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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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05/12/18 15:42

Anche Assarmatori vuole un fondo d’investimento etico per lo shipping italiano

Messina chiama a raccolta banche e investitori proponendo un modello di finanziamento basato sul “giusto profitto”

Stefano Messina

A pochi giorni di distanza dalla notizia che Confitarma stia in qualche modo studiando la possibilità di promuovere una piattaforma finanziaria per gestire i crediti in sofferenza dello shipping italiano, anche dall’associazione concorrente Assarmatori arriva l’auspicio che sorga in questo comparto “un Fondo di Debito Etico che supporti l’imprenditore nella continuità aziendale” e garantisca ai partner finanziari “un giusto profitto”. Lo si apprende da una nota di Assarmatori nella quale viene anche annunciato un laboratorio permanente per il confronto tra shipping e finanza.

“Tra le varie rivoluzioni cui è chiamata l’industria armatoriale post-crisi (specie in Italia) vi è un profondo ripensamento del proprio rapporto con il sistema finanziario. Il settore marittimo, infatti, è sempre meno compatibile con strutture di capitale rigide e sbilanciate sul credito bancario ma richiede capitali pazienti e partner finanziari ‘educati’ alle dinamiche settoriali, capaci di accompagnare l’impresa in tutte le fasi del ciclo, e non solo quando il mercato è in espansione” dicono da Assarmatori.

In questo contesto l’associazione intende istituire “un tavolo permanente di confronto tra industria marittima e finanza domestica e internazionale, con l’obbiettivo di aprire un dialogo aperto ed esplorare nuove forme di collaborazione, trasformando quella che a tutti gli effetti è un’emergenza in opportunità”. La definitiva composizione del tavolo di lavoro verrà annunciata nelle prossime settimane “ma l’auspicio – prosegue la nota - è quello di coinvolgere solo personalità di alto profilo, con idee concrete ed esperienze rilevanti nei rispettivi ambiti”.

Secondo Stefano Messina, presidente di Assarmatori, “è arrivato il momento di invertire la rotta ed esplorare fino in fondo le sinergie che possono derivare da una collaborazione, o per meglio dire da una reale integrazione, tra shipping e finanza, uscendo da una logica di sterile contrapposizione. Grazie a un’analisi preventiva costi-benefici è possibile immaginare un percorso di sviluppo, crescita e diversificazione che permetta agli armatori italiani di recuperare competitività eventualmente anche tramite la creazione di un Fondo di Debito Etico che supporti l’imprenditore nella continuità aziendale, e ai loro partner finanziari di trarre un giusto profitto”.

Solo nell’ultimo anno il deleverage a vario titolo delle banche italiane nei confronti di imprese armatoriali ha superato la soglia di 1 miliardo di dollari e una cifra analoga è ormai in rotta certa verso la dismissione. “Cifre che certificano la necessità impellente di individuare nuovi paradigmi, ottenibili soltanto da un’analisi onesta e puntuale dei trend in atto e portando esempi concreti, magari malnoti in Italia, e tuttavia potenzialmente applicabili” scrive ancora Asarmatori. “Ad esempio, i casi di ‘diversificazione di ritorno’, ovvero l’impiego di capitali privati provenienti dagli utili del comparto armatoriale (in particolare greco), confluiti in soggetti interessati a reinvestire sempre nello stesso settore, ma diversificando in termini di geografie e sub-settori. Oppure, restando alla stretta attualità italiana, la possibilità di gestire i crediti deteriorati e UTP delle banche italiane non su base opportunistica, bensì per il tramite di iniziative sistemiche e poli aggregativi che siano in grado di realizzare un concreto allineamento di interessi tra tutti gli stakeholders (banche, investitori, armatori, comunità locali, ecc.), preservando la rilevanza della flotta mercantile italiana nel mondo. Ma anche, in prospettiva, tenendo un occhio vigile sulle opportunità offerte dal mercato dei capitali, una volta che la crisi sarà finalmente alle spalle e la fisiologia patrimoniale e finanziaria del settore finalmente recuperate”.

N.C.

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