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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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09/10/18 18:19

Anche Hapag-Lloyd annuncia rincari delle tariffe in vista del 2020

Il liner tedesco segue l’esempio dei colleghi Maersk, MSC e CMA CGM con un nuovo bunker surcharge per coprire i maggiori costi legati al sulphur cap, pari a 1 miliardo di euro

Dal 1° gennaio 2020, come ormai arcinoto a tutti gli operatori del settore marittimo, entreranno in vigore le nuove regole stabilite dall’IMO che abbassano dall’attuale 3,5% allo 0,5% il tenore di zolfo consentito nelle emissioni delle navi.

La notizia buona è che “questa profonda trasformazione renderà tutta l’industria marittima più ‘green’”, quella meno buona, ovviamente, è che il carburante a basso contenuto di zolfo, “la soluzione chiave per rispettare le nuove norme, nonché quella più eco-sostenibile nel breve termine”, costa decisamente di più rispetto al bunker tradizionale.

A svolgere questa disamina della situazione è Hapag-Lloyd, liner tedesco che, seguendo l’esempio dei primi 3 armatori del mondo nel settore container, prima Maersk Line e poi MSC e CMA CGM, ha annunciato la prossima applicazione di un bunker surcharge per compensare i maggiori costi derivanti dall’acquisto di carburante low sulphur.

Nella sua nota il carrier anseatico chiarisce di “voler essere compliant” utilizzando proprio bunker a basso contenuto di zolfo, sostiene di accogliere con favore il cosiddetto sulphur cap stabilito dall’IMO, definito “un importante passo avanti nella definizione di standard uniformi di cui potranno beneficiare sia l’ambiente che le persone”, ma ricorda poi che “che la differenza di prezzo tra l’attuale high sulphur fuel oil (HSFO) e il low sulphur fuel oil (LSFO 0,5%) sarà di circa 250 dollari a tonnellata nel 2020”. Ne consegue che, durante i primi anni di applicazione della nuova regolamentazione internazionale, “Hapag-Lloyd stima i maggiori costi derivanti dall’utilizzo di carburante a basso contenuto di zolfo in circa 1 miliardo di euro”.

Costi che, anche se il liner tedesco non lo specifica chiaramente, verranno ribaltati sui clienti, come deciso anche dagli altri protagonisti del settore container.

La compagnia rivela infatti di aver messo a punto il nuovo meccanismo Marine Fuel Recovery (MFR). Lo schema, che sostituirà tutti gli altri bunker surcharge attualmente in vigore a partire dal 1° gennaio 2019 (anche se si precisa che l’applicazione sarà “progressiva”), “è stato sviluppato per consentire ai clienti di calcolare i costi legati al carburante in modo chiaro e facile e mettere bene in evidenza il maggior costo sostenuto dalla compagnia per l’utilizzo di bunker a basso contenuto di zolfo”.

L’MFR, il cui ammontare sarà indicato in modo ben distinto dal costo del nolo marittimo, porterà essere rivisto trimestralmente o mensilmente, nel caso in cui le fluttuazioni del prezzo del bunker dovessero superare i 45 dollari a tonnellata, e tenendo conto di vari aspetti legati anche alla tipologia di nave e alla rotta.

L’impatto delle nuove regolamentazioni IMO – si conclude la nota di Hpag Lloyd – inizierà a farsi sentire già a partire dal quarto trimestre 2019, perché le navi da quel momento dovranno cominciare a rifornirsi di bunker a basso tenore di zolfo, per poter essere compliant a partire dall’1 gennaio 2020”.

 

F.B.

 

TAG : container
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