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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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12/09/18 09:16

Bacino galleggiante di Livorno, ancora un mese e mezzo alla piena riattivazione

Il presidente AdSP Corsini: “Invieremo le lettere di invito per la gara del compendio non appena pronta la documentazione”. Poerio non svela l’imminente divisione in seno al gruppo di Vitelli

Livorno - Ancora un mese e mezzo di attesa e poi il bacino galleggiante Mediterraneo del porto di Livorno sarà pienamente operativo. La struttura è ferma da due anni a seguito dell’incidente mortale occorso durante la manutenzione della nave oceanografica Urania.

Dopo il blocco della magistratura e varie controversie legali, l’armatore Sopromar – rappresentato su Livorno da Enrico Bonistalli – ha presentato un piano di demolizione della nave al ministero.

I lavori di taglio e trasporto del materiale che componeva la nave sono iniziati i primi di agosto e dovrebbero concludersi entro questa settimana; l’intervento è stato eseguito, per conto di Azimut Benetti, dalla Gestione Bacini mentre le attività di demolizione sono state affidate all’ATI composta da Ecoacciai e Despe, ed è costato finora ad Azimut 5 milioni.

Lo smaltimento dei rifiuti è stato invece gestito dalla Ecoflash di Livorno di Enrico Cafferata.

Una volta liberato il bacino dal relitto inizierà dunque la riparazione della platea e termineranno i lavori all’impiantistica elettrica, al momento eseguiti all’80% con la sostituzione di 9 km di cavi.

Serviranno poi le certificazioni per l’impianto elettrico e il rinnovo del certificato di classe RINA (previa verifica delle saldature della carena); il tempo complessivo per arrivare alla piena certificazione ed operatività è di un mese e mezzo, massimo due.

Adesso che eventuali vertenze sull’incidente dell’Urania non bloccano più il bacino e la nave è stata tagliata e rimossa, la gara per l’affidamento del comparto bacini (galleggiante, muratura e banchina 76) può ripartire. In tal senso il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale Stefano Corsini ha detto che farà partire le lettere di invito non appena sarà ultimata la documentazione, quindi anche prima dei 45 giorni per la prevista riparazione del galleggiante.

I tempi stringono anche perché Azimut Benetti ha da mettere in mare tre scafi da 108 metri.

Il primo di questi dovrebbe andare alle prove acquatiche a novembre; a seguire poi altri due vari per gennaio e aprile 2019. Essendo scafi superiori ai 50 metri, non è possibile utilizzare lo ship-lift in dotazione al cantiere, ma è necessario portarli sul bacino galleggiante e farlo poi immergere.

L’ingegner Pribaz dell’AdSP toscana ha anche spiegato che verrà installata una rampa in grado di superare il dislivello (in media 60 cm) tra la banchina e il bacino, quando questo è sottoposto al carico di una nave. Uno strumento in più per la sicurezza, la rampa, cui si aggiungerà il ripristino del ponte mobile e un percorso per raggiungere terra dalle murate laterali.

Lo stato dei lavori al bacino galleggiante è stato mostrato oggi alla stampa nel corso della riunione della conferenza permanente dei servizi.  Oltre al presidente Corsini con i dirigenti Claudio Vanni e Enrico Pribaz, erano presenti l’ex amministratore delegato di Azimut Benetti, Vincenzo Poerio, due rappresentanti della Capitaneria di Porto (i capitani di vascello Francesco Tomas e Nerio Busdraghi), Massimo Ricasoli dell’Agenzia delle Dogane, nonché Enrico Bonistalli in rappresentanza di Sopromar. In platea a seguire i lavori di smaltimento dei rifiuti anche l’amministratore unico di Ecoflash, Enrico Cafferata.

Gianmaria Frati

Poerio non svela l’imminente divisione in seno al gruppo di Vitelli

Vincenzo Poerio, ormai ex amministratore delegato di Azimut Benetti, non ha voluto anticipare le scelte societarie che saranno prese dal nuovo management, costituito da Franco Fusignani e Christos Ramnialis.

Il futuro della società sarà infatti tratteggiato nel corso di una conferenza stampa a margine dello Yachting Festival di Cannes. In attesa delle dichiarazioni ufficiali è però già emerso che il claim della futura Azimut-Benetti sarà “7 brands 1 company”.

Le sette aziende sotto una unica direzione sono Azimut, Benetti, Yachtique, Fraser Yachts, Lusben, Marina di Varazze, Royal Yacht Club Moscow.

Il gruppo, guidato da Paolo e Giovanna Vitelli, chiude l’esercizio con un valore della produzione stimato a 850 milioni di euro (+18% a cambi costanti rispetto all’anno precedente) e un Ebitda Adjusted pari a 50 milioni di euro. Le commesse – nel segmento tra i 24 e i 40 metri - sono 68.

Forte l’impegno anche nel settore dei servizi finanziari (con una società di diritto maltese per il leasing delle navi) e nel brokeraggio (con Fraser Yachts).

Nel prossimo triennio 2019-2021 saranno investiti 122 milioni di euro, di cui 28 in capacità produttiva e i restanti 94 in rinnovo gamma, relativi allo sviluppo di 10 modelli Azimut Yachts e 7 Benetti.

Per quanto concerne la vociferata separazione tra Benetti e Azimut, Vitelli ha dichiarato nella nota stampa che verrà diffusa a breve: “Oggi più che mai considero la complementarità di Azimut Yachts e Benetti un asset irrinunciabile” e “Al contempo Azimut continuerà a crescere e a consolidare il suo posizionamento, facendo sì che la gamma complessiva del gruppo continui ad essere la più ampia e completa al mondo.”

                        

TAG : Cantieri
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