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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/02/19 09:50

Tassazione dei dividendi: l’occasione per una corretta ottimizzazione fiscale

PKF Studio TCL analizza i benefici dell’uso della normativa transitoria

La Legge di Bilancio 2018 ha eliminato la differenza nel trattamento fiscale dei redditi derivanti da “partecipazioni qualificate” e non, detenute al di fuori del regime d’impresa da persone fisiche.

Storicamente il legislatore, in caso di dividendi e plusvalenze provenienti da “partecipazioni non qualificate”, garantiva un trattamento fiscale agevolato, in quanto equiparava la “partecipazione non qualificata” ad uno strumento di risparmio e di conseguenza prevedeva l’applicazione della ritenuta nella misura del 12,50%. Successivamente la normativa atta a disciplinare il trattamento fiscale di questi proventi finanziari ha subito un inasprimento nella tassazione portando gradualmente l’aliquota al 26% dal 1° luglio 2014.

Con questo incremento è venuto meno il vantaggio che ai possessori di “partecipazioni non qualificate” era riconosciuto dal legislatore rispetto ai possessori di partecipazioni qualificate, anzi l’effetto è stato contrario.

Infatti per quanto riguarda i proventi da “partecipazioni qualificate”, queste concorrevano alla determinazione del calcolo IRPEF, nell’ultimo periodo, nella misura del 58,14% (quindi erano soggette ad una tassazione massima di circa il 25% - precedentemente la tassazione era inferiore), la modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 ha imposto che per la distribuzione degli utili prodotti dal 2018, e per i periodi d’imposta successivi, venga applicata una ritenuta pari al 26%.

Allo scopo di introdurre gradualmente il nuovo regime impositivo, il legislatore ha stabilito un regime transitorio per le distribuzioni di dividendi, derivanti da “partecipazioni qualificate”, maturati prima del 31 dicembre 2017 e deliberate fino al 31 dicembre 2022. Il regime transitorio prevede un trattamento differenziato degli utili in relazione al periodo di formazione e al momento di distribuzione di quest’ultimi.

Si consideri che la nuova norma penalizzerà i contribuenti che non hanno altri redditi al di fuori di quelli di capitale perché non potranno più beneficiare delle detrazioni d’imposta e degli oneri deducibili, essendo tassati con imposta secca (sostitutiva del 26%).

Analogamente il contribuente non potrà più utilizzare le perdite di capitale riportate da precedenti esercizi, salvo che non intervenga qualche diversa disposizione al riguardo.

Si suggerisce pertanto di valutare la possibilità di distribuire i dividendi relativi a riserve formate con utili ante 31/12/2017 entro il 31/12/2022.

Infatti applicando la normativa transitoria la tassazione avverrà secondo le previgenti norme e pertanto i proventi concorreranno alla formazione del reddito complessivo nelle percentuali del 40% per gli utili maturati fino al 31 dicembre 2007, del 49.72% per gli utili prodotti dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2016 e del 58.14% per gli utili prodotti dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2017.

Il regime transitorio pertanto consente di beneficiare di una tassazione effettiva inferiore al 26%, e di utilizzare le detrazioni di imposta, gli oneri deducibili e le perdite riportabili.

 

Stefano Quaglia

PKF Studio TCL - Tax Consulting Legal

Genova – Milano

 

Nuovamente modificati i criteri per l’individuazione dei paesi “Black List”

Barbara Pollicina, partner di PKF Studio TCL, illustra le modalità del decreto Dlgs 142/18 con riferimento ai dividendi provenienti dall’estero

 

Il legislatore dopo l’abbandono delle “Black List” ha modificato per l’ennesima volta i criteri di selezione dei paesi a fiscalità privilegiata, che hanno effetto anche sulla tassazione dei dividendi, sui capital gain e sulla normativa CFC. Si raccomanda che, per i dividendi, provenienti da una società residente in un paese a fiscalità privilegiata, la tassazione è integrale.

Secondo la nuova normativa, in vigore dal 2019, un paese è considerato “Black List” se la tassazione effettiva degli utili della società partecipata, nel caso di partecipazioni di controllo, risulta inferiore al 50% rispetto alle imposte che sarebbero state liquidate, se la controllata avesse avuto sede in Italia: a tal proposito rilevano non solo l’aliquota fiscale, ma anche le modalità con cui viene determinata la base imponibile.

Per le partecipazioni diverse rispetto a quelle di controllo, il raffronto è effettuato solo con riguardo all’aliquota nominale del paese di provenienza, considerando per la tassazione italiana di riferimento la somma delle aliquote IRES ed IRAP. Ad esempio, per uno stato con aliquota ordinaria del 12% dovrà esser applicato il trattamento deteriore riservato alle partecipazioni di società localizzate nei paesi “Black List”.

Per disapplicare la tassazione integrale sono previste le seguenti esimenti: (i) il soggetto non residente deve svolgere un’attività economica effettiva, mediante l’impiego di personale e attività locali; (ii) il contribuente riesca a dimostrare che sin dal primo periodo di possesso della partecipazione, non siano stati localizzati i redditi in stati o territori a regime fiscale privilegiato.

Si raccomanda la massima attenzione nell’individuazione dei paesi “a fiscalità previlegiata” proprio per la continua modifica dei criteri di individuazione che di fatto è avvenuta ogni anno e il cui onere probatorio è a carico del contribuente.

 

Barbara Pollicina

PKF Studio TCL - Tax Consulting Legal

Genova – Milano

 

Finalmente confermate le deduzioni 2018 per gli autotrasportatori

 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noti gli importi spettanti agli autotrasportatori per le deduzioni forfettarie con riferimento al periodo d’imposta 2017. Nel comunicato n. 7 del Mef, datato 14 gennaio 2019, sono riportati gli importi per la deduzione forfettaria di spese non documentate relative a trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore (o dai soci di società di persone) oltre il comune in cui ha sede la società. La deduzione forfettaria di spese non documentate passa da 38 euro a 51 euro per i trasporti extracomunali.

Invece per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore (o dai soci di società di persone) all’interno del territorio comunale, in cui ha sede l’impresa, la deduzione risulta pari al 35 % dell’importo di cui sopra. La deduzione non spetta per i trasporti effettuati dai dipendenti né dalle società di capitali.

 

Attenzione: le spese di rappresentanza sono spesso oggetto di contenzioso

 

È sempre di attualità la tematica delle spese di rappresentanza, voce di bilancio su cui spesso si concentrano le attenzioni del fisco.

Le spese di rappresentanza possono esser sostenute per fini promozionali ad esempio per la divulgazione dell’attività svolta sul mercato, al fine di attrarre nuovi clienti e fidelizzare quelli precedentemente acquisiti oppure per lo sviluppo delle pubbliche relazioni, ossia per diffondere e consolidare l’immagine dell’impresa.

Per essere considerate spese di rappresentanza e non spese di pubblicità, è necessario che la cessione di beni e servizi non sia a prestazioni corrispettive, e avvenga a titolo gratuito.

Le spese di rappresentanza devono essere inerenti l’attività economica svolta e opportunamente documentate. Il costo sostenuto deve esser ragionevole e congruo rispetto la realtà aziendale e alle pratiche commerciali in uso nel settore di riferimento.

L’articolo 108 comma 2 del TUIR fissa i seguenti limiti alla deducibilità delle spese di rappresentanza:”

  • all'1,5 per cento dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;
  • allo 0,6 per cento dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;
  • allo 0,4 per cento dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni.” 

Per i lavoratori autonomi invece è l’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.

 

 

 

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