inizia dal trisavolo Marcello Barbaro con la nave Silenzio, iscritta al Registro Navale Italiano col numero 2” esordisce Gianni Barbaro spolverando i ricordi nell’album di famiglia. “Poi il figlio Pietro, di professione comandante, forma il nucleo embrionale della societa', di cui successivamente prende le redini mio nonno Alfredo (lo stesso nome del fratello maggiore di Gianni ndr). Successivamente entra in scena mio papa' Pietro, che fa prevalentemente l’agente marittimo, fondando la Pietro Barbaro SpA a Palermo”.
Ed e' dallo spirito d’iniziativa dei figli di quest’ultimo, Gianni e Alfredo, i quali negli anni ’70 iniziano a noleggiare ed a comperare navi per il carico secco, prevalentemente per il trasporti di fertilizzanti dalla Sicilia, che prende avvio la storia moderna di un’azienda sempre caratterizzatasi per le innumerevoli partnership formate, a partire da quella con Coe & Clerici per formare la Somocar, le famose navi col ‘Cavalletto’ (un singolare impianto di caricazione) sul boccaporto e poi, sempre con lo stesso armatore genovese, in Bulkitalia.
Dopodiche' inizia l’epoca del trasporto di olii combustibili, favorita dall’acquisto di alcune navi a meta' anni ’70. Ed e' ancora da un’alleanza con Coe & Clerici per rilevare la Fluvio Padana da Pianura che prende le mosse l’attivita' nei carichi fluviali, successivamente sostituendo il socio originale con Fagioli, con cui si dara' luogo alla Finaval. “Trasportavamo tutto cio' che si muoveva sul Po (rinfuse liquide, gas, combustibili, rinfuse secche) con un’articolata flotta di navi, chiatte e spintori” ricorda l’armatore siciliano.
Quindi e' la volta dell’alleanza con il collega napoletano Ievoli (Marnavi) a formare la Novamar.
“Ma ve ne sono state tante altre” precisa Barbaro, che quasi trova difficolta' a pescare le tracce di tutte le collaborazioni intraprese, datone il cospicuo numero. “Come la Petrotank con la F.lli D’Amico, Rosina, Ferruzzi e Almare, dalla quale scaturisce la prima nave Aframax a doppio scafo realizzata in Europa, costruita alla Fincantieri di Ancona, la Isola Blu (successivamente ceduta alla Premuda), prima di una stirpe di otto navi con prerogative inedite. Per non parlare di quella con D’Alesio, armatore labronico col quale viene gestito in comune il cantiere Bottelli di Livorno e vengono realizzate 4 gasiere (di cui una in Giappone)”.
Ma Barbaro e' stato socio anche di Gigi Cattaruzza e del petroliere romano Sensi in una ATI (Associazione Temporanea di Impresa), che operava congiuntamente depositi di olio a Crotone.
“Sono sempre andato d’accordo con tutti, anche con gli stranieri, come dimostra il pool Seachem formato con la Ceres di Livanos (entrato col 33% ed ora proprietario in toto ndr) e con i tedeschi di Ahrienkel. Ed ho sempre avuto la fiducia dei miei soci, il che mi ha permesso di lavorare senza la pressione di dover portare risultati, che percio' venivano da soli”.
Oggi, forse, non e' piu' tempo di joint ventures. “E’ un tipo di opportunita' che vale solo per qualcosa nello spot sul trading” conferma l’armatore, che nella sua carriera ha ordinato decine di navi: “ne ricordo a memoria almeno 60, ma potrei sbagliare per difetto…”.
Su un fatto Barbaro, che ama disquisire in maniera pacata intervallando il racconto con gustosi episodi, si irrigidisce lievemente, diventando piu' categorico: la quotazione. “Abbiamo rifiutato la Borsa gia' all’inizio di quest’anno quando tutto era pronto, perche' crediamo non dia grande valore aggiunto al nostro settore” afferma lanciando un originale messaggio all’ipotetico ‘investitore-tipo’: “Che ne sapete voi del nostro business molto ‘secretato’ cosi da potervi garantire risparmi ben investiti nel medio-lungo periodo? Siccome non vorrei io stesso soffrire al posto del risparmiatore ne' fare il gioco delle banche, che fanno prevalentemente i loro interessi cercando di racimolare commissioni, meglio lasciare perdere”.
Un messaggio ben chiaro al settore finanziario che – senza andare troppo lontano – vive fisicamente molto da vicino la realta' di Barbaro, visto che la Norship (joint venture formata in Italia tre anni fa dal Gruppo tedesco HSH Nordbank AG) e' inquilino al piano sottostante della stessa palazzina…
L’ultima novita', l’operazione Russia, e' senz’alto molto stimolante per Barbaro che afferma, evidentemente senza tema di smentita ed a costo di sembrare troppo self-confident. “Siamo stati bravi, risultando la maggiore iniziativa di investimento in quel Paese da parte dell’Italia dopo la Merloni. D’altronde coi russi lavoriamo da una vita. Siamo partiti da una chiatta e abbiamo fatto un contratto di medio periodo con una major company. D’altronde l’esperienza maturata sul Po ci ha permesso di fare le prove in scala, quasi come avere le barchette nella vasca! Oggi sui fiumi Don e Volga abbiamo sette navi e tre chiatte, oltre ad un’altra decina di navi in gestione in conto terzi.”
L’operazione vale un investimento da oltre 100 milioni di euro cofinanziato dalla BERS Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo. “All’uopo abbiamo comperato una societa' - la Prime Shipping, con sede a Samara - dalla Burren Oil, compagnia petrolifera quotata alla Borsa di Londra”.
Nel 2007 Barbaro ha fatturato circa 120 milioni di euro. “Quasi tutto viene da attivita' svolta all’estero, anche se abbiamo navi con la bandiera italiana. Da noi rimane l’attivita' di agenzia marittima svolta in Sicilia e dedita all’assistenza alle navi (anche da crociera), agenzia di viaggi e tour operator per incoming, seguita da mio fratello Alfredo e da mio nipote Peter, il quale che si occupa di finanza”. Dalla sede di Palermo il gruppo controlla anche un albergo alle Eolie.
Ed anche a Roma la nuova generazione dei Barbaro si sta facendo largo, guidata dalla agguerrita primogenita Federica, Amministratore Delegato che ormai da una decina d’anni collabora a condividere le strategie del padre, mentre la sorella minore Francesca Romana, dopo aver fatto per un quinquennio l’avvocato, sta ora effettuando un master in Ship Finance, ed e' peraltro gia' membro della Commissione Giovani Armatori.

Angelo Scorza

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