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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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15/01/15 18:41

Accuse giudiziarie per i vertici di T-Link

Oltre a Cimino e Bonanno (Cape) e al liquidatore Maniscalco, sarebbero accusati di bancarotta fraudolenta anche Costa e Contu mentre Romeo non ha ricevuto alcun avviso

Il Norman Atlantic, il traghetto incendiatosi a fine anno in Adriatico con un numero di vittime ancora da definire con certezza, è una nave che evidentemente non porta fortuna.

Il primo impiego del traghetto, infatti, col nome di Akeman Street, fu il noleggio (la nave era ed è di proprietà di Visemar di Navigazione) alla compagnia armatoriale T-Link, compagine che, controllata dal fondo di private equity Cape Regione Siciliana ma partecipata da primari operatori di settore quali Caronte&Tourist e Moby, alcuni anni fa tentò di inserirsi sul mercato dei collegamenti ro-pax fra Liguria e Sicilia. Impresa sfortunata, tanto che la società fu dichiarata fallita nel marzo 2012, con successivo avvio di inchiesta della Procura di Palermo.

Inchiesta che si sarebbe conclusa proprio in questi giorni con l’accusa di bancarotta fraudolenta notificata, secondo quanto riportato da diverse testate siciliane, a sei persone. Oltre al finanziere Simone Cimino, patron di Cape, al suo manager di fiducia Edoardo Bonanno e al liquidatore della compagnia Giovanni Maniscalco da essi nominato, accusato di aver distratto ai creditori il proprio onorario, ci sarebbero anche i vertici gestionali della società, nomi noti dell’imprenditoria e della finanza genovese: Stefano Costa, Luca Romeo (che di T-Link erano anche soci minoritari) e Onofrio Contu, revisore dei conti di T-Link per conto di PricewaterhouseCoopers e attuale segretario generale di Fondazione Carige. Romeo ha però chiarito a Ship2Shore che “né a me né al mio avvocato è mai arrivato alcun avviso”.

Secondo quanto emerso, tra i fatti contestati dalla Procura che avrebbero generato un esiziale buco finanziario da quasi 4 milioni di euro nei conti della società risulterebbe anche il noleggio delle navi ad un prezzo di noleggio valutato fuori mercato. Tutti gli indagati, riportano le note della stampa siciliana, riferendosi però presumibilmente solamente ai tre isolani, hanno negato qualsiasi responsabilità e respinto le accuse. Costa ha dichiarato al Secolo XIX “di non essere ancora stato raggiunto dalla notifica”, mentre Romeo, per sua ammissione non destinatario ad oggi di alcun provvedimento, ha voluto precisare che “T-Link fu fondata nell’aprile 2008, io rimisi tutte le deleghe dopo soli 8 mesi nel gennaio 2009. E nel 2010, con la nomina di Bonanno ad amministratore delegato, mentre tutti gli altri mantennero le cariche precedenti, io mi dimisi pure da consigliere, ritenendo che non ci fossero i margini per incidere su una gestione con cui non concordavo. Entrando nel merito, va ricordato poi come T-Link si trovò ad affrontare la concorrenza sleale di un competitor (GNV, nda) e come per questo motivo si rivolse all’Antitrust, ottenendo una pronuncia ad essa favorevole cui tale competitor dovette adeguarsi: il contesto quindi, più che di noli passivi troppo alti, era caratterizzato da noli attivi troppo bassi, altrimenti il competitor avrebbe potuto non adeguarsi”.

Non è chiaro, infine, a quali navi si faccia riferimento nell’accusa della Procura. Il Norman Atlantic, insieme alla gemella Watling Street, fu l’unità con cui T-Link, al dichiarato fine di ovviare a rate di noleggio ritenute eccessive, rimpiazzò nel febbraio 2010 (successivamente alla nomina di Bonanno ad AD) i traghetti fino ad allora usati, il Borja Dos di Balearia e il Maria Grazia On. di Moby. Di certo, tuttavia, ciò non sembra sufficiente ad alleggerire la cattiva fama di una nave, che, dopo la (dis)avventura di T-Link, fu protagonista (col nome di Scintu) dell’ancor più disastrosa impresa armatoriale della flotta sarda Saremar ideata dall’ex governatore dell’isola Ugo Cappellacci, prima dell’ultima ben più grave tragedia delle scorse settimane.

 

Andrea Moizo

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