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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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02/12/19 09:37

Richiesta la disapplicazione delle leggi nazionali che prevedono proroghe alle concessioni demaniali marittime

Lo studio Pkf-TCL analizza le implicazioni derivanti dalla recente sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato con la sentenza numero 7874 del 18 novembre del 2019 chiarisce che devono essere disapplicate le leggi nazionali italiane che stabiliscono delle proroghe automatiche alle concessioni marittime demaniali, anche da parte dei comuni.

Nel caso di specie quindi deve essere disapplicata anche la proroga di 15 anni che era stata prevista dalla legge di Bilancio 2019, allo scopo di non violare le norme comunitarie che regolamentano la concorrenza.

Si consideri però che la concreta attuazione della sentenza si è scontrata con un problema burocratico: il consiglio di stato non potrà ordinare di fare una nuova gara fintantoché i comuni non avranno annullato gli atti con cui attuavano le proroghe automatiche.

Quindi se da un lato non si è ancora potuto concretamente indire una nuova gara, dall’altro la sentenza segna un punto di svolta, stabilendo la necessità di indire nuove gare per l’attribuzione delle concessioni demaniali marittime e ritenendo illegittimi gli atti amministrativi di proroga delle concessioni.

Nel caso di specie la sentenza ha ritenuto che la proroga ex legge delle concessioni demaniali aventi natura turistica non deve essere generalizzata, dovendosi la normativa nazionale sottostare alle regole europee in materia di indizione delle gare di appalto.

Ciononostante si sottolinea che la violazione della normativa europea non determina la nullità dell’atto amministrativo ma solo un vizio di legittimità, con la conseguente possibilità di proporre ricorso al giudice amministrativo nel termine di 60 giorni, decorso il quale il provvedimento diverrà non impugnabile.

 

Irene Angeletti

PKF Studio TCL - Genova Milano

 

Cessioni intra-UE: dal 2020 cambiano le prove da fornire

 

A norma dell’articolo 41, comma 1, D.L. 331/1993, le cessioni intracomunitarie sono operazioni non imponibili Iva, la tassazione avviene infatti nel Paese dello Stato UE di destinazione dei beni (applicazione del reverse charge) sempre che vengano rispettate alcune condizioni. Ovvero, che entrambi i soggetti coinvolti nell’operazione siano soggetti passivi Iva, che l’operazione sia onerosa e comporti il trasferimento della proprietà dei beni oggetto della stessa e vi sia l’effettivo trasferimento fisico della merce dal territorio dello Stato al territorio di un altro Paese UE.

In merito all’effettivo trasferimento della merce, la Direttiva 2006/112/CE, ha lasciato ampia discrezione al legislatore nazionale al fine di determinare quali fossero considerati validi documenti di prova da esibire per dimostrarne l’effettivo trasferimento fisico altro Stato UE. A tal proposito, sei segnala che la normativa italiana non contiene una specifica previsione in merito (nel corso degli anni l’Agenzia delle entrate si è espressa con vari documenti di prassi).

Ora la svolta: Il nuovo Regolamento di esecuzione UE 2018/1912, che decorrerà dal 01.01.2020 in tutti gli Stati membri, ha introdotto nel Regolamento UE 282/2011 l’articolo 45-bis.

Esso stabilisce quali sono le prove da esibire per dimostrare che i beni sono effettivamente trasportati o spediti dal Territorio di uno Stato membro ad un altro. Tali prove vengono suddivise in due gruppi.

Gruppo A:

documento o una lettera CMR firmata

polizza di carico;

fattura di trasporto aereo;

fattura emessa dallo spedizioniere.

Gruppo B:

polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti bancari attestanti il pagamento della spedizione o del trasporto dei beni;

documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, ad esempio un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione;

ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale stato membro.

Le prove da fornire sono diverse a seconda di chi effettua il trasporto (beni spediti o trasportati da venditore o da un terzo per suo conto oppure dall’acquirente o da un terzo per suo conto).

Per ogni caso vengono infatti richieste 1 o 2 prove appartenenti al gruppo A o al gruppo B sopra riportati.

In sostanza, rispetto alla situazione precedente, cambia poco o nulla, se non che viene dato un maggior ordine ed una maggiore sicurezza agli operatori del settore qualora adeguino le loro procedure in modo da fornire le prove necessarie.

 

Matteo Macciò

PKF Studio TCL - Genova Milano

 

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