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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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03/05/19 17:28

Requisiti e vantaggi delle PMI che innovano

PKF Studio TCL elenca i requisiti e i principali benefici riconosciuti alle piccole e medie imprese innovative iscritte nella sezione speciale del Registro Imprese

Il legislatore al fine di rafforzare la struttura imprenditoriale italiana ha individuato per le PMI innovative, con legge n.33 del 24 marzo 2015, i requisiti necessari ai fini dell’iscrizione nella sezione speciale del Registro Imprese, con lo scopo di estendere a queste ultime gli incentivi già previsti per le startup innovative.

I dati che emergono dal report 2018 dell’Osservatorio PMI innovative, a cura di Grant Thornton e dell’Università di Pisa, mostrano che sono meno di mille le aziende iscritte nella sezione speciale, la ragione? Spesso non vengono adeguatamente diffuse le agevolazioni previste per questa tipologia d’imprese, vanificando la portata agevolativa della norma.

Una PMI, per essere considerata innovativa, deve rispettare specifiche condizioni stabilite dalla legge; tra le principali ricordiamo che: i) non deve essere quotata sui mercati regolamentati; ii) l’ultimo bilancio d’esercizio deve essere stato sottoposto a certificazione da parte di un revisore legale dei conti; iii) il fatturato annuo deve essere compreso tra i 5 e i 50 milioni di euro; iv) ed il numero dei dipendenti non deve superare i 250. 

Il legislatore ha inoltre stabilito che, al fine di assumere la qualifica di PMI innovativa, è necessario che siano verificati almeno due dei seguenti requisiti: i) i costi legati all’attività di ricerca e sviluppo siano almeno pari al 3% del totale; ii) almeno un terzo del team sia composto da persone in possesso di una laurea magistrale o un quinto del team sia formato da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, con almeno tre anni di ricerca scientifica certificata; iii) possesso di almeno un brevetto industriale.

Le PMI innovative, così come le start-up innovative, non sono tenute al pagamento dei diritti dovuti in favore della Camere di Commercio, relativi agli adempimenti presso il Registro delle Imprese; possono usufruire di una disciplina societaria flessibile che le rende simili alle società per azioni (l’atto costitutivo delle PMI innovative create in forma di società a responsabilità limitata può prevedere categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto, nonché la possibilità di effettuare operazioni sulle proprie quote, di emettere strumenti finanziari partecipativi o di offrire al pubblico quote di capitale);  è consentito loro di remunerare il personale dipendente, gli amministratori con piani di incentivazione in equity, quali stock option e work for equity, senza che questi concorrano alla formazione del reddito imponibile dei percipienti. È stabilito anche che in caso di perdite sistematiche possano beneficiare di una moratoria di un anno per il ripianamento delle perdite superiori ad 1/3 ed inoltre per esse non è prevista l’applicazione della disciplina delle società di comodo.

Le PMI innovative che intendono ottenere un finanziamento bancario possono richiedere l’intervento a titolo gratuito del Fondo di Garanzia per le PMI (FGPMI), attraverso una procedura semplificata che non le espone ad ulteriori indagini e valutazioni del merito creditizio rispetto a quelle già effettuate dall’istituto di credito.

Con l’intento di sostenere lo sviluppo e la crescita economica, per le imprese che intendono investire in innovazione, sono attualmente in vigore una serie di agevolazioni fiscali, tra le quali ricordiamo: il credito d’imposta per le spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, il patent box, ossia un’esenzione parziale, nella misura del 50%, dei redditi generati dall’utilizzo di beni immateriali (brevetti industriali, software, know-how, disegni o modelli), l’iper ed il super ammortamento ed i voucher managers, ossia contributi a fondo perduto per l’acquisto di prestazioni consulenziali di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale.

Al fine di incentivare gli investimenti in PMI innovative, per l’anno 2019, sono state incrementate le aliquote delle detrazioni IRPEF e delle deduzioni IRES. Nello specifico per le persone fisiche è possibile beneficiare di una detrazione ai fini dell’IRPEF lorda pari al 40% della somma investita, viceversa per le persone giuridiche è prevista una deduzione dall’imponibile IRES, sempre nella misura del 40% dell’investimento.

La legge di bilancio 2019 ha previsto lo stanziamento di un fondo d’investimento pari ad 1 miliardo di euro, per supportare l’innovazione tecnologica e la filiera delle imprese innovative. Il nuovo fondo, gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP), opererà attraverso lo strumento del Venture Capital, andando a finanziare in modo selettivo le PMI innovative meritevoli.

Stefano Quaglia

Fabrizio Moscatelli

PKF Studio TCL - Tax Consulting Legal

Genova – Milano

Regime iva applicabile agli acquisti di scafi destinati alla realizzazione di imbarcazioni dedite alla navigazione “in alto mare”

Dato che le cessioni di navi sono non imponibili ex art 8 bis del DPR n. 633/1972, appare opportuno domandarsi se anche gli acquisti di scafi siano o meno da assoggettare al medesimo regime iva.

Nel capitolo 89 del Regolamento UE N. 1602/2018, relativo alla nomenclatura delle tariffe doganali, è riportato che: “le navi incomplete o non finite e gli scafi di navi, anche presentati smontati o non montati, nonché le navi complete smontate o non montate, sono da classificare, in caso di dubbio circa la specie delle navi cui si riferiscono, nella voce 8906”. Pertanto, la precedente equiparazione degli scafi alle navi, sotto il profilo della classificazione doganale e la prassi posta in essere dell’Amministrazione finanziaria dovrebbero permettere l’applicazione del regime di non imponibilità IVA di cui all’art. 8-bis comma 1 lett. a) del DPR 633/72 anche agli scafi destinati alla realizzazione di imbarcazioni per la navigazione in “alto mare” per il trasporto passeggeri o per finalità commerciali ed industriali.

Ricordiamo che in base alle risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate n. 2/2017 e n. 59/2017 una nave è considerata destinata alla navigazione in “alto mare” se, con riferimento all’anno precedente, ha effettuato più del 70% dei viaggi oltre le 12 miglia nautiche.

Pertanto, nel caso in esame, posto che la nave è in costruzione, sarà necessario una dichiarazione dell’armatore da cui risulti che, una volta ultimata, la nave sarà utilizzata per la navigazione “in alto mare”.

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